Requiem for Padania: Atto III. La fine di un era.

Essere vegetariani in Veneto è un po’ come andare in giro con una maglia con scritto: “ISIS mon amour”. Non sei accettato molto volentieri.

Non aiuta il fatto che, in televisione, i vegetariani, siano mostrati come dei nazi-animalari pronti a uccidere chiunque non ami in maniera morbosa e malata tutte le mucche, maiali, cani e gatti del mondo. Io, per esempio, voglio solo mangiare in pace, senza che niente e nessuno mi rompa le palle, ma qui in Veneto le stranezze non sono ben accette e io amo questa regione anche per questo.

L’Italia però è un paese che cambia in maniera sconvolgente e, se i giovani d’oggi negano questa verità palese, mio zio non si fa di certo sfuggire il fatto che tutto sta lentamente andando a ramengo e per ramengo intendo che tutto sta prendendo una deriva mussulmana!

La certezza che il mondo si stia “mussulmanizzando”, deriva naturalmente da una leggera ossessione verso i canali televisivi locali, canali dai nomi mai sentiti, reti televisive che non pensavo esistessero più dopo la diffusione di youporn, sito che ha provocato, nei poveri pensionati, un vuoto colmabile solo con un odio verso la globalizzazione.

L’amore reciproco con mio zio si basava sulla sua solida certezza che io non fossi nera, ma fossi solo leggermente abbronzata, sempre, tutto l’anno. Il suo amore verso di me lo alimentavo mangiando sempre tutto quello che mi offriva, compreso il salame alle otto del mattino, l’ombra de vin alle otto e trenta e la grappa alle nove.

Il mio fegato, l’estate scorsa, stava quasi per esplodere, ma per mio zio facevo questo e altro.

Conoscendo e amando mio zio da un tempo immemore, mesi fa incaricai mia madre di dargli l’amara notizia in modo da spianare il terreno e rendere il mio ritorno da vegetariana meno traumatico. Mai ci fu sbaglio più grande.

Innanzitutto vorrei dire che in Veneto ammettere di essere vegetariani è un po’ come andare vestiti da suore ad un raduno di adepti di Anton LaVey, un massacro. Aver incaricato mia madre di dare la triste notizia, ha fatto si che mio zio avesse tutto il tempo per pensare alla cosa, metabolizzare, escogitare teorie e adesso è sicuro che io sia diventata mussulmana.

Questa certezza, alimentata dalla scoperta che io non sono abbronzata tutto l’anno ma sono proprio nera, gli crea dei dubbi amletici che non so come dissipare. Sono sicura che lui mi ami ancora, ma allo stesso tempo mi teme, non capisce e, soprattutto, non sa come riportarmi sulla retta via!

Mescola urla a sussurri imploranti in cui mi descrive quanto siano succulenti gli insaccati che ha appena fatto, ai miei secchi no risponde inizialmente con indifferenza per poi scagliarsi contro i terribili “marocchini indiani” che mi hanno trasformato nel mostro attuale. Inutili gli sforzi per fargli capire che sto bene lo stesso, che non si deve preoccupare, per lui sono persa, ormai sono solo una triste pedina del terribile ISIS.

In un mondo che sta perdendo tutte le certezze, un mondo in cui perfino una donna può diventare sindaco di Roma mio zio si dispera e guardandomi da distante bestemmia, triste e solo. Mostrandomi un panino con il salame urla: “Te magni ovi e fornaio ma e gaine no? Vedito che te si perversa”.

È un triste giorno per il Veneto stato indipendente, io ho capito che non sarò mai accettata fra i compagni leghisti e mio zio sta lentamente scoprendo di avere uno straniero in famiglia. Prima o poi doveva succedere, ma era sicuramente meglio quando si stava peggio!

Forza zio, forza padania stato indipendente.

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2 pensieri su “Requiem for Padania: Atto III. La fine di un era.

  1. Anche a casa nostra la notizia di virata verso il veganesimo non è stata bene accolta. Anzi, ha fatto un passaparola in una famiglia come la mia, dove di solito tutti si fanno i cazzi propri. Una notizia che pensavo non interessasse a nessuno, visto che comunque cosa mangiamo interessa solo noi stessi. Mi arrivano (anche a me dallo zio) email preoccupate che chiedono “Ma i vegani come sono visti in Argentina?!”. Chissà, penserà che li fanno a pezzi… Invece esistono, ma a farli a pezzi ci pensa la stampa locale. Successe che una parrilla (locale dove si fa carne alla griglia, popolare quanto le pizzerie in Italia) avesse bisogno di pubblicità e incaricasse ignoti di vandalizzare le proprie saracinesche con scritte pro-vegan. Successe che detta parilla il giorno dopo venisse intervistata da più reti televisive e giornali per riportare l’accaduto E GUARDA CASO anche nome, indirizzo ed elenco delle specialità di suddetta parilla. Cattivi vegani! Degenerati! Deviati! Contronatura!

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