Sopravvivere agli anni ’50

Io non voglio figli, almeno per ora non desidero nessun figlio. 

Non voglio la responsabilità di un essere umano che un giorno penserà e condividerà con me le sue idee, non voglio avere la responsabilità di tutte le cose che un genitore si sobbarca. 

Non ho alcuna intenzione di spendere ore della mia vita a guardare saggi scolastici, perché ammettiamolo i genitori dovrebbero essere pagati per vedere certe cose. 

Vivo all’estero e non ho assolutamente voglia di assistere a ore e ore di spettacoli con bambini da tutto il mondo che recitano in inglese. 

È già tutto molto noioso nella lingua madre, ma una recita di Shakespeare in inglese mi farebbe solo venire voglia di annegare nell’alcool e far annegare i figli degli altri nel Gange. 

Le mie amiche mi hanno raccontato di un saggio di Natale della durata di tre ore, in cui bambini delle elementari si alternavano nella difficile arte dello xilofono. Tre ore di din-don-don, l’inferno me lo immagino così.

Non ho alcuna voglia di far parte di chat di mamme perché a quanto pare sono peggio delle riunioni di condominio. 

Sono una persona competitiva quindi alla prima gara campestre arriverei addobbata come una mamma dei telefilm.

I miei figli si vergognerebbero, mi odierebbero, diventerebbero dei drogati, io sarei la mamma dei drogati e non so se me la sento di vivere con questo senso di colpa! 

Comprerei da subito dei completini che li farebbero vergognare, li obbligherei ad andare in giro conciati come David Bowie e Cher nei loro periodi migliori e nessuno me lo perdonerebbe mai. 

Non ho la minima idea di come si fanno le divisioni in colonna, odio stare seduta e l’idea di costringere degli essere umani a fare i compiti mi riempie la bocca di vomito.


Quando arriva sera mi voglio sdraiare in divano, mangiare in divano, accarezzare il cane in divano e appena arriva mio marito adoro dire parolacce e bestemmie. 

Non riuscirei mai a crescere dei figli senza che questi mi sentano dire almeno una volta al giorno “ma che cazzo, porca troia, ma che cazzo”. 

Odio la religione, quindi se tornassimo a vivere a F.C i miei possibili figli sarebbero per sempre degli emarginati perché salterebbero il “sacro catechismo”. 

In India, invece, sarebbero considerati dei negretti senza Dio (gli indiani si considerano bianchi ndr.).

Odio cucinare, i miei figli sarebbero discendenti di una madre vegetariana, i loro amichetti non verrebbero mai a casa nostra, sarebbero dei bambini emarginati. 

Li crescerei come miei piccoli minions, nella certezza che loro sono loro e gli altri non sono un cazzo, la probabilità che i miei possibili figli diventino i nuovi Hitler è altissima. 

Sono incapace di mantenere una routine, li iscriverei a mille sport per poi convincerli che gli sport fanno cagare solo perché non ho più voglia di portarli, dunque la possibilità che diventino i nuovi Giuliano Ferrara è altissima.

Dimentico ogni cosa, continuamente, potrei dimenticare i bambini in macchina, a scuola, all’autogrill, al parco, e si sa, l’India è grande e non voglio correre questo rischio.

Last but not least io e mio marito siamo riusciti a far morire tutte le piante del nostro giardino, non per mancanza di pollice verde, semplicemente perché non gli abbiamo mai dato da bere, abbiamo chiuso la porta scorrevole a Ottobre e non l’abbiamo mai più aperta. Non affiderei neonati a gente del genere.

Alla fine, avere figli è una bella rottura di palle, una bella rottura che ti assumi se ti senti pronto a farlo, se hai voglia di farlo, non te lo devono imporre solo perché sei sposata da più di due minuti. Gli organi riproduttivi oggigiorno possono essere usati anche per soli fini di piacere, mica solo per quelli riproduttivi!

È come il cellulare, una volta si poteva usare solo per fare delle telefonate, adesso lo usi per mille motivi diversi.

Lo so che: “un figlio è un dono e bla bla bla, un giorno vedrai, lo vorrai quando diventi vecchia perché ti accorgerai che stai crepando da sola”, ma almeno sarà una mia scelta. 

E adesso parlo a voi italiani in India, noi expat ci vantiamo sempre di essere migliori, di essere diversi, di essere cent’anni avanti rispetto agli indiani, ma alla fine cadiamo sempre nelle vecchie trappole, negli stessi stereotipi, nelle solite lagne. 

