Sopravvivere al marito in India

I consigli per sopravvivere a Pune potrebbero essere infiniti, potrei dirvi di non indossare vestiti con colori troppo sgargianti o scollature troppo accentuate, potrei consigliarvi di rispondere sempre di sì giusto per mettere in difficoltà gli indiani colpendoli con la loro stessa arma, potrei consigliarvi di fare ore e ore di meditazione oppure potrei darvi il grande consiglio: fare del bene!

Le rotture di coglioni in India possono arrivare da tutti gli angoli, ti aspettano, ti guardano, ti studiano e appena ti conoscono bene, ti attaccano. Chi lavora in India riconoscerà due nemici della pace interiore:

– gli indiani che lavorano con te: ci sono gli indiani bravi che solitamente sono di casta inferiore, non saliranno mai gerarchicamente, sono simpatici, solitamente sono i primi a lasciare l’azienda. Ci sono poi gli indiani inutili: solitamente di caste alte, inutili allo sviluppo dell’azienda, abili nel mentire e nel trovare qualsiasi scusa per non lavorare, solitamente sono stati assunti da un grande capo e sono impossibili da licenziare, non lasceranno mai l’azienda.

– il traffico: chiunque lavori nei dintorni di Pune sa che dalle 6 alle 8pm, qualsiasi strada tu faccia, ad un certo punto ci sarà sempre un camion messo in orizzontale che non riesce ad attraversare la tangenziale perché altri automobilisti gli impediscono la manovra. A quel punto tu sei lì, bloccato nel traffico per ore, basterebbe che tutti si fermassero un attimo e lasciassero passare il camion ma è troppo semplice e la semplicità in India non paga affatto.

Ecco, SE in queste due situazioni, tu uomo che lavori, non uccidi nessuno, hai fatto del bene.

La moglie che segue il marito in India invece ha molto tempo libero e cerca di occuparlo nei modi più disparati. Non avere una routine ferrea, come quella del marito, ti porta ad andare incontro alle rotture di coglioni più disparate, queste piovono dal cielo, sono sempre diverse e sempre inaspettate. Può essere l’acqua che manca, la luce che viene a mancare proprio quando avevi quasi finito di fare una cosa, la maid che non pulisce ma si nasconde, il cane che piscia  in giro per casa quando non c’è acqua corrente, e tu come pulisci? A forza di bestemmie. Può essere il giardiniere che entra in casa a piedi scalzi, esce, pesta il fango e sorridente torna dentro casa trascinandosi il fango ovunque. Può essere che la maid abbia lasciato APERTO un barattolo di carne per cane che aveva intelligentemente NASCOSTO, questo ha fatto i vermi, dai vermi sono nate le farfalle e lei serenamente continua a dare la colpa a te. In questo scenario fare del bene è semplice, basta non ammazzare nessuno, usare questa esperienza per imparare a farti scivolare addosso i problemi, guardarli passare come le nuvole nel cielo. Il vero problema arriva quando la rottura di coglioni è interna al tuo nucleo famigliare. Ossia, come sopravvivere ad un marito che si sta indianizzando?!

Mio marito è il mio peggior nemico, io non condanno la Disney per aver dato a noi donne un’idea sbagliata di uomo perfetto, io condanno Rolling Stone che per anni ha creato il falso mito del musicista bello, dannato e marito perfetto. I musicisti sono bestie di Satana, sono persone strane, non vivono nel nostro stesso pianeta e quando si tratta di rompere i coglioni danno del filo da torcere agli indiani. PCLPLDCDNT è diabolico, ripete senza rendersene conto tutti gli atteggiamenti indiani che odio e lo fa nel weekend, i giorni in cui io non ho a che fare con la mia maid e diciamolo, sono i giorni più felici.

Quando PCLPLDCDNT senza rendersene conto si trasforma in un indiano, io perdo il lume della ragione, non ce la faccio, mi dimentico dello yoga, della meditazione, delle storie di Terzani, dell’amore vero, del mio grande piano di trasformarmi in Osho e gabbare milioni di occidentali, insomma, divento una bestia. Inizialmente pensavo fosse una cosa solo mia, poi ho scoperto che altre mogli soffrono della sindrome chiamata “indianizzazione del marito”. Le povere donne soffrono e urlano, si chiedono perché e urlano, i mariti dicono sì, fanno no con la testa e non ascoltano. Atteggiamento tipico indiano. Io non ho la presunzione di avere la ricetta magica per cambiare il marito ma da poco ho scoperto una tecnica, io me ne vado! Esatto, mi vesto, sbatto la porta di casa e me ne vado, mi faccio un giro, mando a fanculo tutti e faccio qualcosa di buono, qualsiasi cosa. Saluto gente a caso sorridendo, faccio un chilometro a piedi o regalo qualcosa ai bambini per strada. Per esempio sabato anziché ammazzare mio marito e il cane, ho deciso di comprare delle patatine a dei bambini che facevano l’elemosina. Sono entrata in un fast food, ho aspettato 30 minuti per delle patatine, ho guardato tutti gli indiani che entravano dopo di me ricevere il cibo prima di me, ho fissato per 30 minuti con cattiveria la commessa e quando la rabbia ormai era esplosa in un sibilante: “WHERE IS MY FUCKING FOOD?”, il cibo è arrivato. I geni avevano sbagliato e l’avevano dato ad un indiana a caso. Ecco, io potevo saltare al collo della commessa e strapparle la pelle a morsi, potevo urlare come una pazza, fare complain e ricevere cibo gratis per sempre, invece ho deciso di regalare il mio cibo ai bambini in strada. Naturalmente gli stessi bambini mi hanno chiesto ancora più soldi, naturalmente non volevano solo cibo e probabilmente mi fermeranno per sempre chiedendomi un’offerta ma immediatamente mi sono sentita un po’ meglio. Sono tornata a casa e sapendo di aver fatto una cosa buona ho affrontato la bestia di satana con più calma. Certo, può sembrare un po’ egoista fare qualcosa solo per sentirti meglio, ma è sempre meglio del non fare niente e morire di rabbia, di traffico e di stress. Io credo che l’India ti offra sia la possibilità di odiare ma anche quella di curarti dal tuo odio, e insomma qua motivi per odiare tutti ce ne sono a bizzeffe ma fortunatamente ci sono anche mille modi per rimediare e per farti tornare sereno. Adesso vado in orfanotrofio e speriamo che tutto vada più o meno bene almeno lì! Donne di Pune se volete fare del bene, sopportare il marito, non uccidere né il cane né la maid queste sono le mie regole, poi vedete voi insomma!

P.s PCLPLDCDNT (persona che lavora per la ditta colpevole del nostro trasferimento)

P.p.s Il nome dell’orfanotrofio è BSSK.

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6 pensieri su “Sopravvivere al marito in India

  1. Ti regalo una frase del nostro veneto che potrai pensare o dire o ululare alla persona che dindoneggia con la testa senza ascoltarti. ” ti ga la merda n’te le rece”.

    Oppure contare fino a dieci pensare a qualsiasi altra cazzata e ricominciare.

    Ciao e fa la brava…….

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  2. Uahahahah! Lo faccio anch’io, solo che il coinquilino non è in India ma in Svezia.
    Una volta me ne sono andata mentre faceva la doccia, senza dire niente.
    Naturalmente all’uscita dalla doccia ha rischiato l’infarto.

    Quindi non l’India, purtroppo.
    E’ che sono fatti così:
    no i ghe riva.

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