Sopravvivere all’essere donna in India

“La violenza è democratica”, 

Nascere: dal 1994 per i genitori è illegale sapere il sesso del nascituro prima del parto. Molte donne, venute a conoscenza di essere incinte di una bambina, ricorrevano all’aborto, causando uno squilibrio nelle nascite fra maschi e femmine. La prima difficoltà per una donna è dunque nascere.

Crescere: il matrimonio, prima dei quindici anni per le femmine e ventuno per i maschi, dovrebbe essere illegale. Dovrebbe, perché spesso il matrimonio fra minorenni viene celebrato senza nessun problema, soprattutto nei villaggi e fra le persone più povere. 

Se sei donna e non sei ricca potresti sposarti con uno sconosciuto a quindici anni, con un’alta possibilità di diventare subito madre. La seconda difficoltà per una donna (in questo caso, soprattutto se  povera) è crescere serenamente.

Innamorarti: Mi ritrovo in questi giorni a parlare con le mie amiche, madri devote di teenager belli belli in modo assurdo, con tenacia sostenengo che non c’è niente di più bello delle storie d’amore fra sedicenni. Mi ricordano il tempo delle mele e tre metri sopra il cielo, due film che non ho il coraggio di riguardare, ma che al tempo conoscevo a memoria, seppur vergognandomi, perché mi piaceva mantenere quella finta aria da bulla, controcorrente, con il libro dei no global, mai aperto, sul comodino.

In India, invece, anche l’amore fra sedicenni potrebbe essere un problema. 

Il matrimonio organizzato è una pratica ancora in voga, accettata da alcuni e scelta obbligata per altri. Il matrimonio organizzato è molto democratico, tocca tutte le caste, i ricchi organizzano i matrimoni fra ricchi e i poveri fra poveri. La donna deve pagare una dote al marito e alla sua famiglia, dote che perde in caso di divorzio. 

La dote è un premio che la famiglia di lei dà alla famiglia di lui, una ricompensa, un regalino forzato. A volte la famiglia di lei subisce forti pressioni per il pagamento e questa è una causa diretta dell’aborto selettivo. Le femmine costano soldi, ti tocca dargli da mangiare, magari farle anche studiare e una parte dei tuoi soldi sai che andrà alla famiglia del marito. 

Ecco, la terza difficoltà per una donna è: poterti innamorare serenamente di chi vuoi, non doverti preoccupare della dote o dello sconosciuto che dovrai sposare.

Lavorare: ci sono ancora troppe famiglie convinte che la donna debba obbligatoriamente stare a casa a pulire, fare figli, cucinare e stop. Nel migliore dei casi, se la tua famiglia è ricca e convinta che non puoi lavorare in quanto donna, verrai circondata dalle maid, la servitù, come nell’800. 

Se, per tante donne, essere crogiolate dalle serve è un’aspirazione di vita, per molte altre il matrimonio preclude la strada del lavoro e quindi dell’indipendenza. La mancanza di risorse proprie rappresenta un ostacolo per la donna che vuole fuggire dal marito, o dalla famiglia del marito, in caso di abusi. 

Spesso le donne sono intrappolate in rapporti violenti perché la loro famiglia non le riprenderebbe a casa, in caso di divorzio, e senza il marito non saprebbero dove andare. Anche in questo caso le tradizioni colpiscono donne povere o ricche, anche le tradizione sono democratiche. La quarta difficoltà per una donna è l’indipendenza.

La famiglia: spesso la donna quando si sposa va a vivere nel paese del marito, lontano dai suoi cari. Tradizione che complica la situazione della donna in caso di abusi, lontano dai propri affetti, spesso costretta in un matrimonio organizzato, senza risorse proprie. In questo caso le più svantaggiate rimangono le donne delle caste più basse perché, se qualcosa sta cambiando nelle caste più alte e nelle città, le donne più povere e le donne dei villaggi rimangono spesso vittime sole della violenza di mariti e della famiglia del marito. La quinta difficoltà per una donna è: essere tutelate o aiutate in caso di violenza domestica.

L’ultima, e la più difficile da accettare, è  la possibilità di scegliere chi vuoi essere nella vita

Io, Michela, figlia di infermieri non ho mai dubitato del fatto che da grande avrei potuto fare qualsiasi tipo di lavoro, ho passato tutte le fasi: parrucchiera, astronauta, suora, suora alla sister act, suora missionaria, suora di clausura, aiuto bestie di satana, barista, cameriera, attrice, scrittrice, insegnante di yoga, dio. 

Probabilmente, se fossi nata in India e fossi stata Michela figli di infermieri da grande avrei scelto fra la moglie e la moglie, e questo è quello più ci deve far riflettere.

In questo clima di impotenza cosa possiamo fare noi espatriati, o noi donne del cosiddetto “primo mondo”? Possiamo dare il buon esempio, sempre continuamente, costantemente, dobbiamo dimostrare che un altro mondo è possibile. 

Un mondo in cui le donne e gli uomini vivono serenamente, un mondo in cui la donna non deve essere relegata a semplice schiava della casa, obbligata a sentirsi appagata in quel ruolo, sminuita se non ha figli, se non decide di sposarsi. L’uomo non deve essere un semplice mulo da soma, forzato ad essere insensibile, privo di qualsiasi debolezza, sicuro sempre e comunque, magari un po’ manesco, possessivo e ASSOLUTAMENTE riluttante a qualsiasi lavoro casalingo. 

La parità di genere è un risultato a cui dobbiamo aspirare sempre, dobbiamo essere un modello per tutti i paesi che purtroppo hanno ancora troppe difficoltà per quanto riguarda i diritti per le donne e parlo di diritti elementari, come quello di non essere uccisa solo perché sei donna. 

Io, in questa grande democrazia, che è bella proprio perché è varia, ho scelto di fare un piccolo gesto per queste festività imminenti, ho deciso di donare all’associazione Deep Griha perché sostiene progetti per il gender equality, l’autonomia delle donne e fa prevenzione su temi importanti quali l’AIDS. 

Io, Michela, mancata, parrucchiera, astronauta, suora, suora alla sister act, suora missionaria, suora di clausura, aiuto bestie di satana, barista, cameriera, attrice, scrittrice e dio, spero vivamente che la parola FEMMINICIDIO, smetta di essere un tabù.  

Dobbiamo aprire gli occhi e prendere atto del fatto che ogni anno, ogni giorno, troppe donne muoiono, sistematicamente, solo perché sono donne e solo perché non hanno la possibilità di essere altro nella vita, se non una pancia, pronta per gonfiarsi di un’altra vita. Dobbiamo far si che non ci siano più donne che “seguono il loro destino come una spiga al vento, aspettando che la vita passi come un soffio”*

* ferite a morte

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2 pensieri su “Sopravvivere all’essere donna in India

  1. Anch’io lo recupero in forte ritardo, leggendolo con molto piacere!
    I tuoi post sono sempre estremamente interessanti, perché parlano di una realtà che tu stai vivendo quotidianamente e che riesci sempre a comunicare in modo semplice, diretto ed efficace!!!

    Liked by 1 persona

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