Sopravvivere agli anni ’50

Io non voglio figli, almeno per ora non desidero nessun figlio. 

Non voglio la responsabilità di un essere umano che un giorno penserà e condividerà con me le sue idee, non voglio avere la responsabilità di tutte le cose che un genitore si sobbarca. 

Non ho alcuna intenzione di spendere ore della mia vita a guardare saggi scolastici, perché ammettiamolo i genitori dovrebbero essere pagati per vedere certe cose. 

Vivo all’estero e non ho assolutamente voglia di assistere a ore e ore di spettacoli con bambini da tutto il mondo che recitano in inglese. 

È già tutto molto noioso nella lingua madre, ma una recita di Shakespeare in inglese mi farebbe solo venire voglia di annegare nell’alcool e far annegare i figli degli altri nel Gange. 

Le mie amiche mi hanno raccontato di un saggio di Natale della durata di tre ore, in cui bambini delle elementari si alternavano nella difficile arte dello xilofono. Tre ore di din-don-don, l’inferno me lo immagino così.

Non ho alcuna voglia di far parte di chat di mamme perché a quanto pare sono peggio delle riunioni di condominio. 

Sono una persona competitiva quindi alla prima gara campestre arriverei addobbata come una mamma dei telefilm.

I miei figli si vergognerebbero, mi odierebbero, diventerebbero dei drogati, io sarei la mamma dei drogati e non so se me la sento di vivere con questo senso di colpa! 

Comprerei da subito dei completini che li farebbero vergognare, li obbligherei ad andare in giro conciati come David Bowie e Cher nei loro periodi migliori e nessuno me lo perdonerebbe mai. 

Non ho la minima idea di come si fanno le divisioni in colonna, odio stare seduta e l’idea di costringere degli essere umani a fare i compiti mi riempie la bocca di vomito.


Quando arriva sera mi voglio sdraiare in divano, mangiare in divano, accarezzare il cane in divano e appena arriva mio marito adoro dire parolacce e bestemmie. 

Non riuscirei mai a crescere dei figli senza che questi mi sentano dire almeno una volta al giorno “ma che cazzo, porca troia, ma che cazzo”. 

Odio la religione, quindi se tornassimo a vivere a F.C i miei possibili figli sarebbero per sempre degli emarginati perché salterebbero il “sacro catechismo”. 

In India, invece, sarebbero considerati dei negretti senza Dio (gli indiani si considerano bianchi ndr.).

Odio cucinare, i miei figli sarebbero discendenti di una madre vegetariana, i loro amichetti non verrebbero mai a casa nostra, sarebbero dei bambini emarginati. 

Li crescerei come miei piccoli minions, nella certezza che loro sono loro e gli altri non sono un cazzo, la probabilità che i miei possibili figli diventino i nuovi Hitler è altissima. 

Sono incapace di mantenere una routine, li iscriverei a mille sport per poi convincerli che gli sport fanno cagare solo perché non ho più voglia di portarli, dunque la possibilità che diventino i nuovi Giuliano Ferrara è altissima.

Dimentico ogni cosa, continuamente, potrei dimenticare i bambini in macchina, a scuola, all’autogrill, al parco, e si sa, l’India è grande e non voglio correre questo rischio.

Last but not least io e mio marito siamo riusciti a far morire tutte le piante del nostro giardino, non per mancanza di pollice verde, semplicemente perché non gli abbiamo mai dato da bere, abbiamo chiuso la porta scorrevole a Ottobre e non l’abbiamo mai più aperta. Non affiderei neonati a gente del genere.

Alla fine, avere figli è una bella rottura di palle, una bella rottura che ti assumi se ti senti pronto a farlo, se hai voglia di farlo, non te lo devono imporre solo perché sei sposata da più di due minuti. Gli organi riproduttivi oggigiorno possono essere usati anche per soli fini di piacere, mica solo per quelli riproduttivi!

È come il cellulare, una volta si poteva usare solo per fare delle telefonate, adesso lo usi per mille motivi diversi.

Lo so che: “un figlio è un dono e bla bla bla, un giorno vedrai, lo vorrai quando diventi vecchia perché ti accorgerai che stai crepando da sola”, ma almeno sarà una mia scelta. 

