Sopravvivere agli anni ’50

Io non voglio figli, almeno per ora non desidero nessun figlio. 

Non voglio la responsabilità di un essere umano che un giorno penserà e condividerà con me le sue idee, non voglio avere la responsabilità di tutte le cose che un genitore si sobbarca. 

Non ho alcuna intenzione di spendere ore della mia vita a guardare saggi scolastici, perché ammettiamolo i genitori dovrebbero essere pagati per vedere certe cose. 

Vivo all’estero e non ho assolutamente voglia di assistere a ore e ore di spettacoli con bambini da tutto il mondo che recitano in inglese. 

È già tutto molto noioso nella lingua madre, ma una recita di Shakespeare in inglese mi farebbe solo venire voglia di annegare nell’alcool e far annegare i figli degli altri nel Gange. 

Le mie amiche mi hanno raccontato di un saggio di Natale della durata di tre ore, in cui bambini delle elementari si alternavano nella difficile arte dello xilofono. Tre ore di din-don-don, l’inferno me lo immagino così.

Non ho alcuna voglia di far parte di chat di mamme perché a quanto pare sono peggio delle riunioni di condominio. 

Sono una persona competitiva quindi alla prima gara campestre arriverei addobbata come una mamma dei telefilm.

I miei figli si vergognerebbero, mi odierebbero, diventerebbero dei drogati, io sarei la mamma dei drogati e non so se me la sento di vivere con questo senso di colpa! 

Comprerei da subito dei completini che li farebbero vergognare, li obbligherei ad andare in giro conciati come David Bowie e Cher nei loro periodi migliori e nessuno me lo perdonerebbe mai. 

Non ho la minima idea di come si fanno le divisioni in colonna, odio stare seduta e l’idea di costringere degli essere umani a fare i compiti mi riempie la bocca di vomito.


Quando arriva sera mi voglio sdraiare in divano, mangiare in divano, accarezzare il cane in divano e appena arriva mio marito adoro dire parolacce e bestemmie. 

Non riuscirei mai a crescere dei figli senza che questi mi sentano dire almeno una volta al giorno “ma che cazzo, porca troia, ma che cazzo”. 

Odio la religione, quindi se tornassimo a vivere a F.C i miei possibili figli sarebbero per sempre degli emarginati perché salterebbero il “sacro catechismo”. 

In India, invece, sarebbero considerati dei negretti senza Dio (gli indiani si considerano bianchi ndr.).

Odio cucinare, i miei figli sarebbero discendenti di una madre vegetariana, i loro amichetti non verrebbero mai a casa nostra, sarebbero dei bambini emarginati. 

Li crescerei come miei piccoli minions, nella certezza che loro sono loro e gli altri non sono un cazzo, la probabilità che i miei possibili figli diventino i nuovi Hitler è altissima. 

Sono incapace di mantenere una routine, li iscriverei a mille sport per poi convincerli che gli sport fanno cagare solo perché non ho più voglia di portarli, dunque la possibilità che diventino i nuovi Giuliano Ferrara è altissima.

Dimentico ogni cosa, continuamente, potrei dimenticare i bambini in macchina, a scuola, all’autogrill, al parco, e si sa, l’India è grande e non voglio correre questo rischio.

Last but not least io e mio marito siamo riusciti a far morire tutte le piante del nostro giardino, non per mancanza di pollice verde, semplicemente perché non gli abbiamo mai dato da bere, abbiamo chiuso la porta scorrevole a Ottobre e non l’abbiamo mai più aperta. Non affiderei neonati a gente del genere.

Alla fine, avere figli è una bella rottura di palle, una bella rottura che ti assumi se ti senti pronto a farlo, se hai voglia di farlo, non te lo devono imporre solo perché sei sposata da più di due minuti. Gli organi riproduttivi oggigiorno possono essere usati anche per soli fini di piacere, mica solo per quelli riproduttivi!

È come il cellulare, una volta si poteva usare solo per fare delle telefonate, adesso lo usi per mille motivi diversi.

Lo so che: “un figlio è un dono e bla bla bla, un giorno vedrai, lo vorrai quando diventi vecchia perché ti accorgerai che stai crepando da sola”, ma almeno sarà una mia scelta. 

E adesso parlo a voi italiani in India, noi expat ci vantiamo sempre di essere migliori, di essere diversi, di essere cent’anni avanti rispetto agli indiani, ma alla fine cadiamo sempre nelle vecchie trappole, negli stessi stereotipi, nelle solite lagne. 

Io i figli, per adesso non li voglio, eppure non mi sento meno donna delle altre, non mi sento peggiore delle altre e soprattutto, non mi sento meno felice solo perché a fine mese non dovrò sorbirmi il saggio di fine scuola!