Il fenomeno dello sbiancamento indiano

Mentre in tutto il mondo i neri si uniscono e lottano, gli indiani se ne sbattono beatamente e rivendicano la loro bianchezza. Si cari miei lettori, gli indiani (o almeno tutti gli indiani che ho conosciuto finora) si credono bianchi, candidi come la neve, pallidi più di mio marito durante l’influenza, bianchi come Marilyn Manson… insomma bianchi che più bianchi non si può.

Io l’ho capito abbastanza presto a mie spese, le loro occhiate divertite, le loro sghignazzate in my face oppure i loro sguardi di disgusto erano rivolti al mio essere nera e fiera e ai miei capelli neri e fieri! Cioè io sono passata dalla pianura padana, la culla della lega, all’India che odia i neri. Ditemi se non sono fortunata? Almeno a casa mia sapevo parlare il dialetto Veneto e mi salvavo con poco, ma qua non c’è santo che tenga.

Gli indiani si prendono per il culo perché quello è più nero dell’altro e se guardate Bollywood vedrete che tutti gli attori sono leggermente scuri, io, per adesso, di attori neri neri (tipo indiano del sud) non li ho mai visti. Per farvi capire Paolo Conti è molto più nero di loro!

Accendi la tv e vedi creme sbiancanti, creme anti sporco sbiancanti, creme anti-età che ti danno anche una sbiancata, però se cerchi uno struccante non lo trovi neanche a pagarlo oro!

Gli indiani sono così, mentre gli italiani si ammazzano di lampade, sopportano ore e ore in macchina per arrivare al mare e prendere la tintarella, comprano costumi sempre più striminziti (e non dite di no perché da Tezenis vendevo un sacco di costumi a mutanda da uomo!) beh gli indiani del sole non ne vogliono sapere. Qua il nero non va sempre di moda, non sta bene con tutto e non è un must intramontabile! Qua il nero, come da noi un sacco di anni fa, sta ad indicare che sei un poraccio che magari lavori per strada e ti tocca prendere il sole, se sei figo sei bianco. Punto.

Secondo me si sono persi un po’ di puntate dal mondo, tipo quanto cucca Balotelli anche se è nero, quanto fighi sono i rapper solo perché sono neri, da quando c’è Obama il nero tira un sacco e si sono anche persi tutte le battaglie dei neri per rivendicare il loro essere neri! Gli indiani non le hanno viste, erano impegnati a sgorgarsi dal traffico che si creano da soli.

Sapete (se non si fosse capito) io non riesco proprio a trovare una logica in tutti i loro atteggiamenti! Certo mi fanno sorridere quando vedo che portano un rispetto assoluto a mio marito perché è bianco che più bianco non si può e quando vedono che è insieme ad una nera che più nera si può non possono credere ai loro occhi. Più di qualche volta gli hanno chiesto chi cacchio fossi, perché mi aggirassi con lui e da dove spuntassi. Le loro facce quando gli diciamo che siamo sposati sono da Oscar! Deve essere dura essere dei bianchi imprigionati in un corpo da neri, io intanto mi crogiolo nella mia negritune e spero che questa mia pace, il fatto che non sono in lotta con me stessa, il fatto che i miei capelli sono proprio da nera e il fatto che il mio culo grosso indichi una negritune latente non mi faccia passare dei guai. Chi lo sa magari diventerò la nuova paladina dell’India, colei che ha fatto scoprire agli indiani che anche loro sono considerati (da tutto il mondo) dei neri, al limite posso sempre riportare degli esempi di propaganda padana se proprio il concetto non gli dovesse entrare in testa!

 

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19 pensieri su “Il fenomeno dello sbiancamento indiano

  1. Sono cose che uno non si aspetterebbe mai … I razzismi di altrove, che si manifestano in strane forme. L’ultima frase mi ha fatto proprio scappare una risata, anche se in realtà non ci sarebbe proprio niente da ridere. Quindi secondo te il mio fruttivendolo indiano era innamorato di me perché d’inverno sono pallida e bianca bianca e si è disinnamorato di me perché d’estate mi abbronzo che è una bellezza?

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    • Hahahahah può essere! Mio marito mi ha appena raccontato che ieri un suo collega (il tipo che credeva che il sesso facesse ingrassare) gli ha detto che una tipa non gli piace se è troppo scura, gli ha mostrato una foto della sua donna ideale…. una modella stile Pamela Anderson! E lui è convintissimo di trovarla!!!