E adesso parlo a voi italiani in India, noi expat ci vantiamo sempre di essere migliori, di essere diversi, di essere cent’anni avanti rispetto agli indiani, ma alla fine cadiamo sempre nelle vecchie trappole, negli stessi stereotipi, nelle solite lagne. 

Io i figli, per adesso non li voglio, eppure non mi sento meno donna delle altre, non mi sento peggiore delle altre e soprattutto, non mi sento meno felice solo perché a fine mese non dovrò sorbirmi il saggio di fine scuola!

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Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte. No sono intollerante.

Ieri per noi Veneti è stata una giornata abbastanza di merda, c’è stato un temporale bruttissimo, in alcune zone una tromba d’aria ha distrutto tutto e, a chi è andata bene, la grandine ha “solo” fatto danni al beneamato orto. Quando hai l’orto e lo accudisci come un bambino speri nella pioggia e temi la grandine, sai che arriverà, la senti nell’aria, ti piazzi davanti alla finestra e aspetti, poi la guardi e cerchi di quantificare i danni che farà, poi ti ripeti di essere ottimista e quando iniziano ad arrivare i chicchi grossi bestemmi. Alla fine bestemmi sempre, bestemmiano tutti quando arriva la grandine, ho bestemmiato anch’io che fino ai 13 anni avevo così tanta paura di andare all’inferno che i film porno non li guardavo.

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Chi trova il culo della Nargi trova un tesoro.

L’estate mi piace, amo il caldo, amo andare in giro senza tanto dover pensare a cosa indossare, amo perdere tempo al bar seduta all’esterno e amo riciclare vestiti vecchi, che tanto in estate ognuno fa un po’ come gli pare, tutto è concesso e tutto si dimentica. Naturalmente il mondo è brutto e i giornalisti di oggi ci ricordano ad intervalli di dieci minuti che noi, donne normali, facciamo cagare. Il complotto è semplice, basta farti credere che tutti sono perfetti a parte te, che non ce la farai mai, che il costume indossato da te sembra una brutta copia della brutta copia di una macchia di vomito e che alla fine tu non sarai mai bella quanto la modella di vattelapesca. Io in questo mondo di incertezze ho trovato il mio virtual coach, lui ogni giorno mi parla e mi dice che con la giusta alimentazione ed un po’ di sforzo fisico anch’io smetterò di vergognarmi quando metto piede in spiaggia. Continua a leggere

Yoga, chietesimo e Jovanotti

Io e il mio ex coinquilino, anni fa, avevamo inventato una religione, l’avevamo chiamata chietesimo, nome che deriva dalla famosa frase veneta “prima de tutto te te chieti” ossia “prima di tutto ti calmi”. Il chietesimo ha delle affinità con il buddismo zen, non ha dogmi come sono intesi nel cristianesimo, ma troviamo solo l’individuo e il suo fine ultimo ossia “stare chieto”.

Nel mondo contemporaneo il chietesimo è difficile da seguire, apparentemente sembra una cosa da niente stare chieti, in realtà non è così. Il chietesimo presuppone una buona base di “non rompere i coglioni ed evita le rotture di coglioni”. Se “non rompere i coglioni” dipende da te stesso, quindi è abbastanza facile da applicare, tutt’altra storia invece per quanto riguarda “evita le rotture di coglioni”, queste infatti piovono più battenti delle piogge durante la stagione monsonica e la loro particolarità sta nell’arrivare quando meno te lo aspetti, da chi meno ti aspetti.

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Requiem for padania. Parte seconda

Quando torno in Veneto sono sempre “costretta” a correre ovunque per incontrare parenti ed amici, questi hanno sempre tantissime novità, chi si sposa, chi convive, chi si lascia e chi, con mio sommo sbigottimento, figlia. L’Italia è un paese con tantissime incertezze, il Veneto invece non cambia mai, la Lega ha stravinto e noi sappiamo che da oggi in poi torneremo tutti ad avercelo duro come una volta… forse. Sì, forse, perché anche i miei amati Veneti dopo anni di penetrazioni-anali-politiche ci vanno un po’ con i piedi di piombo, perché sì, hanno votato Zaia, ma sono pronti a cambiare idea se non vedono il cambiamento, per cambiamento intendo fora dai cojoni tutti sti extracomunitari.

