Sopravvivere agli anni ’50

Io non voglio figli, almeno per ora non desidero nessun figlio. 

Non voglio la responsabilità di un essere umano che un giorno penserà e condividerà con me le sue idee, non voglio avere la responsabilità di tutte le cose che un genitore si sobbarca. 

Non ho alcuna intenzione di spendere ore della mia vita a guardare saggi scolastici, perché ammettiamolo i genitori dovrebbero essere pagati per vedere certe cose. 

Vivo all’estero e non ho assolutamente voglia di assistere a ore e ore di spettacoli con bambini da tutto il mondo che recitano in inglese. 

È già tutto molto noioso nella lingua madre, ma una recita di Shakespeare in inglese mi farebbe solo venire voglia di annegare nell’alcool e far annegare i figli degli altri nel Gange. 

Le mie amiche mi hanno raccontato di un saggio di Natale della durata di tre ore, in cui bambini delle elementari si alternavano nella difficile arte dello xilofono. Tre ore di din-don-don, l’inferno me lo immagino così.

Non ho alcuna voglia di far parte di chat di mamme perché a quanto pare sono peggio delle riunioni di condominio. 

Sono una persona competitiva quindi alla prima gara campestre arriverei addobbata come una mamma dei telefilm.

I miei figli si vergognerebbero, mi odierebbero, diventerebbero dei drogati, io sarei la mamma dei drogati e non so se me la sento di vivere con questo senso di colpa! 

Comprerei da subito dei completini che li farebbero vergognare, li obbligherei ad andare in giro conciati come David Bowie e Cher nei loro periodi migliori e nessuno me lo perdonerebbe mai. 

Non ho la minima idea di come si fanno le divisioni in colonna, odio stare seduta e l’idea di costringere degli essere umani a fare i compiti mi riempie la bocca di vomito.


Quando arriva sera mi voglio sdraiare in divano, mangiare in divano, accarezzare il cane in divano e appena arriva mio marito adoro dire parolacce e bestemmie. 

Non riuscirei mai a crescere dei figli senza che questi mi sentano dire almeno una volta al giorno “ma che cazzo, porca troia, ma che cazzo”. 

Odio la religione, quindi se tornassimo a vivere a F.C i miei possibili figli sarebbero per sempre degli emarginati perché salterebbero il “sacro catechismo”. 

In India, invece, sarebbero considerati dei negretti senza Dio (gli indiani si considerano bianchi ndr.).

Odio cucinare, i miei figli sarebbero discendenti di una madre vegetariana, i loro amichetti non verrebbero mai a casa nostra, sarebbero dei bambini emarginati. 

Li crescerei come miei piccoli minions, nella certezza che loro sono loro e gli altri non sono un cazzo, la probabilità che i miei possibili figli diventino i nuovi Hitler è altissima. 

Sono incapace di mantenere una routine, li iscriverei a mille sport per poi convincerli che gli sport fanno cagare solo perché non ho più voglia di portarli, dunque la possibilità che diventino i nuovi Giuliano Ferrara è altissima.

Dimentico ogni cosa, continuamente, potrei dimenticare i bambini in macchina, a scuola, all’autogrill, al parco, e si sa, l’India è grande e non voglio correre questo rischio.

Last but not least io e mio marito siamo riusciti a far morire tutte le piante del nostro giardino, non per mancanza di pollice verde, semplicemente perché non gli abbiamo mai dato da bere, abbiamo chiuso la porta scorrevole a Ottobre e non l’abbiamo mai più aperta. Non affiderei neonati a gente del genere.

Alla fine, avere figli è una bella rottura di palle, una bella rottura che ti assumi se ti senti pronto a farlo, se hai voglia di farlo, non te lo devono imporre solo perché sei sposata da più di due minuti. Gli organi riproduttivi oggigiorno possono essere usati anche per soli fini di piacere, mica solo per quelli riproduttivi!

È come il cellulare, una volta si poteva usare solo per fare delle telefonate, adesso lo usi per mille motivi diversi.

Lo so che: “un figlio è un dono e bla bla bla, un giorno vedrai, lo vorrai quando diventi vecchia perché ti accorgerai che stai crepando da sola”, ma almeno sarà una mia scelta. 

E adesso parlo a voi italiani in India, noi expat ci vantiamo sempre di essere migliori, di essere diversi, di essere cent’anni avanti rispetto agli indiani, ma alla fine cadiamo sempre nelle vecchie trappole, negli stessi stereotipi, nelle solite lagne. 