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  2. Non cé’molto da ironizzare, é un problema molto grave in quella società. Ci sono persone realmente discriminate perché risultano avere “la pelle troppo scura” e si rovinano la salute con trattamenti di dubbia qualità pur di sbiancarsi. Altre volte i bambini vengono abbandonati in fasce se “troppo scuri”. La logica non é difficile da comprendere ed é legata al sistema delle caste e alla storia. In India sono due le grandi etnie l’ariana e la dravidica, con tratti più scuri. Le popolazioni del Nord storicamente hanno prevalso e instaurato nei secoli una predominanza di potere e generando il sistema delle caste. Ovviamente questo poi si é andato a rafforzare con l’arrivo del dominio inglese dove ovviamente i bianchi erano sinonimo di potere e ricchezza. Alle volte dovremmo impegnarci di più nel cercare di comprendere i paesi che ci ospitano e andare oltre quello che a noi potrebbe generare un sorriso, che poi sorridere di certe cose…

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    • I bambini vengono abbandonati (a volte) se troppo scuri, se femmine invece che maschi (qui non si può sapere il sesso del nascituro è illegale) e se la madre non è sposata. I più neri sono discriminati quindi io sono discriminata per prima, quando cammino tutti mi fissano e mi deridono. Io li capisco so come sono e di sicuro non li ho mai insultati per questo, solo perché nel mio blog uso l’ironia per parlare della mia personale esperienza in India non significa che io non porti rispetto per la nazione che mi ospita.

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  3. Al di la’ del fatto che lo stile ironico, che a me piace, e’ inevitabilmente soggetto a doppi messaggi e legittime critiche, io credo che quello di cui intendevi parlare era il paradosso rispetto al tuo essere nera, vissuta in Italia e ora trasferita in India, ex colonia britannica, dove tutti desiderano essere bianchi per marcare una differenza. Ecco, forse il succo sta qui, nel fatto che in alcuni posti come l’Italia, che non e’ il centro del mondo, l’abbronzatura e’ sinonimo di salute, relax, e soldi (perche’ ci si puo’ permettere di non lavorare per andare al mare), ma altrove non e’ affatto cosi’. Forse ti stupiresti qui a Miami di vedere i latini che camminano con l’ombrello sotto al sole, e non solo perche’ il sole fa male. In Giappone ma anche in America del Nord l’essere bianchi e’ una virtu’.
    A mio parere Michela, magari sbaglio, il tuo modo di scrivere dell’India dipende tanto dallo shock culturale in cui sei dentro. E se fossi al posto tuo credo che la penserei esattamente come te, anche se capisco chi ti dice che dovresti fare uno sforzo in piu’. Secondo me arrivera’.

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    • Allora in questo articolo ho scritto “Sapete (se non si fosse capito) io non riesco proprio a trovare una logica in tutti i loro atteggiamenti!” io intendevo dire che non capisco questi atteggiamenti da parte di gente colta nel 2014. Punto e chiuso. Lo so che in Cina e in Giappone essere bianchi è sintomo di ricchezza e purezza, come lo era da noi tanti anni fa. Le critiche sono legittime, sai che arriveranno quando scrivi un blog personale perchè ti esponi, esponi i tuoi sentimenti, i tuoi giudizi e le tue esperienze. Hai ragione lo shock culturale è stato forte, io sono arrivata qua senza niente e nessuno, mio marito lavora 12 ore al giorno quando va bene e io mi sono dovuta ricostruire una vita da zero, è stato difficile ma continuiamo a farcela insieme. Non capisco chi mi dice che dovrei fare uno sforzo in più solo sulla base di un blog. Io qui scrivo con ironia quello che mi succede, non è tutta la mia vita in India è solo una parte.

