L’arte di tacere

Quando ero piccola i miei genitori mi ripetevano che dovevo imparare a tacere, perché tacere è un’arte e impararla non è così semplice come tutti credono. Mi ripetevano che se volevo essere promossa, non avere rogne, dovevo imparare a tener chiusa la bocca anche se mi sembrava impossibile farlo, anche se non andava di moda e non era per niente da ribelle.

Ho imparato a tacere a catechismo quando ho notato che le mie ridicole domande portavano solo guai e urla della suora, ho imparato a tacere veramente quando ho capito che se stai zitta le persone credono che tu abbia un sacco di cose da dire. In realtà io sto zitta perché se taci e solo ogni tanto esprimi la tua opinione, come se fossero vere perle di saggezza, le persone ti credono molto più intelligente di quanto in realtà tu non sia.

Tacere è anche un’ottima arma contro le figure di merda. Purtroppo con l’avvento di Facebook tacere è diventato veramente out, non si fa, perché non esprimere opinioni a caso significa non esistere in questo mondo in cui tutti devono scrivere qualcosa su tutto, soprattutto se non sanno di cosa stanno parlando.

Non so se è per il fatto che sono nera o perché la gente scema la scelgo con cura, ma spesso le discussioni in mia presenza iniziano con “non sono razzista ma”, una premessa abbastanza inutile perché spesso è seguita da un’infinità di teorie e complotti ai danni di persone che hanno commesso un unico crimine, nascere negri. Che poi in realtà mica l’abbiamo deciso noi di essere negri, ma forse nessuno l’ha mai spiegato ai sostenitori di “non sono razzista ma”. Le discussioni più felici si concludono con “si ma io non generalizzo, per esempio tu non sei così” io solitamente non faccio notare al mio interlocutore che io sono una regolare cittadina italiana che parla dialetto veneto meglio di lui, quindi fra i due il più extracomunitario non sono io.

I “non sono razzista ma” sono solo un pretesto per portare avanti teorie per lo più ridicole, solitamente sono le stesse persone che “tu non sei madre non puoi capire, tu non sei in Italia non puoi capire, tu non sei indiana e non puoi capire o tu non puoi capire e basta”, dato che non posso capire io ho deciso di tacere e osservare fino a che punto l’uomo può rendersi ridicolo. Iniziamo con la madre che non vaccina il figlio perché l’ha visto alle Iene per poi disperarsi quando questo si ammala, continuiamo con l’animalista che guai alla sperimentazione animale ma va bene curarsi con metodi scoperti grazie alla sperimentazione animale. Finiamo con i ragazzini delle superiori che non avendo di meglio da fare decidono di giocare a fare i fascisti, che quando c’era Mussolini si stava meglio ma loro lo sanno solo per sentito dire che tanto in quegli anni stavano belli al caldo nei sogni dei loro bisnonni.

Sfortunatamente non perdiamo mai la voglia o lo stimolo per parlare, non prendiamo mai la palla al balzo cogliendo l’occasione per tacere. Eppure dopo la tragedia di qualche giorno fa di motivi per tacere ne avevamo più di 700, ma no, noi dobbiamo parlare, dobbiamo dire che certa gente visto che nasce dalla parte sbagliata del mondo forse dovrebbe imparare a convivere con la guerra o con la merda e starsene a casa propria. Forse non riusciamo a tenere per noi il fatto che se noi fossimo “fra quelli che contano” avremmo fatto tutti in modo diverso, che poi alla fine chi ce li vuole questi a casa nostra. Forse ancora una volta abbiamo perso più di 700 occasioni per riflettere e tacere. Per capire che l’essere nati dalla parte giusta ci rende solo più fortunati di sicuro non ci rende migliori. Forse ancora una volta abbiamo perso più di 700 occasioni per pensare e stare zitti, che poi va a finire come l’anno scorso, vi passa la moda del leader del momento e vi pentite di tutto quello che avete condiviso. L’arte del tacere è un’arte difficile, nemmeno io la so applicare con diligenza e non so se sono i vestiti verdi che vi danno alla testa o se è la primavera ma, con presunzione, credo di parlare nell’interesse di tutti consigliandovi per un attimo di spegnere il televisore, zittire Matteo che ormai è ovunque e tacere, per rispetto di tutti quelli che un cervello ancora ce l’hanno anche se sono nati dalla parte giusta del mondo.

matteo-salvini-640

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