Io i figli, per adesso non li voglio, eppure non mi sento meno donna delle altre, non mi sento peggiore delle altre e soprattutto, non mi sento meno felice solo perché a fine mese non dovrò sorbirmi il saggio di fine scuola!

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Italia agli italiani e mucche agli indiani. Piovono fenomeni.

Spesso si dice che gli italiani non conoscono l’inglese o che gli italiani credono di sapere l’inglese invece, quando vanno all’estero, fanno solo grandi figure da pirla. Beh io vorrei spezzare una lancia in nostro favore dicendovi, provate voi a capire l’inglese degli indiani! Per chi non avesse mai sentito un indiano, nella sua terra madre, parlare in inglese, vi faccio un piccolo riassunto, non si capisce nulla e la cosa peggiore è che loro credono fermamente di parlare benissimo,quindi, l’ignorante (come al solito) sei tu!

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Mitch Buchannon non mi avrai

In questi giorni mentre decido se dire si o no ad un possibile nuovo espatrio, cerco di stemperare la tensione dovuta a questa grande decisione, leggendo articoli di altre donne che expat lo sono ancora. Io invidio profondamente tutte quelle donne o uomini che nel loro paese d’adozione hanno trovato l’oro colato, hanno trovato un posto che amano, un posto che mai lascerebbero. Al podio dell’invidia regna incontrastata la mia amica Roberta, maledetta fortunella, fortunella a NY. Poi c’è Lucy che con le foto delle spiagge a Miami mi ha fatto quasi morire. Pensate a me, povera nera in India, che con 30 gradi alle 7 del mattino, ero costretta ad andare in giro in jeans lunghi, l’acqua della piscina era verde perché la gente ci andava dentro vestita e le donne della mia society mi guardavano ridendo. Bene, io alla sera mi accendevo il pc e vedevo tutte queste spiagge fantastiche, ho seriamente pensato di levarmi gli occhi. Poi c’è Eva, lei vive in Brasile e non credo ci sia bisogno di aggiungere altro.

L’invidia è una brutta bestia e io in certi giorni ne soffrivo da morire, ma la più grande democrazia del mondo mi ha insegnato che l’invidia è inutile, tu non devi guardare le fortune degli altri ma devi gioire e vantarti delle tue. Gli indiani sono dei maestri, dei guru e sebbene all’inizio questa loro abitudine di vantarsi e stravantarsi del loro paese mi desse un po’ fastidio, alle fine dei miei giorni anch’io sono riuscita a trovare delle cose che io in India avevo, ma le miei invidiatissime blogger no.

  1. A NY se sei magro sei figo. Questo me l’ha confermato Roberta nel suo ultimo articolo. In India invece se sei magro sei povero, il motivo è molto semplice, se sei magro non ti puoi comprare da mangiare. Questo giocava a mio sfavore perché io sono magrolina ma non mi sentivo in colpa quando mangiavo cibi indiani unti, quando bevevo litri di birre e quando preferivo le patatine ad una sana cena.
  2. A Miami potrai anche andare nelle spiagge più IN, potrai anche sperare di essere salvata da un Mitch Buchannon ma non potrai mai e poi mai entrare in una piscina, guardare la terrazza del tuo vicino e vedere il tizio che esce dalla porta in canottiera bianca e guardandoti emette un sonoro rutto. Ve lo posso assicurare sono emozioni che vanno provate.
  3. In Brasile, si sa, sono tutti fighi. E non lo dico perché sono brasiliana, lo dico perché da anni guardo documentari sul Brasile e vi posso assicurare che i documentari che guardo io non parlano delle piante. I fighi in Brasile si sprecano, in India no. Trovare un modo per dimostrare che anche in questo punto l’India è migliore non è stato facile. Poi è arrivata l’illuminazione. L’indiano medio non sarà bellissimo ma nell’abbigliamento sa stupire come nessuno. Lui al posto della bellezza ha scelto di sorprendere la sua donna. Non trovate anche voi che sia una scelta coraggiosa e deliziosa?
  4. A Ny come a Miami i programmi tv fighi si sprecheranno Chi lo sa, potresti anche avere culo e fare parte del pubblico di Oprah. Ma non vedrai mai un bel film di Bollywood, versione originale in hindi. Io ogni tanto guardavo un film di Bollywood, non capivo niente perché non parlo hindi ma alle stesso tempo capivo tutto. Le storie bene o male si assomigliano tutte. Lui vede lei e la ama subito, lei fa la preziosa, quando lei decide di amare lui qualcuno si mette fra loro. Lui lotta, lui vince, lei lo sposa e nasce un bambino. I due non fanno mai sesso, ma il bambino nasce lo stesso.
  5. In Brasile potrai godere di paesaggi mozzafiato e parlo sia della vegetazione che degli esseri umani di sesso maschile. Ma non potrai mai godere di questa vista: una normale autostrada con delle mucche che passeggiano indisturbate. Le mucche che vagavano indisturbate per strada mi facevano troppo ridere e ve lo assicuro è un emozione che va vissuta.