Io i figli, per adesso non li voglio, eppure non mi sento meno donna delle altre, non mi sento peggiore delle altre e soprattutto, non mi sento meno felice solo perché a fine mese non dovrò sorbirmi il saggio di fine scuola!

Indiani nel paese delle meraviglie

Siamo a cena con amici, uno di questi ha due figli teenager, io ho un problema con i teenagers, mi fanno un sacco di paura. C’è chi ha paura dei clown, chi ha paura dei fantasmi e chi ha paura dei teenager, io ho paura di tutti e tre! I due teens hanno una particolarità, X (il più grande) in realtà dal vivo sembra più piccolo di XX ( il più piccolo). Ieri sera li guardo e decido di far partire una scommessa silenziosa con l’ignaro marito: “secondo te chi è il più piccolo dei due?”, lui con boriosità mi risponde “ovvio, XX è più grande di X”. Sogghigno e lascio passare del tempo, occupo i minuti che mi separano da una vittoria schiacciante immaginando cosa avrei potuto comprarmi con l’incasso della mia vincita. Decido di umiliare pubblicamente mio marito e guardando XX urlo: “quindi X sei più grande di XX”, mio marito sbraita “ovvio che sì”, io mi pregusto la vittoria. Il teenagers mi guarda e mi dice “X è più grande di me perché io non sono X io sono XX”. Merda, ho confuso i nomi. Avete presenta Ally Mcbeal? Ecco, immaginatevi una scena alla Ally, mi sono sentita come lei, ero seduta a capo tavola, tutti mi guardavano ed io ho preso fuoco, autocombustione, le ceneri si sono sparse sulla sedia stile fenice di Harry Potter. Figura di merda, con dei teenagers. Continua a leggere

Il sesso in India non esiste

La mia paura più grande è sempre stata quella di finire in galera, magari ingiustamente. Il tirocinio al carcere minorile mi ha insegnato che io in galera non sopravvivrei neanche mezza giornata, non ho la faccia da bulla e non mi faccio amici tanto facilmente, inoltre sono anche magrolina. Detto questo, potete solo immaginare quanto mi metta ansia il pensiero di finire in galera in India. Una volta ho conosciuto un tizio che aveva passato otto ore della sua vita in una stazione di polizia solo perché sua moglie era stata insultata per aver indossato il bikini in piscina e lui aveva tentato di difenderla. Sì, è successo veramente, nella mia society fra l’altro. Per evitare rotture di palle, con gli indiani ricchi della mia society, io le provo tutte da un anno, attualmente dobbiamo far vivere il cane come un recluso, non può sostare in terrazzo perché se abbaia disturba la quiete della donna del piano terra. Poco importa se i bambini urlano come dei pazzi dalle 15 alle 21, ogni santo giorno. Sembra anche che per la deliziosa vecchietta non sia un problema l’inquinamento acustico provocato dagli automobilisti che suonano il clacson sempre a caso. No, a lei disturba solo il mio cane che abbaia una volta al giorno, quindi il cane si porta a fare la passeggiata e si tiene dentro casa, sia mai che la megera chiami la polizia. Io non vado in giro con vestiti scollati, non dico parolacce e non parlo con i miei vicini di casa indiani che neanche tanto velatamente mi odiano per partito preso! C’è una cosa che però mi inquieta sempre di più e non è la nuova legge che presto proibirà il consumo di carne di bufalo, ma è la censura televisiva che mi obbliga a guardare film e telefilm diretti ad un pubblico di ragazzini di quinta elementare.

Qua in India non si parla di sesso MAI, l’ho detto e stradetto, gli uomini quando mi incontrano non mi stringono la mano, si tengono a distanza, la maggior parte della gente si sposa senza neanche conoscersi e le brave ragazze sono quelle vergini (ahahahaaa… scusate). Da quando vivo in India penso di aver visto minimo 10 volte tutti gli Harry Potter, Jurassic Park e Karate Kid… film recentissimo insomma. Qua se vuoi vedere un film per intero devi essere sicuro che sia un film impossibile da censurare, che non ci siano scene di sesso o scene in cui la gente si droga, la violenza, invece, è ben accetta. Capite che non è sano, per una persona che si avvia tristemente ai 30 anni, guardare in loop cartoni animati o film anni 80, rischi di non uscire dal tunnel, rischi di sentirti male, rischi di avere terribili pensieri e terribili desideri.