In questo mare di incertezza c’è una persona che non cambia mai e questo è il mio mitico zio. Lui è Veneto DOC e non ha mai smesso di credere nella grande padania, lui affrontò i grandi scandali della Lega con tenacia e devozione, rispondendo alle accuse sempre con la stessa frase “fatte i cazzi tui brutto/a comunista”. Mio zio lo amo, perché in un mondo in cui la gente non riesce a tenersi la stessa opinione neanche per cinque minuti, lui è fermo nelle sue convinzioni. Mio zio è un esempio per le generazioni future, è un uomo d’altri tempi e come gli uomini che fanno la storia ha fatto della sua vita una lotta contro un nemico ben preciso: sti maledetti comunisti. Continua a leggere

Tratta degli schiavi e pretty woman

Ho scritto e cancellato questo articolo mille volte perché più che un normale post è un grido di aiuto: come faccio a far capire alla popolazione indiana che io non sono la valleta-concubina-donna delle pulizie di un uomo bianco ma sono sua moglie?!

La storia va spiegata fin dagli inizi.

Io sembro più giovane della mia età, lo so bene e me lo dicono tutti. Anche in Italia vengo spesso scambiata per una ragazzina e alla mia festa di addio al nubilato una barista mi guardò impaurita e mi disse: “ma scusa se te lo chiedo, ma quanti anni hai? Perché sembri una bambina!”

In discoteca, al bar o dal tabacchino io dovevo sempre avere la carta d’identità pronta perché per anni nessuno credeva che io fossi maggiorenne. Arrivata nella più grande democrazia del mondo tutto ovviamente si complicò. Complice il fatto che mio marito per quasi due anni aveva vissuto da solo quando arrivai qui tutti mi scambiarono per una semplice maid assunta da un uomo italiano. Una maid che parlava italiano e si vestiva all’occidentale.

Fin dagli inizi nessuno mi salutava e i sorrisetti maliziosi si alternavano alla sfacciataggine che, poi ho scoperto, scompariva quando mi vedevano in compagnia di altre expat più grandi di me. Ma alla fine si sa, di questi tempi bisogna inventarsi un lavoro e probabilmente devono aver pensato che per gli uomini bianchi la tratta degli schiavi era tornata in voga.

La prima persona che mi fece capire il mio status di maid presunta fu una bambina che una sera chiese a mio marito: “ma scusa chi è la donna che vive con te? Quella che porta il cane?” quando mio marito gli disse che io ero sua moglie lei gli rispose: “QUELLA? TUA MOGLIE?”. Anche i bambini mi credono una maid. Se i bambini sono innocenti i grandi lo sono un po’ meno infatti l’altra sera mi suonano alla porta per chiedermi una cosa e esordirono dicendo: “l’uomo che vive con te”. Io mi ero appena buttata in divano, il pranzo di pasqua e il vino di pasqua mi fecero addormentare subito. Vi lascio immaginare la mia faccia quando sentii “l’uomo che vive con te” naturalmente non realizzai subito di chi diavolo stessero parlando e gli risposi: “who??? Chi è l’uomo che vive con me?!” loro si guardarono, mi guardarono e lentamente ripeterono “ma si l’uomo che vive con te” facendo una faccia ammiccante. Manco fossi Julia Roberts in Pretty woman.

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Io, ve lo giuro, mi impegno, mi vesto a modo, ho completamente abbandonato i pantaloni corti ed esco solo con pantaloni lunghi, sguardo cattivo e postura da donna adulta ma niente non funziona. Quando ai tizi ho risposto: “ah mio marito” seguì un minuto di silenzio in cui, sono sicura, loro elaborarono la risposta ma non riuscivano a credere alle loro orecchie, infatti continuarono a parlare di lui come “l’uomo che vive con te”.

Questo spiacevole misunderstanding, il mio mancato status di donna sposata, mi mette direttamente nella categoria più bassa della scala gerarchica. Io sono convinta che loro credano che io sia una concubina/maid/dog sitter 24h su 24, quindi verso di me hanno lo stesso rispetto che si porta per gli ultimi degli ultimi, sono tipo un intoccabile!

Se per le altre mogli i tipi che lavorano nella mia society hanno un rispetto assoluto con me sfogano tutte le loro frustrazioni. Sorrisetti, prese per il culo, agguati in ascensore e atteggiamenti al limite dell’irriverente… cose che non vedevo dalle medie!

