The final countdown

Fin dal primo articolo ho specificato che sono una scema! (qui) Quindi non venitemi a chiedere perché fai così? Perché ragioni in questo modo? Perché non fai questo? Sei in India, perché non vai con un santone ad imparare ad amare? Perché non vai alla ricerca del libro della giungla? Perché non impari a sollevarti solo con la forza del pensiero?

Prima di tutto io non sono Mowgli, gli animali non mi parlano, qua fa un caldo terribile e non posso andare in giro in mutande come amava fare il piccolo cucciolo d’uomo, spero di non vedere degli orsi per strada e non vogliono sfidare Shere Khan. Andiamo dai, ho già abbastanza paura ad uscire di casa perché dovrei andare da sola a sfidare gli animali? Inoltre, qua gli animali sono tutti sacri e non voglio di certo andare contro alla legge indiana.

Certe volte le persone hanno un’idea un po’ strana di come può essere la vita qua in India, anch’io la pensavo diversa, per esempio non credevo che qua esistesse McDonald, pensavo che mi sarei mai abituata a vedere certe cose (non mi abituerò mai ai loro orribili sputi) ma soprattutto non credevo che una birra costasse così tanto! Non mi sarei mai immaginata che avrei iniziato a parlare da sola, come una pazza! Fortunatamente anche altre mie amiche expat lo fanno e questo mi da veramente tanta forza! Tantissime persone mi chiedono se ho trovato la pace interiore, beh si l’ho trovata. La pace interiore la puoi trovare fingendo che la realtà sia diversa! Per esempio, durante il mio primo mese di permanenza non mi avventurai mai fuori di casa perché il traffico, la gente, la puzza e il maledetto indian-inglese mi facevano più paura delle simulazioni durante la maturità, quindi decisi che il tragitto più lungo sarebbe stato casa-palestra…. la palestra è sotto casa! Il mese successivo capì che la vita casa-palestra non poteva durare a lungo, mi armai di forza di volontà e oltrepassai il cancello! Per fare questo grande passo iniziai ore prima ad immaginare che Pune fosse un immensa Hollywood, verde, soleggiata, amorevole, ma soprattutto, permissiva! Camminavo a testa bassa perché se l’avessi alzata mi sarei accorda che tutto il verde che mi immaginavo in realtà erano pozzanghere con dentro alghe verdastre! Fingevo di camminare su marciapiedi enormi, di essere in una grande capitale che per divertimento aveva costruito un quartiere indiano e guarda casa io vivevo proprio li! Rispondevo alla gente in dialetto, tanto il fruttivendolo non sa l’inglese quindi dialetto veneto o ostrogoto poco cambia per lui! Salutavo tutti gli indiani come se fossimo amici di vecchia data e una volta ho salutato una vecchietta facendo finta che fosse un’amica di mia nonna!

È una tecnica che, ovviamente, non mi salva sempre, per esempio alle volte con il fruttivendolo proprio non ci capiamo allora devo tornare alla realtà e cercare di farmi capire come meglio posso! Non sempre riesco a far finta che Pune sia una grande metropoli del paese più ricco e pulito al mondo, per esempio quando per strada ci sono tre macchine e iniziano a suonare come dei pazzi perché hanno creato un ingorgo… ma dico io siete in tre??? Come fate ad incastrarvi in tre macchine? Vivete in ottocento dentro casa e non riuscite a mettervi d’accordo in tre?! 

Alla fine però è divertente, senza gli indiani non avrei mai capito quanto può mancarmi l’Italia, la carne il buon vino ma soprattutto la vita serena. Ecco perché l’India ti fa scoprire te stesso perché ti mette di fronte a situazioni in cui o uccidi qualcuno o sopporti e ti metti l’anima in pace. Lo so sembra che io stia diventando una persona che accetta e ama il prossimo, sembra che io stia quasi iniziando ad amare gli indiani… in realtà non è niente vero! Sono solo felice perché esattamente fra un mese sarò in aereo diretta a Fratte Centro, sento già il profumo di casa… lo so in realtà è la puzza di fritto misto broda indiana, ma oggi sono in vena di sognare e sogno grigliate, facce felici e tanta tanta tranquillità!

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