Grande, triste verità.

Grande, triste verità.

Io ho bisogno dei miei film trash, ho bisogno di sentire un attore che con enfasi urla “bullshit” ho bisogno della volgarità e dio santo ho bisogno di vedere Pretty woman per intero.

Questa volta, però, a differenza delle altre volte non sono partita sprovveduta, per contrastate il dilagante “anni 80 movie per famiglie” ho riempito l’hard disk di film italiani anni ’80 tipo: Lino banfi negli anni di porcaputtena, Alvaro Vitali nelle sue più grandi performance, Renato Pozzetto con il suo “e la madonna” e l’immancabile Fantozzi. Naturalmente li guardo con parsimonia e ogni volta mi ripeto: “quelli che espatriano e iniziano ad odiare l’Italia guarda che gioie si perdono!”

La teoria del caos indiano

Sono tornata nella più grande democrazia del mondo, ci siamo, I’m in town!

Per spiegare il mio ritorno devo ricordare ai miei più recenti lettori un fatto importante: l’India è un paese che si regge sul caos, senza di esso qua cade tutta la baracca. Il caos non è solo la conseguenza di una nazione sovraffollata, il caos è una ricerca costante da parte degli indiani, loro vogliono il karma dalla loro parte e il caos dilagante.

Per esempio, vicino a casa mia hanno finalmente ultimato un bellissimo sottopassaggio, geniale perché è in un punto strategico e ti permette di non perdere tempo facendo un giro della madonna. Bene, non si sa per quale motivo il sottopassaggio ha una sola corsia, l’altra corsia non l’hanno ancora costruita. Qua la gente non ha tempo da perdere allora pensa bene di imboccare il sottopassaggio contromano… geniale perché la gente rimane imbottigliata nel sottopassaggio e quasi ti conveniva fare la strada più lunga! Li adoro.

L’india ti prepara al caos già dall’aeroporto. L’immigrazione di Mumbai grazie a dio è cambiata, però i piccoli genius hanno deciso che dividere indiani e non indiani era troppo ordinato, troppo fuori dagli schemi, quindi sono tornati alla vecchia fila mista, con indiani che si ammassano sopra di te, spingendo come dei pazzi. Amazing. Un tizio arabo all’immigrazione ha saltato tutta la fila, con l’approvazione di tutti, è arrivato davanti, ha deciso di scavalcare la transenna e mettersi direttamente per primo nella fila accanto. Nessuno ha contestato, io avrei voluto dirgli qualcosa ma le persone vicino a me gli sorridevano, magari era il fratello di Maometto e si sa i BIG non fanno la fila.

Terminata la ridicola farsa all’immigrazione mi avvio verso i bagagli. Il delirio. Un indiano ad un certo punto mi ha SCAVALCATA (lo giuro) per catapultarsi sul nastro e prendere il suo bagaglio quasi al volo. Io, basita, ho cercato di capire perché uno deve quasi ammazzarsi e ammazzare per prendere un bagaglio, l’unica spiegazione che mi sono data è che forse era Pablo Escobar e aveva qualcosa da nascondere. Fratello di Maometto e Pablo Escobar, insomma Mumbai è un aeroporto che pullula di persone importanti.

Finalmente riesco ad uscire dall’aeroporto e… e cosa? E niente, non c’era nessuno ad aspettarmi. Mio marito ormai si è indianizzato e la puntualità per lui è un concetto astratto, mi ha fatto aspettare 45 minuti come una babba. Io ero ferma, immobile, davanti ad una fila immensa di indiani che mi guardavano. Ad un certo punto un tipo ha spuzzato una roba contro le zanzare che ha sprigionato un fumo che non vedevo dalle registrazioni della caduta delle torri gemelle. In quel momento ho sorriso perché quando le cose iniziano così, a caso, io so che andranno bene. Perché in India ti può succedere di tutto e se in un giorno non succede niente vuol dire che presto succederà una catastrofe. Questo è il bello dell’India, per quanto tu lotti e ti sforzi lei ti ricorda sempre che può andare peggio, può succedere di tutto. Qual è il mio consiglio? State calmi, abbandonatevi alla dolce teoria del caos, mangiate e bevete senza pensare alla diarrea o alle intossicazioni alimentari. Se non ci pensate, se prendete tutto come viene vivrete più felici e in salute. Guardate gli indiani fanno impalcature con canne di bamboo e lavorano con i cavi elettrici a piedi nudi, vi sembrano spaventati? Macché! Dobbiamo imparare da loro, vivere felici, vivere sereni, vivere nel caos.