Per un periodo andavo in orfanotrofio con una mia amica che aveva il driver, il povero cristo passava a prendermi e solo dopo andavamo a prendere la mia amica. Io, che sono stupida, ci ho messo tre mesi per capire che i security guys mi prendevano apertamente per il culo perché credevano che io per due giorni alla settimana scappassi per qualche ora con il mio amante! E non è mica finita qua la storia. Ricordo quel giorno che alla mia richiesta di aprire la palestra si inventarono dei lavori di manutenzione perché non avevano voglia di prendere le chiavi ed aprire poi il manager si accorse che ero io a chiederle allora si scusò e mi mandò dal tizio con le chiavi. Io ero così basita che non sapevo neanche cosa dire.

Alla fine della fiera, voi che siete donne evolute e rispettate come faccio a far capire alla più grande democrazia del mondo che non sono una donna delle pulizie/concubina/dog sitter ma sono semplicemente una donna nera sposata con un bianco?!

Il dramma delle expat bionde inside

Io ogni mattina mi sveglio e leggo i giornali italiani, non so perché lo faccio e non mi pongo tante domande, li leggo e basta. Naturalmente non mi sono persa la piccola diatriba Dolce e Gabbana tantomeno mi sono persa il prete di turno che spiegava l’abominio dei trans, figure mitologiche né uomo né donna, una roba strana causata dalla modernità. Qua in India i trans vengono trattati bene, sono riconosciuti dalla legge, gli omosessuali invece no, ma non si può avere tutto. Io i trans non li odio e da piccola volevo pisciare in piedi perché il mio amico e vicino di casa poteva pisciare vicino alla siepe, invece io ero costretta a fare una corsa lunghissima al bagno, pregando durante il tragitto che non fosse occupato. Io i trans non li odio perché da anni ho capito di essere una mora intrappolata nel corpo di una bionda e non una bionda qualsiasi ma una bionda scema, magari anche figa. Il fato ama scherzare con me infatti mia sorella è biondissima e intelligentissima.

Essere bionde inside comporta una serie di pericoli, per esempio le persone non capiscono subito con chi hanno a che fare, pretendono cose che noi bionde inside non sappiamo fare, per esempio dedicargli il nostro tempo e la nostra attenzione per più di cinque minuti. Io dopo cinque minuti inizio a pensare ai fatti miei, ai gossip sentiti poco prima e se il tizio che mi sta parlando è figo inizio a pensare a quali tattiche attuare per farmi offrire da bere. Ah la tattica è sempre la solita, il discorso inizia con: “quando mi sono sposata. Si non lo sapevi? Si sono sposata”. Alcolici assicurati.

Essere bionda inside non è semplice perché io so di convivere con la mia stupidità ma non so mai a che punto questa può arrivare, ogni giorno è una sorpresa e la stupida che è in me si fa vedere nei momenti meno opportuni. Mi sembra di avere la sindrome di Tourette con la differenza che io non dico parolacce, io compio atti assolutamente ridicoli, come per esempio iniziare un blog pur sapendo di ignorare metà della grammatica italiana.

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Se essere bionde inside a Fratte C. ormai non era più così difficile, qua è una continua tortura. A Fratte C. ormai lo sanno tutti che io sono una rincoglionita, inoltre a F.C mi circondo solo dei miei fedelissimi che sono persone più intelligenti di me o più sceme di me e grazie a questi io riesco a mimetizzarmi. Qua invece non c’è scampo tutti prima o poi mi guardano con la faccia basita e io mi nascondo il più velocemente possibile, solitamente dietro a mio marito, dietro ad un bicchiere di vino o sedendomi al tavolo con i bambini come è successo l’ultima volta.