Bollywood-Dancing

Quindi amici miei che senso ha lagnarsi? Farsi corrodere dall’invidia? Prendete la mia esperienza. Non è meglio riderci su?

Beh mio caro Gesù, ti ringrazio per l’esperienza che mi hai donato, ma per favore la prossima volta puoi scegliere un posto in cui mangiare fiorentina non è considerato praticamente un reato?!

Prima di partire per un lungo viaggio

Da piccola amavo Nino D’angelo, non potevo farci niente, volevo sposarlo e lo dicevo spesso a voce alta. Mi piaceva il suo caschetto biondo, guardavo tutti i suoi film e pensavo che, un giorno o l’altro, lui sarebbe arrivato e mi avrebbe sposato. Non è mai successo, anche perché io avevo 6 anni e lui un po’ di più.

Negli anni successivi al mio primo amore ho capito che se dico cose ad alta voce poi non succedono mai, per esempio amavo dire: dopo la terza media mollo la scuola, dopo la terza superiore mollo la scuola, dopo il diploma mollo la scuola, dopo l’università vado in sud America. Nella mia vita niente è mai andato come avevo progettato!

Il cambiamento è sempre stato una parte fondamentale della mia esistenza, per questo non progetto più niente, mi faccio trasportare dalla corrente, faccio quello che devo fare. Oppure progetto cose sapendo già che dopo poco tempo dovrò cambiarle, ormai è una certezza e me ne sono fatta una ragione. Anche la mia partenza per l’India è stata una cosa decisa dall’oggi al domani, dovevo partire a febbraio invece sono partita mesi prima… grazie a Dio!

Il giorno della mia partenza tutti quelli che mi conoscevano mi dicevano: “ma siiii ma vai tranquilla, tanto tu sei forte, ma siiii, ti abituerai subito, tanto tu non hai paura di niente”. Io ero titubante, non credo di essere forte e ho paura di tutto e di tutti, se potessi diventare invisibile a volte lo farei, per un periodo mi vergognavo anche quando telefonavo in pizzeria, in più non mi sono mai ripresa dall’amore non corrisposto di Nino D’Angelo e Adriano Celentano.

Quando sono arrivata in India lo shock è stato forte, ma non volevo dirlo a nessuno, non volevo accettare il fatto che non riuscivo a capire la loro cultura. Non è che non riuscissi ad integrarmi, io non riuscivo proprio a capire come funzionassero le cose, e non riuscivo neanche a fregarmene del parere degli altri, degli indiani in questo caso. Gli indiani sapevano e amavano sfidarmi. Io disperata piangevo in cucina, e pensavo che avrei fatto la fine della tipa di Revolutionary Road, mi sarei depressa, mi avrebbero sconfitto, mio marito mi avrebbe odiato e io con la coda fra le gambe me ne sarei tornata a Fratte C. a coltivare l’orto reduce da una brutta anoressia. Avrei vissuto sotto psicofarmaci e mi sarei lasciata prendere per il culo da tutti. Lo giuro, pensavo proprio questo!

Non avevo nessuno, poi ho conosciuto qualcuno, poi ho iniziato il blog. Non è facile accettare che le cose in altre società vadano in maniera differente, non è facile vivere in un paese completamente diverso dall’Italia ed è ancora più difficile se sai per certo che se fallisci… beh i se cazzi! È ancora più difficile se ogni volta che cerchi informazioni su gente che è stata in India per mesi, trovi solo amore, sole, cuore e tanta gioia. Io nella mia society venivo sempre derisa! Poi ho trovato altre donne che come me avevano faticato ad addattarsi, poi si erano adattate, poi mi hanno incoraggiato. Aprirsi a nuove culture significa anche essere in grado di fregarsene di quello che la gente pensa di te. Io in India ho imparato che devo rispettare gli altri anche se dagli altri, molte volte, non mi arriva niente. L’importante è provarci e crederci (come dicevano prima dei mondiali) poi se proprio non va apri un blog e fai ridere gli altri!