P.s Gli indiani non si limitano più a fissarmi e indicarmi, adesso mi ridono in faccia e mi salutano da distante come se fossi loro cugina! Li adoro, ma questo lo sapevate già.

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Triboeo!

“Per stamattina, invece, vi consigliamo di non alzarvi, di stare a letto con qualcuno, di fabbricarvi strumenti musicali e macchine da guerra.”

Mai ci fu frase più azzeccata, io oggi non mi dovevo alzare, stavo meglio a letto, a meditare sulla vita e sulle sue complessità, sul fatto che semo fatti pa triboeare, fadigare e triboeare, sempre e comunque!

Ieri PCLPLDCDNT è partito con due valige e un basso, un tatuaggio nuovo, tre bottiglie di grappa, una di vino e tre salami, due pacchi di bigoi da bassan e un sacco di altre cose. Lui non era felice ed io neanche. Sapete mie care amiche (le fashion blogger iniziano sempre così i loro discorsi) ieri notte sono stata sveglia a pensare al fatto che a maggio urlavo: “bastaaaaaa io torno in Italia e ritorno a settembreeeeeee” oppure “Giuliano bastaaaaaaaa ti odiooooo” e invece adesso mi sento quasi in colpa per la mia permanenza prolungata.

Quando leggevo gli articoli del frutto della passione pensavo: “cariiiiii, che belliiii, sembrano la mia famiglia, il loro figlio assomiglia a me da piccola… tutta oci” poi pensavo anche “oddio che dolce quando scrive di suo marito, che teneri, che amore, peccato che il terribile P. sia così poco amorevole”. Beh sapete cosa vi dico, il terribile P. mi manca, il bastardo! Si ah, perché finalmente per quasi un anno siamo riusciti a stare insieme quasi tutte le sere, e non succedeva da tre anni! Il maledetten si insinua nella tua vita, ti chiede di sposarlo con lo stesso tono che usa per chiederti se hai già fatto la spesa, se ne torna nella famigerata India e ti fa sentire anche la mancanza dell’appartamento in India, lo stesso appartamento che odi! Maledetten.

Oppure mi ricordo quando leggevo gli articoli di Vortoj e pensavo: “che amore il suo cane, tutto il contrario di Giuliano che se non lo controlli ogni secondo spacca tutto, che lo lasci in terrazzo e riesce a rientrare sfondando la zanzariera, che ti graffia come un pazzo, ma grazie a Dio spaventa gli indiani che mi fissano con sguardi equivoci”… si Giuliano è più stronzo mi me… e ce ne vuole! Beh, prima mi chiama P. e mi dice che Giuliano ha un eritema e io volevo prendere l’aereo portarlo dal veterinario e denunciare tutti quelli che non hanno monitorato giorno e notte il mio povero piccolo Giuly. Ah, per la cronaca, il povero e piccolo Giuly si è duplicato negli ultimi 18 giorni, è un vitello bianco che non ascolta nessuno.

Che vi devo dire cari amici miei, mi manca un po’ la vecchia vita, solo un po’ eh! Vedrete che mi riprenderò presto, fra poco inizio i miei lavori, e prego tutti i santi del mondo che Giuly non abbia niente. Semo nati pa triboeare, pa fare na vita che Dio soeo sa, pa tirare vanti e anca da vecioti!!!

P.s per chi negli ultimi tempi era con Giuliano vi ricordo che Giuliano è il cane e PCLPLDCDNT è la “persona che lavora per la ditta colpevole del nostro trasferimento”

P.p.s Messaggio per tutti i Santajiustinesi, Frattaroi, zente dal Cain, San dordi e anca i Arsegani leggete questo articolo di Lucy e poi ditemi se secondo voi la Emma del bar dea Emma non ha delle origini latine?!

 

Io sono meglio

Se c’è una cosa che agli indiani non manca, è il patriottismo. Loro amano la loro patria, la difendono sempre e ovviamente è la più bella di tutte. A me non disturba questo loro amore incondizionato, anzi spero che un giorno il loro grande amore li aiuterà a crescere e a far crescere l’India. Qui non è facile vivere ma di sicuro è un paese che ha tantissimo da offrire, anche perché l’India è così grande che prima o dopo qualcosa che ti piace lo trovi!