La bionda che è in me esce allo scoperto nei momenti meno opportuni, settimana scorsa mi sono congratulata con una ragazza indiana perché pensavo fosse incinta, le ho fatto il gesto del pancione e le ho chiesto per ben due volte da quanto fosse incinta, poi l’ho chiesto anche alla sua collega. Non mi sono fermata a riflettere neanche per mezzo secondo, non ho desistito a chiedere neanche quando la povera tizia mi ha ripetuto per tre volte che no non era incinta. Tutte le donne nella mensa mi hanno guardata, hanno inziato a parlare in marathi e mi hanno deriso apertamente, io me l’ero cercata alla grande, quindi mi sono seduta e ho fatto finta di piegare bavaglini. L’anno scorso dopo appena due mesi in India avevo un disperato bisogno di amiche, mi andava bene qualsiasi cosa, un giorno invitai queste due ragazze amiche di PCLPLDCDNT a cena. Cena che ovviamente io non avevo preparato, io avevo preparato la tavola e me stessa per l’avvenimento. Arrivano le due ragazze, una indonesiana e una africana, inizio la cena parlando di quanto fighi siano i masai e salta fuori che il padre della ragazza era masai, continuo parlando di quanto buona sia la carne di maiale e la ragazza indonesiana era mussulmana e finisce la cena con una mia battuta iper razzista detta senza pensarci. Una scena agghiacciante, tutti muti, io che non riuscivo a trattenermi dal ridere per la mia stessa battuta finché mi sono accorta che ridevo solo io, ho chiesto scusa e ho continuato a bere e tacere. La battuta comunque era divertente sono sicura che gli altri non hanno riso per fare i finti moralisti. Potrei continuare la lista delle figure di merda oltreoceno tipo quella volta che stavo parlando in terrazzo, mi congedo e presa dai miei pensieri non mi ero accorta della zanzariera. La mia testa addosso alla zanzariera provocò un rumore FORTISSIMO e il tizio del balcone di fronte ancora mi prende per il culo.

Concludo dicendo che voi avete tanto da difendere i trans, gli omosessuali, gli uteri in affitto, i cani in affitto, le balene, le scimmie, le scie chimiche, i vaccini e le Iene. Ma mai una volta che qualche politico decente prenda una posizione e finalmente regali a noi bionde inside qualche gioia, che ne so un parcheggio sempre vuoto, una giornata senza inconvenienti o un segale acustico che ci avverte quando stiamo per fare una figura di merda…. Vi prego.

PCLPLDCDNT= persona che lavora per la ditta colpevole del nostro trasferimento.

Il coinquilino perfetto

Alla fine ha vinto il Volo, c’era da aspettarselo, i tipi come loro vincono sempre. Vincono un abbraccio fra le enormi tette della Clerici e vincono un abbraccio dal bellissimo e abbronzatissimo Conti. A me quei tre ragazzi facevano paura, mi ricordo di una loro intervista molti anni fa, erano giovanissimi e raccontavano di come facessero breccia nel cuore delle ragazze grazie alla loro fama. Disgusto. Mi sono sempre sembrati i tipici compagni di banco che fanno gli stronzi alle medie, e non ti lasciano copiare i compiti. A questo pensavo ieri, mentre speravo che il divano mi inghiottisse e diventassimo un tutt’uno. La domenica mi ispira sempre sentimenti al limite del suicidio e io mi lascio cullare da questi oscuri desideri ormai da anni. A proposito di oscuri pensieri, ma avete visto che il nostro amato papa ha detto che la chiesa non si deve chiudere in se stessa, deve aprirsi a tutti. Ancora tante bellissime parole che non finiscono mai con: “noi come gli altri dobbiamo pagare le tasse”. Io amo Francy perché riesce sempre a girare le parole come se dicesse qualcosa di nuovo, è una tecnica che adottavo anch’io agli esami quando non sapevo come rispondere alle domande. Bella Frà se capimo noi due!

Beh insomma ieri mentre pensavo alla mia vita, a quante cose inutili so, a quanto dovrò aspettare per ottenere il mio posto di regina, mi sono tornati in mente i miei anni da coinquilina.

In un mondo perfetto tutti i coinquilini dovrebbero essere così

In un mondo perfetto tutti i coinquilini dovrebbero essere così

Ho vissuto per 6 anni a Bologna, ho vissuto con artisti, punkabbestia, persone di dubbia materia grigia e con Notorious S.

Notorious S. è una mia personale creazione, prima di vivere con me era un semplice ragazzo, con la faccia alla Fazio, intelligente, ubriacone e basta, da quando iniziò a vivere con me io lo trasformai nel coinquilino perfetto.

Andiamo con ordine, vivere con un maschio che in mutande si cuce i calzini non è facile, perché mette in dubbio tutte le nostre certezze sull’uomo che non deve chiedere mai e fa solo cose da maschio. Si potrebbe pensare che essere una femmina e vivere con un maschio (che non è il tuo fidanzato) potrebbe creare delle complicazioni, dei problemi, ma non è così se riuscite a fare quello che ho fatto io: trasformare il coinquilino “x” nel perfetto coinquilino.