Perché ho scritto tutto questo? Perché qualche giorno fa mi sono ritrovata a parlarle con una ragazza che fra poco partirà, io non sapevo cosa dirle, non sapevo come incoraggiarla. Siccome so che mi legge ho deciso di farlo qua perché adesso so cosa dirle.

Mia cara, beh forse all’inizio non sarà semplice, certi giorni saranno molto difficili, ma dopo un po’ capirai che quell’esperienza non è fine a se stessa, sarai un po’ diversa, forse migliore e capirai che ci voleva proprio! In certi giorni odierai così tanto il fatto di essere distante dalle tue amiche che vorresti tornare a casa subito, anche se casa tua è in un paesino-buco! Altre volte sarai felice e grata di quello che ti è stato dato. In ogni caso andrai in America quindi potrai sempre ammazzarti di Simpson e serie tv che real time gli fanno una pippa e io in India me le sogno. Un giorno ti accorgerai che per due giorni di fila sei stata contenta, poi piano piano diventeranno una settimana, un mese, due mesi e dopo un po’ sarà già passato un anno! Alla fine ti mancherà vivere all’estero, l’importante è prendersi i propri tempi e non farsi mai scoraggiare da nessuno. Prima o dopo tutto arriverà ne sono sicura… come sono sicura che un giorno Cele e Nino si accorgeranno dell’errore che hanno fatto e verranno in ginocchio da me!

 

“Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio… ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato.” KAFKA SULLA SPIAGGIA, Murakami Haruki    

 

 

L’India, l’Italia e le donne

Se c’è una cosa che odio sono di sicuro gli esseri umani! A volte non capisco come abbiamo fatto a non estinguerci! Ma dai, parliamoci chiaro, l’essere umano si complica la vita, si crea problemi da solo, odia il prossimo e guarda programmi televisivi come Forum. Lo facciamo tutti, prima o poi, tutti quanti. Io per essere politicalicorect odio tutti senza distinzione di razza o religione, senza stare tanto a guardare se sono bianchi, neri, gialli o grigi. Odio tutti per partito preso! Questo mio odio per partito preso si è aggravato con la paura di stare vicino agli altri, poi è migliorato, poi si è aggravato in India, poi è migliorato. Anche gli indiani con me hanno adottato la tecnica del “prima ti odio e poi vediamo come va”. Infatti, all’inizio, non è che ci stessimo tanto a genio, e pensare che io ero arrivata in India con la filosofia del “ce provo e inizio ad amarvi tutti”, ma si sa che chi nasce tondo non può morire quadro, quindi tornai sui miei passi, ricominciai ad odiare. Poi arrivò la fase dell’accettazione e poi la fase dello scuotimento della testa.

Fatta questa premessa (inutile come tutte le mie premesse) vi voglio mostrare un post pubblicato da Naty…. Naty per gli amici, Natalino Balasso per tutti gli altri. Questo post me l’ha mandato un amico, il suddetto amico ha poteri soprannaturali… e non scherzo. Io questo amico non lo contraddico mai, questo post però, come la corazzata Potemkin, è una cagata pazzesca… io ve lo pubblico e voglio sapere il vostro parere.

“Esempio di giornalismo eclatante quanto cieco. Sul Corriere troviamo questa notizia:

“Ogni giorno in India subisce violenza sessuale una donna ogni 21 minuti. L’ultimo episodio è quello di una madre di famiglia violentata dai poliziotti mentre chiedeva notizie del marito che era stato arrestato. Il tema della violenza sulle donne provoca sempre più preoccupazione nella società indiana, scossa dall’efferatezza degli ultimi episodi resi noti alle cronache”.

Oltre all’Italiano approssimativo che ci spinge a sperare che non si tratti sempre della stessa donna, c’è un evidente intento denigratorio. È vero, ci giungono notizie di stupri in India, notizie a grappolo direi. Su FB queste notizie spingono la maggior parte dei commentatori compulsivi a sparare frasi come: “In India l’importante è non toccare i pescatori” oppure “e intanto i nostri marò sono in galera” oppure gentilezze come “razza inferiore”.

