Il grande progetto Ikea

Ho passata la mattina all’ikea con mia madre. Perché mi chiederete. Perché chiudersi all’ikea con tua madre per tutta la mattina, considerando il fatto che dopo cinque minuti in un posto affollato impazzisco? Ma è naturale bambini miei, perché sono maschista. Sono masochista e votata al martirio.

Ero stata all’ikea solo una volta anni fa, quella mattina dopo mezz’ora inizia a pregare letteralmente mia madre di tornare a casa, e lei dopo avermi fatto la ramanzina sul fatto che rompo sempre i coglioni perché non voglio andare sui posti e dopo mi lamento del fatto che non ho niente, a malavoglia mi portò fuori da quel posto infernale.

Qualche giorno fa presi mia madre da parte e con calma le dissi che saremmo dovute andare all’ikea, che avrei fatto la brava, avrei provato a non uscire di testa. Lei neanche a dirlo fissò la data con una rapidità che non le avevo mai visto, sia mai che cambiassi idea.

Questa mattina arriviamo all’ikea, giriamo per il reparto esposizioni, andiamo al sodo dove si compra la roba e iniziò a venirmi quella sensazione che sono sicura provava anche Jeffrey Dahmer durante le sue battute di caccia umana. Decido di fare finta di niente e presa dall’angoscia iniziai a cancellare applicazioni a caso dal cellulare. L’ansia sale e decido di tranquillizzarmi studiando il posto in cui ero imprigionata.

Bene, io sono sicura che la grande ikea voglia trasformarci tutte in perfette donne anni ’50. Quelle donne che preparano torte e le ricoprono di glassa rosa poi sfornano figli a cui danno nomi tipo Brittany, Pitt, Angel, Lorelain, Brandon. Lo penso perché all’ikea tu ti guardi in giro e vedi tutte ste robe per fare i dolci a forma di cuore, i pasticcini colorati, le tortiere belle da morire. Vedi i servizi da tavola e immagini i figuroni che faresti con gli amici, ti vedi con un grembiule rosa, la pirofila rosa e la presina rosa con le renne stampate sopra. Che diavolo te ne frega se manca ancora più di un mese a Natale, è lo spirito del Natale che conta.

Questa sono io mentre rifletto sul significato della vita e della pasta frolla.

Questa sono io mentre rifletto sul significato della vita e della pasta frolla.

Mi immaginavo con dei figli di nome Brittany, Pitt, Angelina, Lorelain e tutti sti nomi che la suora all’asilo sbaglierebbe e li vedo che saltano felici sul loro letto lungo 1,50cm con le bandierine che sporgono. Ma chi se ne frega se quel letto lo useranno solo per pochi anni, diciamoci la verità avere un letto bello da vedere anche se inutile è necessario per un buon sviluppo del pupo. E vuoi non comprargli la tenda a forma di tendone del circo per mettere dentro lui e i suoi giochi? Vuoi non farlo?! Ma dai ah, lo sappiamo tutti che se avessero pensato di fare un regalo del genere a Hitler da piccolo, adesso non sarebbe ricordato per il mostro che è stato.

E mi rivolgo a te casalinga frustrata, ma come hai fatto a vivere senza candele di tutti i colori e i gusti del mondo? Ma quanto sei cheap? Quanto sei burina dentro? Ma veramente non hai il soprammobile intonato con la candela, intonata con la sabbietta da mettere dentro al vaso? Che merda oh. E tu uomo medio, sposo della donna anni 50, ma non ti sei visto la scrivania, non hai visto quanto è ridicola e spoglia la tua scrivania? Anonimo, sei un anonimo. Anomino e spocchioso perché la colpa è tua se non la arredi con gusto, se non la riempi di robe, de tatatre come si dice qua in Veneto.

Insomma io dopo una giornata all’ikea mi sono decisa, diventerò una donna anni 50, alla fine anche una persona che mi ha visto si e no due volte ma mi conosce bene ieri mi ha detto: “si ma Miché devi uscire da questa adolescenza e diventare una donna grande”. Quindi adesso armata del mio stampo da dolce a forma di cuore, con la ricetta della “torta paleolitica al cacao” stretta bene in mano, con addosso il mio grembiulino che la Clerici se sogna, vado a cucinare, e dopo la torta abbuffata di valium… quanto adoro le casalinghe anni 50.

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