Requiem for padania. Parte seconda

Quando torno in Veneto sono sempre “costretta” a correre ovunque per incontrare parenti ed amici, questi hanno sempre tantissime novità, chi si sposa, chi convive, chi si lascia e chi, con mio sommo sbigottimento, figlia. L’Italia è un paese con tantissime incertezze, il Veneto invece non cambia mai, la Lega ha stravinto e noi sappiamo che da oggi in poi torneremo tutti ad avercelo duro come una volta… forse. Sì, forse, perché anche i miei amati Veneti dopo anni di penetrazioni-anali-politiche ci vanno un po’ con i piedi di piombo, perché sì, hanno votato Zaia, ma sono pronti a cambiare idea se non vedono il cambiamento, per cambiamento intendo fora dai cojoni tutti sti extracomunitari.

In questo mare di incertezza c’è una persona che non cambia mai e questo è il mio mitico zio. Lui è Veneto DOC e non ha mai smesso di credere nella grande padania, lui affrontò i grandi scandali della Lega con tenacia e devozione, rispondendo alle accuse sempre con la stessa frase “fatte i cazzi tui brutto/a comunista”. Mio zio lo amo, perché in un mondo in cui la gente non riesce a tenersi la stessa opinione neanche per cinque minuti, lui è fermo nelle sue convinzioni. Mio zio è un esempio per le generazioni future, è un uomo d’altri tempi e come gli uomini che fanno la storia ha fatto della sua vita una lotta contro un nemico ben preciso: sti maledetti comunisti.

Siamo abituati da anni a sentir parlare di questi comunisti come un’entità fantasma, come qualcuno che c’è ma non c’è, persone che non si capisce bene dove siano e cosa pensino. Nessuno si autodefinisce comunista e c’è addirittura chi sostiene che il comunismo, come il fascismo, sia morto. Per quanto riguarda i fascisti, beh, è facile individuarli, solitamente non fanno mistero del loro credo manifestando attraverso link di Fb il loro amore a Benny e ripetendo in loop la frase “i treni arrivavano in orario”. Come facciano delle persone nate negli anni ’90 a sapere a che ora arrivassero i treni negli anni ‘30 ancora non me lo spiego. Per i comunisti il problema è più complesso, come diceva Frank Hi-Nrg “sono intorno a me ma non parlano con me, sono come me ma si sentono meglio”. Naturalmente mio zio non mi ha mai dato una lista dettagliata delle caratteristiche del comunista, ma in tutti questi anni ho seguito passo per passo la sua lotta e sono riuscita a carpire qualche caratteristica che indica un inequivocabile: “malattia comunista”.

– I comunisti veneti (de merda) non bestemmiano, questo li rende sospetti e poco propensi alle attività tipiche del “veneto pensionato” ossia la famosa partitella a carte in osteria.

– I comunisti veneti comprano cose al mercato equo e solidale tipo “riso thailandese”. Essendo “persone de merda” non mangiano “ a merda che i se compra” ma la regalano a veneti da convertire. Mio zio ha capito il trucco, infatti ogni volta che fiuta qualcosa di extracomunitario reagisce con orrore perché “co tutta a roba bona veneta che ghemo te vorè mia che magna e robe cinesi”.

– I comunisti veneti preparano la fonduta a capodanno anziché il famosissimo musetto, creando scompiglio e malumore.

– I comunisti veneti si nascondono SEMPRE nelle amministrazioni comunali, creando leggi comunali comuniste a favore di altri comunisti.

– I comunisti veneti solitamente indossano la maschera del perfetto vicino di casa, pronto a spiare qualsiasi mossa del buon leghista.

– I vegetariani/vegani/fruttariani/crudisti sono tutti SEMPRE comunisti.

Lo so, da questo elenco può sembrare che mio zio sia una persona leggermente razzista, in realtà non è vero, anche Gesù quando si incazzò al mercato ci insegnò che un po’ di rigore non guasta mai in questo mondo privo di certezze. Mio zio, per l’appunto è un pastore, lui porta la sua saggezza nel mondo e non si fa spezzare dalla contemporaneità, grazie a lui ho sempre sognato di diventare una perfetta leghista e nonostante il mio perfetto dialetto veneto lui mi sprona sempre a fare di più. Essendo lui una persona che non discrimina parla in dialetto con tutti, anche alla famiglia di africani che appena arrivata in Italia non parlava bene l’Italiano. Mio zio li ha messi alla prova e adesso sono parte integrante della società locale, io so che lui è fiero di loro ma non può dirglielo perché il “perfetto veneto padano MAI comunista e fedele al partito” non fa complimenti, ma guarda e dirige lottando, senza tregua per un mondo migliore, un mondo in cui ci sono meno sushi wok e più sopressa-bar.

Annunci

10 pensieri su “Requiem for padania. Parte seconda

  1. Ahahahaha mi hai fatto sbregare. Anch’io ho uno zio (e dei cugini!) così. Non mi definirei comunista ma mi rivedo in quasi tutti i punti sopra citati quindi mi metto di diritto nella lista di quelli che tuoi zio odierebbe (però a briscola lo straccio, diglielo) 😛

    Mi piace

  2. Mi hai fatto troppo ridere!!! Anche mio papà comunque parla in dialetto mantovano con gli extracomunitari che lavorano con lui, per abituarli…e anche lui guarda con sospetto tutto quello non è ‘roba nostra’ da mangiare 😂😂😂

    Mi piace

  3. Pingback: Requiem for Padania: Atto III. La fine di un era. | sopravvivereinindia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...