Devo dire che questo sembra l’intento del giornale, cioè spingere la gente di questo ameno Paese a ritenersi superiore agli indiani, i quali fanno uno stupro ogni 21 minuti, quindi sono selvaggi.

Noi invece…

Già, e noi? Forse il Corriere si è premurato di controllare le statistiche nostrane? I giornalisti sono pagati poco, è questa la scusa. No, dico io, questo giornalismo è un campionato d’incompetenza (o di malafede).

Secondo l’Istat, ad esempio, nel 2011 ci sono stati in Italia 13 stupri al giorno. Cioè uno stupro ogni due ore. L’anno successivo si parlava di 15 stupri al giorno dei quali, udite udite, meno del 10% attribuibili a stranieri. Sembrerebbe comunque esserci un abisso tra le nostre 2 ore e i 21 minuti dell’India. Se non fosse che in India ci sono un miliardo e duecento milioni di persone, mentre in Italia non ce ne sono nemmeno sessanta milioni. I 13 stupri dell’Italia andrebbero quindi moltiplicati per venti per ottenere un risultato assimilabile. Risulterebbero insomma, approssimativamente, 250 stupri in Italia ogni 72 stupri dell’India.

Qual’è dunque la razza inferiore?

Quindi o le cifre non sono quelle riportate e quindi l’articolo è inutile, oppure noi siamo peggio degli indiani, e quindi l’articolo è una cazzata.

Complimenti al Corriere, ma le notizie le cercate su Lercio?”

 

Prima di tutto, secondo me, prima di sparare cifre e statistiche bisognerebbe considerare la situazione della donna in Italia e della donna in India.

In Italia la donna conta qualcosina, in India la donna conta poco, e in certe zone, non conta niente. In India la donna, molte volte, non si può scegliere il marito, se il marito la lascia a lei non rimane niente, se non può fare figli l’uomo ha tutto il diritto di lasciarla e molte volte viene considerata un’appestata. In India le mamme single non possono tenere i bambini, ed in India sapere il sesso del bambino prima del parto è illegale perché molte volte le bambine venivano abortite solo perché bambine. In India e in Italia le maggiori violenze avvengono in casa, in famiglia e se in Italia questi tipi di violenza sono difficilmente denunciate figuriamoci in India, si perché tante donne pensano che se denunciano gli stupri subiti in casa poi non le sposa più nessuno. Ci sono vari fattori che differenziano la situazione per la donna in India e in Italia, per esempio io a Pune non girerei mai a piedi alle 10 di sera da sola, cosa che farei a Fratte Centro.

Non possiamo, secondo me, basarci solo su dei dati, anche perché da quel post sembra che la situazione violenza sulle donne in India non sia poi un grosso problema paragonato all’Italia, invece non è per niente così. La violenza e la situazione delle donne in India deve cambiare e ben venga se qualcuno ne parla.

Da quando è morta la ragazza a Delhi a causa delle lesioni interne causate dallo stupro di massa, i giornali non possono più tacere su quello che succede in India e secondo me era ora, perché se qualcuno ne parla magari ci sarà qualche cambiamento. Già dopo quell’episodio le pene per gli stupratori si sono inasprite, che poi serva o no quello lo vedremo.

Concludo dicendo che, alla domanda qual è la razza inferiore io rispondo così: non c’è una razza inferiore, c’è un uomo inferiore ed è quello che stupra o picchia una donna indifesa, non importa se quest’uomo è italiano, indiano o di qualsiasi altra razza, io quando sento notizie di stupri penso sempre che l’essere umano merita l’estinzione. Punto. E voi?

Pensiero stupendo nasce un poco strisciano… fra il traffico

Men looking at work in progress

L’altra sera io e PCLPLDCDNT ci siamo messi a fare una discussione/riflessione molto profonda: è giusto o no prendere per il culo gli indiani?! Detta così può risultare un po’ offensiva, in realtà è stata una discussione molto proficua! Prima di tutto ho capito che con il cervellino che mi ritrovo non ho abbastanza spazio per serbare rancore, seconda cosa PCLPLDCDNT è troppo pacifista dentro per odiare veramente!

Tutto è nato da un articolo scritto da una mia amica in cui diceva che criticare in maniera cattiva la cultura indiana è da stupidi, loro hanno tanto da offrire, nessuno è meglio di nessuno e in ogni caso loro sono in tantissimi quindi non è facile mettere d’accordo tutti.