A volte però l’amore incondizionato per la patria fa dire agli indiani delle cose che non stanno né in cielo né in terra! Per esempio quando tu torni da un viaggio all’estero e gli racconti sognante tutte le belle cose che hai visto, loro subito si mettono ad elencare le cose belle che ha l’India… amore bello, non è una gara! Ti sto solo raccontando delle cose! Se ti dico che Amsterdam è sempre bella anche se fa freddo, non occorre che mi dici che anche nel nord dell’India fa freddo ed è bellissimo. Ti credo, ma Amsterdam è Amsterdam e l’India è l’India!

Loro amano rimarcare il loro amore, anche se ad Amsterdam non ci sono mai stati!

Ieri mattina PCLPLDCDNT è rimasto a casa finché io ero in orfanotrofio e si è imbattuto nella sua donna delle pulizie (DDP). C’è una premessa da fare, io e la DDP abbiamo un bel rapporto, ci stiamo simpatiche e faccio sempre finta di non vedere come lavora. Sappiamo tutte e due che questo rapporto di lavoro si interromperà a breve e lei sa benissimo che io so che la sua tecnica di pulizia è la famosissima “tecnica ad uccello” perché sorvola la polvere, la aggira e vola via. Una volta (circa a otto anni) ho provato ad usare questa tecnica con mia mamma… me ne ha dette così tante che non ci ho provato mai più. La DDP è cristiana ma segue le feste cristiane, induiste, mussulmane e anche quelle non religiose! Quindi invece di 8 volte al mese, molto spesso, viene solo 4 volte. Lei è così è uno spirito libero.

Ieri dopo tanto, lei e il terribile PCLPLDCDNT si sono incontrati. Lui gli ha raccontato del suo viaggio in Thailandia (si è stato in Thailandia settimana scorsa!) e lei non sopportando i tanti complimenti fatti a quel paese decise di correre ai ripari. Quando sono stata in Thai mi ha colpito subito il buon cibo, l’accoglienza delle persone e il fatto che non si vestissero tutti uguali e nessuno mi fissasse in maniera a dir poco spaventosa. Bona, lei invece se ne è saltata fuori dicendo che in Thailandia sono tutti neri (ma neri neri), il cibo fa abbastanza schifo e tutti ti vogliono imbrogliare sempre. Bah, sul fatto dei neri non mi sembra che gli indiani siano albini, anche se loro sono convintissimi di si. Il cibo va a gusti e si sa che “gusti xe gusti disse il gatto leccandose el cueo” però sul fatto che tutti ti vogliono sempre imbrogliare magari ci avrei pensato due volte prima di dirlo. Si perché non è che qua ci sia tanta farina da far ostie! Si inizia con il rickshaw driver che ti chiede cifre spropositate solo perché non sei indiano, si continua con i tipi delle bancarelle che cambiano il prezzo in base a quanto bene parli l’hindi e concludo con te mia cara DDP che con la tua pulizia ad uccello ogni volta mi sbalordisci! La cosa che più mi fa innervosire è che noi la trattiamo non bene di più! Se fosse in una famiglia indiana e provasse solo a dire “domani sto a casa perché è la festa del governo” penso che la sbatterebbero fuori in men che non si dica, ma noi siamo buoni e lei mi sta simpatica.

Ovviamente lei non è l’unica che fa affermazioni a dir poco azzardate, c’è sempre la fatidica frase. La “fatidica frase” è una frase che ben due indiani mi hanno detto in una conversazione, ora ve la riporto precisa precisa e ditemi voi se ci trovate un senso!

Una delle cose che mi manca dell’Italia è che, in un’ora di macchina ero al mare e in un’ora ero in montagna… certo il mare non era come quello della Sardegna ma per passare una giornata in tranquillità andava più che bene. Qui in India tutto è più distante, noi non abbiamo il driver personale e dopo una certa ora guidare qui diventa pericoloso e io non voglio che mio marito guidi per tanto tempo di notte. Bona. Ho fatto questo discorso a due indiane diverse, in due momenti diversi perché mi avevano chiesto delle cose dell’Italia. Finito il discorso entrambe mi dissero: “beh anche qui abbiamo posti meravigliosi, pensati a solo sei o sette ore di macchina da qua c’è questa bellissima spiaggia oppure a sole otto ore di macchina puoi andare in questa bellissima montagna”.