Come fare? Semplice. Basta che tu sia una coinquilina di merda. Ma non una di quelle che si fa sbattere fuori di casa perché porta tutti all’esasperazione, devi essere una coinquilina di merda ma in maniera subdola. Per esempio io non cucinavo mai, riuscivo a sopravvivere mangiando patatine e bevendo birra, però facevo la spesa o portavo cose da casa. Ovviamente Notorious non amava il mio regime alimentare e quando alla domanda: “ma non mangi?” io rispondevo: “no, ma se vuoi ho cose prendile pure”, lui ringraziava e piano piano iniziò a cucinare per due, sempre. Geniale Michela. Essere una femmina poi porta i suoi privilegi, per esempio le mie tre scuse preferite erano: 1. Non posso farlo sono una femmina, 2. Non posso farlo sono nera, 3. Non posso farlo sono una femmina nera. Così in barba a qualsiasi lotta femminista o razziale io ottenevo sempre tutto quello che volevo. La casa è un cesso? Ok, io pulisco il bagno tu pulisci salotto e cucina e se ti avanza tempo vieni a darmi una mano. Vedete il segreto per trasformare il tuo coinquilino nel perfetto coinquilino è semplice, tu devi sempre mostrarti che fai qualcosa, lamentati per quanto hai fatto in casa, ammetti che è stancante, mostrati sempre attiva. Certo, ci sono i coinquilini duri, quelli che se si mettono in testa di non fare un cazzo non fanno un cazzo, quelli vanno educati, piano piano, iniziate a costringerli a fare cose, rinfacciategli il fatto che non fanno un cazzo e lentamente abbandonate i vostri obblighi lavorativi a loro. Così per un po’ di tempo, giusto per ripicca. E se questi vi rinfacceranno la vostra mancanza di aiuto, voi mescolate le parole come fa Francy: “io credo di essere uguale a te, noi siamo uguali, non viviamo in una casta, io e te godiamo degli stessi diritti, quindi io adesso ho il diritto di non fare niente, un giorno toccherà a te. Ti voglio bene sai, ti voglio un mondo di bene. Pulisci bene il cesso che Gesù ti guarda, ti amo di un amore immenso” e via così.

Ovvio, il mio metodo va affinato in base alle esigenze, ma la base è più o meno quella che vi ho spiegato. In amore vince chi fugge e in una casa di studenti vince chi è più merda. Attenzione però il metodo va affinato con il tempo, deve essere invisibile agli occhi dell’altro coinquilino, altrimenti vi ritroverete una sommossa in casa e nessuno vuole una situazione del genere vero?

Questa volta però concludo con un’amara storia, a volte miei cari amici e futuri sudditi questo metodo si rivolta contro i più forti, per questo dovete stare attenti. È un attimo passare da coinquilino di merda a coinquilino perfetto, per esempio io ho passato dei meravigliosi anni come coinquilina merda-padrona-passivo-aggressiva. Poi arrivai in India e dopo pochi mesi mi resi conto che facevo cose strane tipo, alzarmi dal letto e rifarlo subito, pulire ossessivamente tutta la casa, specchiarmi nell’argenteria e come un fulmine a ciel sereno capì… ero diventata la coinquilina perfetta, avevo sposato un coinquilino di merda. Quando piangendo lo dissi a Notorious lui mi guardò e sussurrò…. revenge. Alla fine miei cari amici tutti i conti vanno pagati e, inutile dirlo, la vita è dura se non sei papa Francesco.

Mr Grey frigna come Fedez

Io l’ho già detto sono una donna stereotipo, voglio avere sempre ragione, non so parcheggiare e cambio sempre idea. Una cosa che accumuna le persone instabili di mente alle persone sane, anzi, alle donne sane, è che tutte sbagliamo. Tutte quante almeno una volta nella vita si sono guardate allo specchio e hanno detto ad alta voce: “che cazzo ho fatto”.

Succede dopo una sbronza quando ti accorgi di aver scritto ti amo anche al cane di tua nonna, succede dopo una sbronza quando ti sveglia tua madre dicendoti che hai un pranzo di famiglia e succede quando ti svegli nel letto o nel divano di uno sconosciuto. Succede prima o dopo a tutte.

