Tratta degli schiavi e pretty woman

Ho scritto e cancellato questo articolo mille volte perché più che un normale post è un grido di aiuto: come faccio a far capire alla popolazione indiana che io non sono la valleta-concubina-donna delle pulizie di un uomo bianco ma sono sua moglie?!

La storia va spiegata fin dagli inizi.

Io sembro più giovane della mia età, lo so bene e me lo dicono tutti. Anche in Italia vengo spesso scambiata per una ragazzina e alla mia festa di addio al nubilato una barista mi guardò impaurita e mi disse: “ma scusa se te lo chiedo, ma quanti anni hai? Perché sembri una bambina!”

In discoteca, al bar o dal tabacchino io dovevo sempre avere la carta d’identità pronta perché per anni nessuno credeva che io fossi maggiorenne. Arrivata nella più grande democrazia del mondo tutto ovviamente si complicò. Complice il fatto che mio marito per quasi due anni aveva vissuto da solo quando arrivai qui tutti mi scambiarono per una semplice maid assunta da un uomo italiano. Una maid che parlava italiano e si vestiva all’occidentale.

Fin dagli inizi nessuno mi salutava e i sorrisetti maliziosi si alternavano alla sfacciataggine che, poi ho scoperto, scompariva quando mi vedevano in compagnia di altre expat più grandi di me. Ma alla fine si sa, di questi tempi bisogna inventarsi un lavoro e probabilmente devono aver pensato che per gli uomini bianchi la tratta degli schiavi era tornata in voga.

La prima persona che mi fece capire il mio status di maid presunta fu una bambina che una sera chiese a mio marito: “ma scusa chi è la donna che vive con te? Quella che porta il cane?” quando mio marito gli disse che io ero sua moglie lei gli rispose: “QUELLA? TUA MOGLIE?”. Anche i bambini mi credono una maid. Se i bambini sono innocenti i grandi lo sono un po’ meno infatti l’altra sera mi suonano alla porta per chiedermi una cosa e esordirono dicendo: “l’uomo che vive con te”. Io mi ero appena buttata in divano, il pranzo di pasqua e il vino di pasqua mi fecero addormentare subito. Vi lascio immaginare la mia faccia quando sentii “l’uomo che vive con te” naturalmente non realizzai subito di chi diavolo stessero parlando e gli risposi: “who??? Chi è l’uomo che vive con me?!” loro si guardarono, mi guardarono e lentamente ripeterono “ma si l’uomo che vive con te” facendo una faccia ammiccante. Manco fossi Julia Roberts in Pretty woman.

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Io, ve lo giuro, mi impegno, mi vesto a modo, ho completamente abbandonato i pantaloni corti ed esco solo con pantaloni lunghi, sguardo cattivo e postura da donna adulta ma niente non funziona. Quando ai tizi ho risposto: “ah mio marito” seguì un minuto di silenzio in cui, sono sicura, loro elaborarono la risposta ma non riuscivano a credere alle loro orecchie, infatti continuarono a parlare di lui come “l’uomo che vive con te”.

Questo spiacevole misunderstanding, il mio mancato status di donna sposata, mi mette direttamente nella categoria più bassa della scala gerarchica. Io sono convinta che loro credano che io sia una concubina/maid/dog sitter 24h su 24, quindi verso di me hanno lo stesso rispetto che si porta per gli ultimi degli ultimi, sono tipo un intoccabile!

Se per le altre mogli i tipi che lavorano nella mia society hanno un rispetto assoluto con me sfogano tutte le loro frustrazioni. Sorrisetti, prese per il culo, agguati in ascensore e atteggiamenti al limite dell’irriverente… cose che non vedevo dalle medie!

Per un periodo andavo in orfanotrofio con una mia amica che aveva il driver, il povero cristo passava a prendermi e solo dopo andavamo a prendere la mia amica. Io, che sono stupida, ci ho messo tre mesi per capire che i security guys mi prendevano apertamente per il culo perché credevano che io per due giorni alla settimana scappassi per qualche ora con il mio amante! E non è mica finita qua la storia. Ricordo quel giorno che alla mia richiesta di aprire la palestra si inventarono dei lavori di manutenzione perché non avevano voglia di prendere le chiavi ed aprire poi il manager si accorse che ero io a chiederle allora si scusò e mi mandò dal tizio con le chiavi. Io ero così basita che non sapevo neanche cosa dire.

Alla fine della fiera, voi che siete donne evolute e rispettate come faccio a far capire alla più grande democrazia del mondo che non sono una donna delle pulizie/concubina/dog sitter ma sono semplicemente una donna nera sposata con un bianco?!

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11 pensieri su “Tratta degli schiavi e pretty woman

  1. Oh cielo, non so proprio cosa dire. Sentirsi così non deve essere per ninete facile.
    Limonare continuamente con tuo marito in ascensore, sull’entrata del palazzo, nel negozio dove vai a far la spesa di solito…pensi che possa servire? magari così capiscono. ma si può limonare in pubblico o di prendono a pietrate.
    Che posto strano l’India…

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  2. Il mio vecchio capo (vecchio solo in senso temporale, non anagrafico) ti avrebbe detto Mettiti un paio di occhiali da vista, pure finti, ti danno subito quei dieci anni in piu’.
    Che pesantezza, pero’!

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