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      • La cultura non é solo una questione di nozioni acquisite, soprattutto in questi ambiti. Ogni società é diversa in questo siamo ben lontani da un mondo globale la storia, la situazione economica e sociale portano a situazioni diverse ad ogni angolo del globo.
        Qll che ho espresso é la mia impressione che ovviamente vale quanto il due di picche, solo tu puoi sapere cosa é meglio per te, ma é semplicemente quello che mi é arrivato tramite il tuo blog
        Io ovviamente non ti conosco e posso solo dirti quello che percepisco dalle tue parole (che probabilmente sarà diverso da qll che percepisce ogni altro lettore) e quello che leggo ogni giorno nei tuoi post é sicuramente come dici tu la difficoltà di adattarsi e lo shock culturale, ma uno shock che viene rappresentato con un ironia che serve a creare come una barriera tra te e quello che ti circonda, non ho mai percepito (da che leggo) il piacere o la curiosità della scoperta.
        Detto questo come giá dicevo credo che (é qs di nuovo é un’opinione strettamente personale) affrontare certi post con ironia come questo (o anche quello di ieri per certi versi) che sono legati a problemi così grandi li banalizzi non si puó usare lo stesso tono per parlare di colore della pelle o di come chiamare un rickshaw, per il secondo é ovviamente divertente da spanzarsi dal ridere ma ad usare lo stesso tono si banalizza il primo. Ribadisco mia opinione.

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      • Accetto le critiche purché siano costruttive e mi dispiace ma non ho ancora capito dove vuoi arrivare. Mi dispiace se tu non percepisci il piacere della curiosità o della scoperta, io invece credo di essere una persona molto curiosa, scopro cose nuove ogni giorno, scrivo di com’è un viaggio in rickshaw, cosa significa vivere in un paese più razzista della padania e cosa significa vivere da expat donna. Lo faccio con ironia sai perché? perchè mi aiuta, mi piace e perché qui io non posso cambiare niente. Non credo sarebbe stimolante, divertente e d’aiuto per me dire che ogni volta che vado in orfanotrofio torno a casa sicura che tanti bambini non sarebbero li se alle donne fosse permesso avere bambini da single o che ogni volta che cammino in giardino tutti i maschi si girano a fissarmi, o che siccome qui tutti gli animali mangiano e cagano dove gli pare (e stessa cosa fanno quelli delle slum e non solo) vivo con la consapevolezza che se ci fosse un epidemia non scamperebbe nessuno, non è divertente vivere in un paese in cui non puoi guidare e non posso uscire da sola quando è buio perché ho paura. Scrivo il blog con l’ironia perché mi aiuta a superare tutto questo.

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  4. Anche io credo che sia l’effetto dello shock culturale, ci sono passata qui in America e spesso e volentieri ce l’ho ancora. Apprezzo il commento di vavi che dà una spiegazione “logica” ed è chiaro che ce ne è sempre una ad ogni stranezza di una cultura diversa dalla nostra però….secondo me bisognerebbe fare una distinzione tra giornalismo e blogging soprattutto quando si tratta di un blog personale è normale che l’approccio sia soggettivo e se è ironico ancora meglio. E non si può pretendere che chiunque espatri apprezzi sempre tutto della cultura dove si trova o lo comprenda perché non è umano e non è neanche così scontato apprezzare tutto del proprio popolo. Ricordiamoci sempre che c’è chi espatria scegliendo il posto dove andare e chi ci si ritrova per caso perché era l’unica scelta sensata. Molti expat hanno un blog per sfogarsi e scrivere le proprie impressioni altrimenti farebbero tutti i giornalisti se volessero solo far conoscere a chi legge il posto dove vivono.

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  5. Nessuno ha pensato che questo blog sia una sorta di terapia? Un modo per esorcizzare, sfogarsi e ridicolizzare atteggiamenti razzisti e maleducati che Michela deve ingoiare ogni santissimo giorno? Purtroppo e’ stata catapultata in uno dei paesi piu’ razzisti e classisti del mondo, in cui un neonato femmina e dalla pelle scura viene considerato spazzatura dai propri genitori. Certo la situazione in india e’ durissima e tristissima, e’ un paese dove i diritti umani vengono calpestati quotidianamente. Ma non deve essere neanche tanto facile vita da expat donna e con la pelle scura, perche’ si e’ oggetto di discriminazioni, razzismo ed aperte ed evidenti derisioni quotidiane. Michela non solo e’ priva di fpbdamentali

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  6. Fondamentali diritti che per noi fanno parte della quotidianita’ quali il diritto di guidare, girare da sola, muoversi senza essere molestata o fissata con sguardi insinuanti e non amichevoli, essere rispettata come essere umano al di la’ del colore della sua pelle. La sua esperienza e’ profondamente diversa e piu’ dura di quella di altre expat bianche come la neve, in india. Tanta, tantissima solidarieta’ a Michela, che oltre allo shock culturale deve confrontarsi quotidianamente con un profondo razzismo

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  7. Pingback: Il dramma della figa ingenui | sopravvivereinindia

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