L’incarto

Ieri, finché facevo i miei compiti d’inglese, iniziai a pensare ai miei primi giorni in India, sono abbastanza soddisfatta di me stessa semplicemente perché durante quei primi giorni non sono uscita di senno. Non è stato facile! Passavo quasi tutti i giorni a casa da sola, PCLPLDCDNT lavorava (e lavora tutt’ora) dalle 7 del mattino alle 7 di sera (se va bene!) quindi io avevo tutto il tempo per annoiarmi da sola, a casa da sola. Dopo anni di convivenza con persone estranee e altre un po’ meno estranee mi sono ritrovata a passare il tempo in completa solitudine senza niente da fare. Il primo mese è passato veloce, il secondo e terzo mese pensavo di impazzire! Ma, pensandoci bene (e leggendo i blog di altre donne expat), questa “solitudine forzata dei primi mesi” non è capitata solo a me, capita a tantissime donne espatriate. Io cosa facevo? Leggevo come una forsennata, guardavo serie tv in inglese (per la prima volta ammazzarmi di tv mi è servito a qualcosa), fingevo di essere una donna analfabeta del dopoguerra che DOVEVA guardare la tv per alfabetizzarsi e fingevo che l’indiano/americano/inglese che parlava fosse Mike Buongiorno…. Tanto si sa con Mike tutto diventa più facile.

Beh insomma ieri, finché facevo/preparavo qualche esercizio ricevetti un illuminazione divina… vi ricordate quando ho scritto della mia prima volta in un dirty-street-food-restaurant? Bene, ieri mi è venuto in mente che quella è stata la mia prima volta in un dirty-street-food-restaurant ma non la mia prima volta con lo street-food! Come ho potuto dimenticarlo?!

Appena arrivata a Pune, ovviamente, non avevo abbastanza vestiti… per davvero eh! Avevo riempito la valigia di cibo e non c’era rimasto tanto spazio per i vestiti.

La donna delle pulizie di PCLPLDCDNT un giorno arrivò e mi disse: “settimana prossima ti porto al mercato”. Immaginatevi per un secondo la mia gioia, dopo giornate passate a leggere da sola finalmente succedeva qualcosa di diverso. La fatidica mattinata iniziò con me agitatissima, ero più felice di una bambina di prima elementare che parte per la sua prima gita, il mio spirito d’avventura era pari a quello del bambino di Up, ero una dannata scout. Ovviamente Mery arriva con un’oretta di ritardo, ma come insegna il Piccolo Principe io ero già felice da giorni, ci avviamo e prendiamo l’autobus… la mia prima volta in autobus. Devo dire che non è stato male, lo dico perché ero abituata a vedere autobus strapieni con la gente aggrappata ovunque, invece quel giorno era incredibilmente vuoto. Si certo, l’autista ha lasciato le porte aperte per tutto il tragitto e io avevo paura di essere risucchiata fuori, a parte questo tutto il resto è andato bene.

Arriviamo al mercato e guarda caso il posto si chiama “fashion street” e solo il nome amici miei dice tutto! Il posto non so neanche come descriverlo, era tipo un mercato ma le bancarelle erano tutte attaccate, era fitto e pieno di cose e vestiti. Li trovi di tutto, dalla bigiotteria, ai vestiti casual, vestiti da festa, vestiti succinti, pigiami, vestiti per i bambini ma soprattutto tanta tanta bigiotteria. Non mi sono portata via le bancarelle intere solo perché erano difficili da trasportare, ovviamente abbiamo barattato su tutto, fortunatamente c’era Mery e la sua presenza indiana ostacolava la voglia dei venditori di fregarmi su ogni singolo capo/accessorio che compravo. Tipo che arrivavo io e dicevano un prezzo, vedevano Mery abbassavano il prezzo, contrattavamo un po’ e lo abbassavano ancora! Con 20 euro penso di aver comprato cinque vestiti e un po’ di braccialetti finto oro che fanno tanto Esmeralda del Gobbo di Notre Dame. Prima di tornare a casa Mery si fermò davanti ad un tipo con un carretto e mi chiese se fossi affamata, io in realtà lo ero e anche tanto, ma risposi con un debole: “mmm, siii ma no tanto” lei mi guardò con un sorriso-presaperilculo e mi ordinò una cosa, poi mi disse: “metti in borsa e mangiatela a casa, adesso andiamo via che io non ho tutto il tempo del mondo”. Tornando a casa ci fermammo anche dal fiorista per comprare delle piantine che rendessero il terrazzo una meraviglia (al tempo mi immaginavo in un film americano e volevo il terrazzo più curato di tutti) arrivammo a casa e mi ricordo che pagai il rickshaw driver una miseria perché c’era Mery che era indiana e al tempo il “meter” non lo usava nessuno.

