Sopravvivere agli espatriati

Torno dal mio primo sleepover indiano, un’emozione pari solo a quella volta che il mio amichetto IN e ricco mi aveva invitato ad una festa a casa sua.

Mio marito ha deciso di partire e andare all’avventura di paesi poveri, l’India non gli basta e lui è uno strano. La singletune imposta ha messo in stato di allerta i miei amici, si sono fatti in quattro per non lasciarmi mai sola e per controllare che io mangiassi a sufficienza!

In questi giorni in cui riscopro il piacere di essere figlia acquisita mi ritrovo a pensare a quante tipologie di espatriati ho incontrato, in questo angolo di mondo dimenticato da Shiva e anche da Pollon.

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Sopravvivere a Indianopoli

Pune in questi giorni raggiunge livelli di calore che l’essere umano difficilmente sopporta, immaginatevi con che attitude sopportiamo 40 gradi all’ombra indossando dei comodissimi pantaloni lunghi!

L’India è così, ti sprona a fare di più, a bestemmiare di più e a cercare soluzioni alternative. Io per esempio, sono convinta che la vita dell’espatriato in India non sia altro che un enorme reality show organizzato dagli indiani per gli indiani, a discapito dei non indiani! L’ho chiamato Indianopoli.

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Sopravvivere alla scuola governativa indiana

Quando lavoravo con i teenager in Italia sapevo benissimo come abbindolare i miei inutili adepti, fingevo sicurezza e non dimenticavo mai di dimostrare il mio odio verso i teenager.

Loro sapevano che li odiavo, io sapevo che sapevano e vivevamo bene, non provavo ad ingraziarmeli, non provavo a fare la simpatica, la tipa alla moda, quella sgaia con i piercing e i tatuaggi, quella giovane dalla parte dei giovani, no, io mettevo subito in chiaro che sono dalla parte dei vecchi.

La certezza che lo sfacelo dei teenager italiani non è altro che la conseguenza della fine dei cartoni giapponesi dalle 12 alle 2pm mista a genitori che non danno sberle, mi aiutava a organizzare le giornate, evitando rotture di palle e riuscendo anche a farmi ascoltare.

Tutte le certezze che avevo in Italia, qui in India vengono a mancare.

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Sopravvivere alla miseria.

Il giorno in cui la mia amica è ripartita, lasciando un buco enorme che pian piano si sta riempiendo di zanzare, ho capito che l’arrivo di gente nuova ci aiuta a sopravvivere alla miseria.

La miseria a Pune è ovunque, non la povertà (e anche quella non scherza), io parlo proprio di miseria, quella sensazione, il fatto che sai di essere circondato da gente che ha pochissimo.

La vergogna credo sia una delle pochissime cose che accomuna tutte noi, mogli a seguito. Arrivi in India da un paese del primo mondo e qui non hai nessun punto di appoggio, il primo periodo serve solo a smaltire la vergogna di non essere povero.

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Come sopravvivere all’India.

 

Chi vive in India lo sa, la vita può essere una merda. Non parlo della merda che, a volte, sei costretto ad ingoiare in un paese normale, io parlo proprio di colate di merda che ti cadono addosso con costanza e frequenza regolare. Qui le rotture di palle sono onnipresenti, se a metà mattina ancora non è successo niente inizi a sudare, a temere, a pensare a cosa potrebbe andare male, poi la catastrofe arriva, sempre.

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Sopravvivere al ritorno

Sono appena tornata da una vacanza a Bali, e come ogni ritorno l’India ti accoglie a sberle in faccia. Arrivi da un posto in cui la gente miracolosamente non mente e tu ti ritrovi spaesato, aspetti la fregatura che non arriva e ti chiedi come sia possibile che queste persone vivano di turismo e non provino a fregare i turisti!

Il sospetto è il primo sintomo dell’indianizzazione, se non credi a nessuno, guardi tutti con diffidenza e assumi un atteggiamento aggressivo da subito, allora sei perfettamente integrato in India.

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Varanasi non ti molla.

Iniziamo dalla fine, non abbiamo preso il treno! Tutta la vacanza a Varanasi, tutte le aspettative, si basavano sul treno e noi l’abbiamo volontariamente perso.

Diciamo che erroneamente avevo prenotato un vagone-merce-per i poveri e la guida ci ha detto che lui non ci avrebbe mai permesso di viaggiare in quelle condizioni, onde per cui abbiamo perso i dieci euro per due della prenotazione e abbiamo preso un aereo per andare a Delhi. Aereo che naturalmente era in ritardo e da qui il detto, Varanasi non ti molla.

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Spirituale indi-ano.

L’India è un paese religioso, qui la religione è riuscita a fare tutti quei danni che il cristianesimo purtroppo da non è riuscito a fare. Non so perché il degrado cristiano ad un certo punto si sia fermato, forse per l’avanzamento della cultura, forse per il loro accanimento sulla storia della terra non rotonda, forse perché le donne hanno iniziato a bruciare i reggiseni e ad accendere i cervelli. Tant’è.

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Indianizzazione

Si avvicina il Natale, ed essendo il periodo migliore dell’anno succedono tantissime cose orribili! Mio marito parte per paesi sconosciuti extraindiani e in successione: il cane si prende un infezione, pulci, zecche e pidocchi, si fulmina tutto l’impianto elettrico del bagno e la ventola della lavanderia si brucia facendo colare tutta la plastica, in poche parole in casa mia non funziona un cazzo, e tutto questo è successo solo perché dovevo mostrare ai miei amici non veneti in quale situazione tu devi bestemmiare. In pratica, nostro signore non sta nascendo ma sta arrivando perché io continuo a chiamarlo, accostando il suo nome a fatti, cose, persone, e animali diversi. Continua a leggere