La teoria del caos indiano

Sono tornata nella più grande democrazia del mondo, ci siamo, I’m in town!

Per spiegare il mio ritorno devo ricordare ai miei più recenti lettori un fatto importante: l’India è un paese che si regge sul caos, senza di esso qua cade tutta la baracca. Il caos non è solo la conseguenza di una nazione sovraffollata, il caos è una ricerca costante da parte degli indiani, loro vogliono il karma dalla loro parte e il caos dilagante.

Per esempio, vicino a casa mia hanno finalmente ultimato un bellissimo sottopassaggio, geniale perché è in un punto strategico e ti permette di non perdere tempo facendo un giro della madonna. Bene, non si sa per quale motivo il sottopassaggio ha una sola corsia, l’altra corsia non l’hanno ancora costruita. Qua la gente non ha tempo da perdere allora pensa bene di imboccare il sottopassaggio contromano… geniale perché la gente rimane imbottigliata nel sottopassaggio e quasi ti conveniva fare la strada più lunga! Li adoro.

L’india ti prepara al caos già dall’aeroporto. L’immigrazione di Mumbai grazie a dio è cambiata, però i piccoli genius hanno deciso che dividere indiani e non indiani era troppo ordinato, troppo fuori dagli schemi, quindi sono tornati alla vecchia fila mista, con indiani che si ammassano sopra di te, spingendo come dei pazzi. Amazing. Un tizio arabo all’immigrazione ha saltato tutta la fila, con l’approvazione di tutti, è arrivato davanti, ha deciso di scavalcare la transenna e mettersi direttamente per primo nella fila accanto. Nessuno ha contestato, io avrei voluto dirgli qualcosa ma le persone vicino a me gli sorridevano, magari era il fratello di Maometto e si sa i BIG non fanno la fila.

Terminata la ridicola farsa all’immigrazione mi avvio verso i bagagli. Il delirio. Un indiano ad un certo punto mi ha SCAVALCATA (lo giuro) per catapultarsi sul nastro e prendere il suo bagaglio quasi al volo. Io, basita, ho cercato di capire perché uno deve quasi ammazzarsi e ammazzare per prendere un bagaglio, l’unica spiegazione che mi sono data è che forse era Pablo Escobar e aveva qualcosa da nascondere. Fratello di Maometto e Pablo Escobar, insomma Mumbai è un aeroporto che pullula di persone importanti.

Finalmente riesco ad uscire dall’aeroporto e… e cosa? E niente, non c’era nessuno ad aspettarmi. Mio marito ormai si è indianizzato e la puntualità per lui è un concetto astratto, mi ha fatto aspettare 45 minuti come una babba. Io ero ferma, immobile, davanti ad una fila immensa di indiani che mi guardavano. Ad un certo punto un tipo ha spuzzato una roba contro le zanzare che ha sprigionato un fumo che non vedevo dalle registrazioni della caduta delle torri gemelle. In quel momento ho sorriso perché quando le cose iniziano così, a caso, io so che andranno bene. Perché in India ti può succedere di tutto e se in un giorno non succede niente vuol dire che presto succederà una catastrofe. Questo è il bello dell’India, per quanto tu lotti e ti sforzi lei ti ricorda sempre che può andare peggio, può succedere di tutto. Qual è il mio consiglio? State calmi, abbandonatevi alla dolce teoria del caos, mangiate e bevete senza pensare alla diarrea o alle intossicazioni alimentari. Se non ci pensate, se prendete tutto come viene vivrete più felici e in salute. Guardate gli indiani fanno impalcature con canne di bamboo e lavorano con i cavi elettrici a piedi nudi, vi sembrano spaventati? Macché! Dobbiamo imparare da loro, vivere felici, vivere sereni, vivere nel caos.

P.s Gli indiani non si limitano più a fissarmi e indicarmi, adesso mi ridono in faccia e mi salutano da distante come se fossi loro cugina! Li adoro, ma questo lo sapevate già.

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