….

Fai sul serio? Otto ore? Otto ore indiane che si possono tranquillamente trasformare in 10 ore! Non metto in dubbio la bellezza dei paesaggi, lo so che in India c’è moltissimo da vedere ma io ti sto parlando di un’ora di macchina in una strada normale con la gente che non suona il clacson a caso e tu mi proponi otto ore di macchina in un paese in cui abbaglianti e clacson sono un must intramontabile! Voi siete riusciti a capire perché? Io no. Non sto qua a raccontare quando “qualcuno” (era un indiano ma ho cancellato dalla mia mente chi fosse) disse che il cibo italiano non sapeva di niente, in quel momento mi si è oscurata la vista… forse a causa delle troppe spezie!

Detto questo, io credo che un po’ di sano patriottismo faccia sempre bene (senza esagerare), forse dovremmo iniziare anche noi ad amare il nostro paese tanto quando gli indiani amano l’India. Chi lo sa, magari ne esce qualcosa di buono!

 

P.s PCLPLDCDNT = persona che lavora per la ditta colpevole del nostro trasferimento.

P.p.s forse ho scoperto chi lascia le cacche di cane in giardino.

P.p.p.s la guerra è iniziata.

La sfiga del pre

Mi sono così concentrata per far notare le differenze fra turisti ed expat che non mi sono mai accorta di quante cose in realtà ci accomunano. Per esempio siamo tutti esseri umani, a volte (in India) ci ammaliamo mangiando nei ristoranti fighi e non ci ammaliamo nei ristoranti luridi e tutti quanti siamo soggetti alla sfiga del pre-partenza.

La sfiga pre-partenza si insinua nella tua vita come una vigliacca, ti osserva nei giorni che precedono la partenza, si assicura di trovare un punto debole nella tua organizzazione e, solo in quel momento, attacca senza pietà. Tu come una scema devi solo subire. La sfiga si può manifestare in molte forme, per esempio: ti puoi ammalare giusto prima di partire, ti si spacca la valigia la notte prima della partenza, si rompe lo shampoo che avevi messo in valigia e macchia tutti i vestiti… e via così… è terribile e ti casa un’ansia non da poco. La sfiga si può presentare il giorno prima o settimane prima… non ha tempo ne età! Per esempio tu progetti di andare al mare e sbam una settimana prima cadi dalla bici ti fai una bella cicatrice e la dottoressa ti dice di non prendere il sole, decidi di andare in montagna e sbam una settimana prima si ammala tutta la famiglia. Mi ricordo ancora l’ultima settimana bianca in famiglia, io ero in quarta elementare e mia sorella faceva la seconda. Premetto che mia sorella da piccola non è mai stata un angelo, si lagnava e rognava come pochi da sana figuriamoci da ammalata, la settimana bianca in montagna era un rito che ormai si protraeva da anni e quello sarebbe stato l’ultimo anno con il maledetto maestro di scii. La settimana bianca iniziò con qualche giorno di ritardo perché io mi ero ammalata. Il giorno della partenza non ero ancora guarita del tutto ma stavo benone… in macchina succede il patatrac mia sorella inizia a sentirsi male. Immaginatevi ore e ore di strada con una che lagna sul sedile dietro… un inferno. Arriviamo alla casa in montagna e mia sorella ha la febbre, dopo appena qualche giorno si ammala anche Sultano. Alla fine della settimana siamo tornati tutti a casa e avevamo sciato solo un giorno… rabbiosi come pochi.

La sfiga si attacca a te e non molla è inutile che tu ti guardi intorno, che ti prepari, pianifichi o elabori vie di fuga, se lei ti vuole non c’è niente da fare. Per esempio io sto preparando il mio ritorno in Italia e sono stata attenta a tutto: non mangio cose troppo strane perché non voglio ammalarmi prima di tornare (o sulla strada del ritorno), sto attenta per strada, sto attenta a non tagliarmi, sto attenta a mio marito e grazie a Dio abbiamo trovato una bella fattoria in cui possiamo lasciare il cane finché noi siamo in Italia. Bene, sabato sera Giuliano (il cane) si frattura una gamba. Stava giocando, cade male e inizia a piangere con un pazzo, io urlavo come una pazza PCLPLDCDNT cercava di calmarci senza successo. Maledizione e porca di quella vacca (scusate indiani) ma veramente? Veramente si doveva fratturare una gamba adesso? Cioè sfiga, mia cara amica di viaggi, ma non eravamo apposto? Non hai già fatto anche troppo per me? Evidentemente no. E cosa posso farci io? Niente, sopporto in silenzio e ringrazio il cielo perché nella fattoria in cui andrà, in teoria, c’è un veterinario che può seguirlo.