Quando arrivai a casa sistemai tutti i miei bei vestiti e le mie belle piantine e presa da un attacco di fame mi ricordai della merendina in borsa. Quella specie di panino giallognolo con dentro una pappa giallognola con dentro degli arachidi giallognoli non è che mi piacesse tantissimo, il gusto era strano, ma la fame era troppa! Quando ero già a metà iniziai a pensare: “ma che strano incarto, l’hanno incartato sulla carta che assomiglia alla carta di giornale” che stupida ragazza di campagna! Vi giuro amici miei quando mi accorsi che l’incarto non assomigliava alla carta di giornale, ma era carta di giornale pensai di morire! Si morire, l’unica cosa che incartavo con la carta di giornale erano le uova di mia nonna…. Ma un panino?! Ci misi cinque minuti buoni per decidere se finirlo o no, anche perché le spezie mi stavano a dir poco uccidendo. Alla fine lo mangiai tutto, ma lo shock fu così forte che non lo dissi a nessuno: “come fanno, perché lo fanno, perché provano sempre ad ucciderci?”. Quello fu solo l’inizio e come un brutto trauma cercai di dimenticarlo più in fretta possibile, era ancora troppo presto per immergermi nel mondo dello street-food, ero in India da pochissimo, non ero abbastanza matura.

Oggi, però, posso dire che qua in India tutto è incerto, nessuno sa niente, tutti fanno quello che gli pare, ogni giorno sai che l’indiano ti metterà di fronte ad una nuova e sconosciuta avventura, c’è solo un’unica innegabile certezza…. Il cibo incartato sulla carta di giornale è sempre più buono del cibo al ristorante!

 

P.s per chi soffre di vuoti di memoria ma ama il mio blog ricordo che PCLPLDCDNT significa: “ persona che lavora per la ditta colpevole del nostro trasferimento”.

 

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6 pensieri su “L’incarto

  1. …e forse anche più sano (soprattutto se cotto!). In due mesi trascorsi in India l’unica fra noi sei che ha avuto problemi d’intestino è stata una nostra amica quando ha mangiato in un ristorante vero e non in quei (buchi) (garage) locali sulla strada in cui mangiano gli indiani ed in cui cercavamo sempre di magiare noi. Altrimenti il nostro problema era soprattutto la stitichezza…forse perché quando si entrava in certi bagni passava la voglia?

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  2. Siete stati molto fortunati e la vostra amica è stata molto sfortunata! L’esperienza “street food” va fatta prima o poi, mio marito mi ha introdotto in questo mondo presto perché lui viaggia molto e alle volte mi porta con lui, non sempre troviamo ristoranti decenti molte volte ti devi adattare quindi è meglio arrivare preparati. Come ho detto ad un’altra ragazza non so se consiglierei lo street food a dei turisti appena arrivati (poi dipende dall’età magari tu hai vent’anni e non ti spaventa niente invece se dovessi portare mio padre probabilmente mi ucciderebbe!) perché se ti becchi un’intossicazione alimentare non è per niente divertente soprattutto se sei in vacanza! I problemi intestinali qui sono all’ordine del giorno, se vivi in india impari anche a conviverci. Per la questione bagni… lo so non sono proprio rose e fiori certe volte ma (voglio dire una cosa che mi porterà sfiga per i prossimi giorni!) sai che io per adesso ho trovato bagni decenti!

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