Mi ricordo che una volta in gioventù mi ero infatuata di un giovane ragazzo ricco che si vestiva come un barbone della stazione Termini di Roma, mi piaceva tanto e una mia amica che si è rivelata più sveglia di me da sempre, amava dirmi di stargli distante. Io non volevo sentire ragione, ho rischiato l’espulsione da scuola e probabilmente le piattole. Anni dopo guardandomi allo specchio ho pensato: “che cazzo hai fatto”.

Che cazzo hai fatto è un must have, è come un vestito nero, è una frase che non passa mai di moda, è una situazione che tutte viviamo, purtroppo che tu sia figa o cessa, che tu sia ricca o povera che tu sia una fan di papa Francesco o di Satana poco importa il “che cazzo ho fatto” non te lo toglie nessuno.

Io naturalmente di “che cazzo ho fatto” ne avrei molti da dire, ma il peggiore quello che mi ha veramente ferito dentro è quello che vi andrò a raccontare adesso.

Bene, faccio ammenda, prendo la mia laurea, il mio 110, il mio orgoglio, la mia dignità e dico: “si, vabbé, lo so che avete capito, io ho letto 50 sfumature di grigio”. A dire la verità ho letto anche il secondo libro, il terzo no, non ce l’ho fatta.

50 sfumature

Ho letto quel libro inizialmente per un terribile misunderstanding, io credevo fosse un thriller stile Il codice da Vinci, lo giuro, non so perché ma ero sicura fosse un best seller serio, di quelli che non riesci a smettere di leggere. Quando manifestai la voglia di leggere quel libro alla mia bibliotecaria, lei mi guardò con la faccia un po’ stranita, non era da me una lettura del genere. Quando le chiesi se le fosse piaciuto lei mi disse: “bah non è proprio il primo libro che consiglierei ma va a ruba quindi leggilo se ti va.” Al tempo vantavo delle unghie finte leopardate, il trash si era impossessato di me, ed io non potevo fare altro che abbandonarmi dolcemente al brutto. Iniziai il primo libro e la mia collega di allora mi elogiò il testo, i contenuti, i protagonisti, tutto insomma. Vabbè, leggo, anzi divoro il primo libro e scopro con gioia che mi piace un sacco quel romanzo da casalinghe frustrate, proprio lo adoro. Prego la bibliotecaria perché mi faccia arrivare il secondo libro prima possibile, giuro di leggerlo in due giorni, finalmente arriva. Lo leggo, lo finisco e mi sale un’ansia che non provavo da tempo…. che cazzo ho fatto!

Mi sono ritrovata seduta in poltrona con un libro ridicolo e non capivo il perché. Cioè, diciamoci la verità, il tizio non faceva paura per i suoi gusti sessuali, il tizio faceva paura perché era un maledetto stalker. Questo qua controlla la vita della povera verginella come io controllo la vita del mio cane, poi diciamoci la verità vorreste veramente un uomo che vi controlla 24 ore su 24? Avete presente in quante situazioni all’inizio del mio fidanzamento ho pensato grazie a dio che lui non è qua? Tutte le volte che ho sbadigliato a bocca aperta, le volte che mi sono messa le dita nel naso e le volte che spaventata scappavo da un parcheggio ad s. Poi, mio caro Grey, tutti sti pipponi perché ti piace un po’ di sadomaso, dio re, ma l’hai visto Nymphomaniac? Dai ah, in confronto tu sei un povero dilettante. Inoltre stiamo parlando di una persona dai gusti sessuali particolari, non è che ti piace sgozzare bambini e berne il sangue, insomma stai un po’ tranquillo. Beh insomma alla fine della fiera non basteranno pipponi su pipponi di Umberto Eco, D’annunzio e vattelapesca per far diminuire la vergogna per aver letto un libro come 50 sfumature di grigio ed averlo addirittura elogiato. Se vi state chiedendo se andrò a vedere il film vi rispondo subito che preferirei farmi prendere a frustate da Brunetta mentre mi obbliga a guardare in loop tutti i monologhi di Saviano. E se proprio vi state chiedendo qual è stato il mio ultimo “che cazzo hai fatto” vi rispondo dicendo Tutta colpa delle stelle.