Fino a qui ci sto, è vero loro sono in tanti, non è facile mettere d’accordo tutti, non è facile cambiare mentalità, soprattutto, non è facile vivere in un paese con così tante differenze. Bona! Alle volte però sento parlare certi indiani e mi sembra di avere a che fare con un genitore che sa di avere il figlio stronzo ma cerca di difenderlo a tutti i costi! Ho avuto a che fare con genitori del genere e ti succhiano solo le energie, ti esasperano con le scuse, con i “non è colpa sua, è colpa dell’età, è colpa dell’adolescenza, è colpa del suo amichetto che è un cretino”. Lo so cari indiani che siete in tanti, che non è facile mettere d’accordo tutti, ma non è colpa mia! Non trattatemi come un invasore della vostra patria perché non lo sono! In più, caro indiano, ma secondo il tuo Dio io voglio veramente invadere te?! Cosa ne guadagnerei? Niente. Seconda cosa, ma la finite di dire: “tu sei qua quindi rispetti le mie regole, stai attento questo non è il tuo paese”, ogni volta che vi urliamo in faccia perché ci avete quasi investito? Lo sappiamo tutti che non è il mio paese, me lo ricordo ogni secondo, questo non toglie il fatto che mi hai quasi investito quindi per me è normale urlarti in faccia! Cosa dovrei fare? Ringraziarti?!

Io rispetto le tue regole, mi vesto come se fosse inverno anche se ci sono 50 gradi, rispetto i tuoi dry day… anzi questo non è vero compro le birre il giorno prima! Però cerco ogni giorno di non offendere nessuno. Ma voi ragazzi a volte sfiorate il ridicolo! Come tutte le volte che fate i superiori e passandomi vicino non mi salutate neanche o vi girate dall’altra parte… ma fate sul serio?! Ma quanti anni avete? dodici?! Oppure tutte le volte che cercate di giustificare qualsiasi cretinata con la frase “se non sei indiano non puoi capire, noi siamo una grande nazione, siamo in tanti”… e quindi?! Ho capito che siete in tanti, ma io penso anche che siamo nel 2014! Capito 2014 non 1800! Poi con questa storia che cercate sempre di fregarci… dai è stato bello ma adesso finiamola! Prima dite che non dobbiamo insultarvi poi fate di tutto per essere insultati! Dobbiamo vivere insieme allora cerchiamo di venirci incontro, come faccio a parlare bene di te se cerchi di fregarmi ogni cinque minuti, se mi dai un appuntamento e non lo rispetti, se mi rendi la vita difficile?! Non so nella vostra cultura ma nella mia per essere rispettati si cerca di portare rispetto! Poi ovvio, non tutti gli indiani sono così, uno ogni cento capisce che l’India ha tanti problemi e tantissimi sono creati ad ok dagli indiani. Poi c’è un’altra cosa che mi preme, Pune sta crescendo molto, continuano a costruire fabbriche e society e tutti sono felici… seee felici. Ma prima di costruire ancora volete sistemare un po’ le strade o no?! Per fare cinque chilometri ci metto secoli, la gente non è capace di guidare, ci sono mucche e bestie ovunque, nessuno rispetta i cartelli stradali e voi costruite ancora? Ma cosa fate?! Fra un po’ per fare due metri mi toccherà prendere l’aereo! Poi non mi sembra così da scemi iniziare a pensare un po’ al piccolo problemino dei rifiuti… io non sono la persona adatta, sono piccola e scema ma anch’io so che così non potrà continuare per sempre, prima o dopo arriverà il giorno in cui non basterà più il tizio che spinge il carretto e porta via i rifiuti! Arriverà il giorno in cui buttare tutta la vostra robaccia per strada o nei fiumi sarà proibito o no? Ovvio, non mi aspetto che succeda domani ma spero che prima o dopo succeda. Un’altra cosa che mi auguro è che un giorno le donne indiane inizino a pensare insieme, spero che insieme provino a cambiare la loro situazione perché io, che ripeto sono piccola e stupida, trovo ridicolo che nella “più grande democrazia del mondo” le donne debbano ancora sottostare a matrimoni organizzati, che di fatto non sono altro che un atto di vendita.

Qualcosa cambierà? Boh. Di sicuro non cambierà a breve, mi auguro solo che prima o dopo qualcosa succeda.

 

P.s Lo so non è necessario specificarlo perché siete tutti miei fan ma lui ci tiene tanto, PCLPLDCDNT significa “persona che lavora per la ditta colpevole del nostro trasferimento”!