Sopravvivere al ritorno

Sono appena tornata da una vacanza a Bali, e come ogni ritorno l’India ti accoglie a sberle in faccia. Arrivi da un posto in cui la gente miracolosamente non mente e tu ti ritrovi spaesato, aspetti la fregatura che non arriva e ti chiedi come sia possibile che queste persone vivano di turismo e non provino a fregare i turisti!

Il sospetto è il primo sintomo dell’indianizzazione, se non credi a nessuno, guardi tutti con diffidenza e assumi un atteggiamento aggressivo da subito, allora sei perfettamente integrato in India.

Le rotture di palle, dicevo, iniziano da subito per il povero expat che ritorna in India dopo un periodo di vacanza. Atterri a Mumbai e subito i portantini iniziano a molestarti chiedendoti di poter portare la tua valigia, segue il tizio del prepaid taxi che ci fornisce un taxi per un prezzo per poi scoprire che il prezzo è maggiore ma lui ha finto di non sapere.

Urli, ti incazzi, maledici l’India e quando il tizio con un sorrisetto ti dice: “vivete qui da più di tre anni e ancora non avete imparato?” capisci perché in India l’omicidio non dovrebbe essere illegale.

In questo quadro di desolazione e odio cedere alla malinconia e agli atteggiamenti più sbagliati (tipo sbattere con forza la testa sul muro) è veramente facile, avere pensieri omicidi è molto comune, sognare di far esplodere tutto e tutti capita quasi ogni notte!

Io, dopo due anni in inferno, ho trovato il modo per accettare l’India dopo un periodo di assenza senza ricorrere all’omicidio. La soluzione è semplice, mi sveglio prestissimo e all’alba faccio yoga o esco a fare una passeggiata.

Lo so, è una soluzione difficile per chi lavora perché diciamocelo con la prospettiva di una giornata lavorativa in India, paese in cui i problemi nascono anche per spostare una matita dal punto A al punto B, l’idea di svegliarsi all’alba non è allettante, ma vi posso assicurare che è molto terapeutica.

È una soluzione molto hippie e noi, persone incastrate in questo limbo maledetto, gli hippie li odiamo e quando li incrociamo per strada gli sputiamo addosso veleno e maledizioni, ma vi assicuro che l’alba è un momento perfetto in India.

All’alba, tutto è tranquillo, c’è ancora quella serenità portata dalla notte, le persone lentamente si avviano al lavoro, o a comprare la frutta. Non c’è fretta all’alba e non c’è la voglia di disturbare il prossimo con clacson o con assurde richieste.

I rickshaw driver non cercano di fregarti e non hanno voglia di contrattare, a volte neanche di lavorare perché l’alba è un momento che tutti vogliono assaporare. Sembra quasi di stare in un paese diverso, popolato da persone molto più calme.

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Pune all’alba senza traffico.

Ti chiedi perché questo stato d’animo non si protragga più a lungo, almeno fino a tarda mattinata, ma l’India è così, regala questi piccoli premi per essere riuscito a sopravvivere e dopo torna tutto come prima, perché la felicità in India te la devi guadagnare, la devi sudare e tutti fanno di tutto per ricordartelo sempre.

All’alba l’India ti ricorda che tutto è possibile e che tutto alla fine torna ad essere come prima, non ci sono certezze, non ci sono problemi, non c’è niente, c’è solo una calma strana che tu sai durerà pochissimo, il tempo per rendertene conto, per apprezzarla e sarà già arrivato il solito caos.

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Varanasi all’alba.

L’India è così da pochissimo e da quel poco devi trovare il tuo tutto, forse è un insegnamento di vita, forse ci vuole far capire che la felicità arriva dalle piccole cose, o forse no, forse vuole solo farci dannare, così per gioco.

Attenzione perché mentre ci deride ci ricorda che siamo solo delle piccole formiche dentro ad un formicaio enorme. Noi lottiamo e l’india ride.

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Varanasi all’alba.

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2 pensieri su “Sopravvivere al ritorno

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