Ma la sfiga pre-partenza non è l’unico “kind of sfiga” che ci accomuna tutti, non dimentichiamo la sfiga pre-serata/giornata che aspettavi da tempo. Questa è un must intramontabile, ti prepari per una serata programmata da secoli e succede qualcosa che rovina tutto, per esempio: ti ammali, si rompe il vestito, tua mamma ti ricorda che quel giorno avevi promesso alla zia di quinto grado che saresti andata a cena con lei, avviene l’apocalisse, le cavallette e robe così. So che è successo a tutti e vi racconto il mio ultimo incontro con la sfiga pre-serata.

Da giorni in tv fanno la pubblicità del nuovo x-men, la fanno di continuo e l’intervista al protagonista ormai la so a memoria. Mio marito che è un grande fan mi ha chiesto di andarlo a vedere. Bona. Dopo anni di ferie mancate, settimana scorsa mi annuncia che oggi sarebbe stato in ferie, io non ci credo manco morta ma ieri sembrava veramente sicuro, allora decido di fargli la fatidica proposta… lunedì sera andiamo a vedere x-men! Dovete sapere, miei cari amici, che io ho la memoria da pesce rosso… dimentico tutto in fretta e x-men non l’avevo mai visto. Ieri, considerato il cane ingessato e inconato, decidemmo di stare a casa a non fare niente, io prendo la palla al balzo e decido di guardare tutti gli x-men dal primo all’ultimo (in ordine cronologico) in modo che stasera sarei arrivata fresca e preparata al cinema… bona. Dopo una giornata di x-men (questa notte ho sognato Magneto) a meno 20 minuti dall’ultimo film della maratona “x” cosa succede? PCLPLDCDNT mi avvisa che ha male la schiena. Io avevo già capito, la sfiga ormai aveva già colpito, infatti mio marito oltre ad essere il nemico n.1 dello sport soffre anche di mal di schiena, quando gli viene non c’è niente che puoi fare per aiutarlo. Lui vuole solo stare buttato a letto senza prendere medicine, a meno che non lo minacci dicendo: “se non le prendi e domani stai ancora male non puoi andare a lavorare”…. Si lo giuro questa è l’unica frase che lo convince a prendere medicine.

Beh, in poche parole stasera niente cinema, niente Magneto e niente pop-corn maxi. Io mi arrendo alla sfiga, la accetto e amen ma voglio chiederti una cosa…

Mia cara sfiga ma non ne hai abbastanza? Non puoi lasciare in pace noi poveri cristi? Non puoi colpire chi fa qualcosa di male? Chi se lo merita? Perché non scombini i piani a quello che in anonimato lascia sempre le cacche di cane in giardino? Non pensi se lo meriti? Lo dico così per dire è… poi vedi tu!

 

P.s per chi avesse una memoria da pesce rosso PCLPLDCDNT significa “persona che lavora per la ditta colpevole del nostro trasferimento”.

 

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P.P

Come tutte le storie anche questa inizia con “c’era una volta”.

C’era una volta una society, era bella, anzi, era considerata la più bella di tutte. Quando le luci della città si spegnevano, lei si illuminava di vita propria, tanto era bella.

Un giorno lontano un ragazzo, bellino e curioso, intraprese la strada del successo, al tempo pensò “posso fare tutto, costruire tutto, ho una fantasia sfrenata, una pazienza innata…. Devo andare in India.” Il ragazzetto si recò in India e attratto dalla society che brillava di luce propria decise di affittare, occupare e colonizzare. La vita per lui era fantastica, lavoro, party, donne straniere e indiane che si buttavano ai suoi piedi, tutto brillava come la sua fantastica society.

Quando ormai lui e la society erano una cosa sola, quando era diventato forte e potente, decise finalmente di dividere il suo spazio (faticosamente conquistato) con una persona meravigliosa, non intelligentissima ma “full of” voglia di avventura.

