Memorie di una valletta

Questa mattina, mentre parlavo con il mio attuale datore di lavoro, ho iniziato a pensare a tutti i lavori che ho svolto nella mia vita. Ridendo, ma neanche tanto, ho pensato a come devono essersi divertiti gli abitanti del paesino vicino al mio quando mi hanno vista arrivare a casa loro vestita da postina con il giubetto catarifrangente. Momenti di vita esilaranti. Una ragazza di 40 kg che guida un motorino che pesava almeno tre volte lei. Quando una delle impiegate della posta mi vide arrivare urlò: “venite a vedere chi ci hanno mandato! Sembra una ragazzina di 16 anni”. Amazing.

Memorabili e indimenticabili i giorni da disinfestatrice, altrettanto belli i giorni da cameriera, barista, commessa e animatrice ai centri estivi. Ma il momento top della mia carriera arrivò in un giorno nuvoloso di maggio, durò come un battito di ciglia ma fu così ricco di emozioni che non lo dimenticherò mai.

Il lavoro si presentava come un lavoro molto semplice, hostess ad un convegno. Mi dovevo vestire bene, tailleur, tacchi alti ma non troppo, trucco non pesante e sorriso a tremila denti. Stop. Facile e veloce, iniziava alla mattina all’alba e doveva finire nel tardo pomeriggio. Accetto il lavoro, penso ai soldi e tanti saluti.

Partiamo da Bologna e arriviamo in questo centro convegni, inizio a sorridere a tutti ancora prima di cambiarmi che non si sa mai magari qualche ricco allocco mi notava e mi sistemavo. Ci posizionano all’entrata della sala e ci ripetono l’unica semplice regola: “sorridete sempre”. Io continuo a sorridere e fingo di essere quella che ho sempre sognato di essere, Valeria Marini. Entrano in sala queste persone che non ci cagavano neanche di striscio, chiudono le porte e la responsabile ci dice: “adesso state qua”. Bona. Faccio un po’ di public-relation sorrido anche alle mie colleghe sebbene non ci fosse tanto da sorridere, i tizi escono per fare il bruch, noi sorridiamo e tanti saluti si richiudono le porte. Noi ci rilassiamo e aspettiamo altre direttive quando esce una responsabile e ci annuncia che di lì a poco ci sarebbe stata una premiazione e noi saremmo dovute salire sul palco una alla volta per consegnare i premi. SBAM. La svolta.

Dovete sapere che fare la valletta è sempre stata la mia massima aspirazione di vita, ho studiato teatro solo perché nel profondo del mio cuore volevo diventare una delle ballerine di er piotta nel video supercafone. Quando la donna ci disse che avremmo dovuto fare le vallette per questi dirigenti della Telecom fui più felice di quella volta che a Natale, Babbo Natale mi regalò la bambola mollettina.

I dirigenti ovviamente erano tutti belli e io ero determinata a brillare.

Voglio vivere così

Voglio vivere così.

Iniziano le premiazioni e le altre ragazze si incamminano verso la passerella e fanno il loro ingresso, quando tornano dietro alle quinte erano visibilmente felici, la notorietà dà alla testa e noi eravamo passate da semplici ragazze in tailleur che sorridono a ragazze vallette… uno scatto non da poco.

Quando arriva il mio turno la sudorazione è ormai alle stelle, naturalmente io non ho portato il premio ad un ricco e bellissimo Briatore ma mi è toccata una donna. Questa donna iniziò ad urlare come un’ossessa quando scoprì di aver vinto l’agognato premio e quando salì sul palco si girò verso di me, prese la targhetta e mi disse: “posso abbracciarti e baciarti?” io, che speravo di ricevere per osmosi un po’ della sua fortuna e fama, sorridendo allargai le mie vallettose braccia e la cinsi di un abbraccio sincero. Naturalmente per osmosi non mi passo né fama né fortuna, ma lei e quell’unico momento da valletta lo porterò sempre nel cuore, lo racconterò a Oprah quando verrà ad intervistarmi le dirò che fare la valletta è un lavoro dignitoso che porta con se molti privilegi e molte gioie, come quello di abbracciare una pazza che urla o quello di commuoversi vedendo dirigenti della telecom che urlano come ossessi e si sbracciano a ritmo di canzoni sparate a tutto volume all’interno di un centro convegni.

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2 pensieri su “Memorie di una valletta

  1. Ah beh allora…..
    Una volta ho partecipato ad un concorso di Cioè, o qualche giornaletto simile, pensavo di diventare una diva, già sognavo…..mi hanno mandato in omaggio un ombretto rosa come premio di consolazione. Lo conservo ancora.

    Mi piace

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