I nostri piccoli eroi vivevano abbastanza felici, brillavano di luce propria e quando erano esausti brillavano della luce rubata alla society. Nulla li spaventava, nulla li disturbava perché nessuno poteva entrare nel loro piccolo mondo, nessuno poteva rubare il loro “brilluccichio”.

Come in tutte le storie, anche questa storia ha un seguito drammatico che mette a dura prova i nostri piccoli e brillanti eroi. Dovete sapere, cari lettori, che un giorno il ragazzo bellino e curioso decise di portare a casa un piccolo cucciolo perché la vita nella casa che brillava potesse continuare ad essere fantastica ed esaltante. Il ragazzo bellino decise di fare una sorpresa alla sua amata e fu così che arrivò un piccolo cucciolo di bestia. La vita non poteva essere più cliché di così: due piccoli bellissimi cuccioli d’uomo, un bellissimo cucciolo di bestia e una casa che brillava di luce propria. Purtroppo la calma per i vostri amatissimi protagonisti era destinata a finire, il terribile P.P era in agguato.

P.P è una persona che non brilla di luce propria ma la ruba agli altri, come ruba la serenità, la bellezza e la pace, restituendo rughe, tensione e ansia. Il nemico P.P decise di attaccare la graziosa famiglia nel modo più vile, mettendosi contro il piccolo cucciolo di bestia.

P.P iniziò una campagna a favore dell’isolamento del piccolo cucciolo di bestia, lo evitava, obbligava gli altri abitanti ad evitarlo e grazie ai suoi temibili urli il piccolo cucciolo di bestia veniva considerato come il più terribile dei nemici. Ma come reagiva il piccolo cucciolo di bestia a cotanto odio? Niente, lui amava P.P, infatti cercava sempre di avvicinarlo, di leccarlo con la sua saliva buona e di saltargli addosso in maniera amichevole, ma P.P non mollava la presa, lui lo odiava e aspettava solo il momento buono per sferrare il colpo finale. Colpo che arrivò presto.

Il piccolo cucciolo di bestia abituato ad una vita meravigliosa, incapace di odiare, abilissimo nell’arte del leccaggio e dell’amore incondizionato, iniziò a sviluppare una sorta di amore verso P.P, amore che i suoi bellissimi padroni cercavano di ostacolare in ogni modo. Un terribile giorno il piccolo cucciolo di bestia e la sua brillantissima padrona scesero in cortile, il prato era libero e illuminato di vita propria, quale migliore occasione per far correre il nostro amato cucciolo in totale libertà? La bellissima padroncina lo liberò e proprio in quel momento P.P sbucò da dietro una siepe… Il danno era già fatto.

Il piccolo cucciolo di bestia trasformò i suoi normali occhi neri nei temibili “occhi a cuore”, il suo piccolo cuoricino iniziò a palpitare e come una freccia si diresse verso P.P e iniziò a leccarlo tutto sussurrandogli parole d’amore. P.P non solo interpretò le parole d’amore come parole d’odio ma si mise ad urlare come un pazzo e, cari ed affezionatissimi lettori ve lo posso giurare, si mise quasi a piangere. Il misundertanding causò non poco scompiglio nella brillante society e P.P guardando con odio la brillante donna e il brillante cane decise di dichiarargli guerra.

Il piccolo cucciolo di bestia si sentì ferito dentro, umiliato e respinto da una delle poche persone che amava e stimava, si sentiva vuoto e dentro al suo grande cuoricione iniziò a covare un bisogno di vendetta. Il giorno successivo al fattacio il piccolo cucciolo di bestia fondò un suo piccolo comitato in cui si mostrava amorevole e giocherellone, buono e giusto, paziente ma duro. Il suo obbiettivo (sono certa l’avrete già capito) è quello di creare un piccolo esercito che grazie alle buone maniere riesca a far emigrare altrove il terribile P.P… lo sanno tutti che non si ragiona con un piccolo cucciolo di bestia con il cuoricione spezzato. Mi dispiace terribile P.P ma hai voluto iniziare una guerra che non puoi vincere, come l’altro nemico (il terribile Joghy) non hai scampo, ti abbiamo in pugno e vedrai la nostra vendetta sarà nello stile Signora Ammazzatutti, se fossi in te inizierei a rispettare le buone maniere.

 

Distinti saluti

Ragazza brillante che vive di luce propria.

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