Arrampicatore indiano

Arrampicarsi sugli specchi qua in India non è solo uno sport praticato da tutti, è anche un esercizio giornaliero che ogni indiano ama fare. Voglio sfatare finalmente un mito, non è lo yoga la cosa più importante esportata dall’India ma è l’arrampicata sugli specchi.

Arrampicarsi sugli specchi non è altro che un: “affannoso tentativo di fornire spiegazioni, scuse o giustificazioni per parole o fatti difficilmente comprensibili, accettabili o scusabili.” Tante grazie wikipedia.

Se per qualche errore commesso nel passato state vivendo in India e siete costretti a lottare per far funzionare qualcosa in casa vostra, di sicuro saprete di cosa sto parlando. Voglio fare una piccola premessa perché chi non ha mai vissuto in India non può neanche immaginare come funzionino le cose qua!

Se in Italia chiamo un idraulico mi aspetto che sappia fare l’idraulico, che abbia fatto una scuola o che abbia appreso il mestiere. Non mi interessa se prima di fare l’idraulico salvava vite nel Burundi o uccideva persone nel Bronx, l’importante è che sappia fare il suo lavoro. Sbaglio?! Ovviamente se questo idraulico viene a casa mia da solo si suppone che il suo lavoro lo sappia fare veramente bene. Se per giorni vedessimo questa persona fare il giardiniere o lo spazzino e tutto in un colpo diventasse idraulico, noi penseremmo o che questa persona abbia coltivato la sua passione a lungo e adesso possa finalmente esaudire i suoi desideri, o che avesse un secondo lavoro oppure la cosa inizierebbe ad insospettirci. Bon posso iniziare.

Durante i miei primi mesi in India vedevo cose assai sospette, giardinieri che diventavano guardie che dopo settimane diventavano manager per poi tornare a fare le guardie al cancello. Manager che non parlavano inglese e diventavano senior manager, giardinieri che diventavano manutentori per poi diventare guardie del cancello. Un casino insomma. Inizialmente pensai: “wow questi indiani, questo si che è un paese che premia chi fa bene le cose e rimette al proprio posto chi sbaglia”. Se vabbè che sono stupida l’ho già detto mille volte. Quando gli scambi di ruolo, anzi di mestiere, iniziarono ad essere più sospetti che mai qualche domanda iniziai a farmela anch’io! Ma avevo un disperato bisogno di amare gli indiani quindi gli perdonavo tutto… come una mamma che quando la maestra le dice che ha il bambino scemo lei risponde che non è vero, è solo diverso dagli altri, è un piccolo genio incompreso. Con questo non voglio dire che gli indiani siano scemi, lungi da me!

Ovviamente qua in india fare tante teorie è inutile, quindi toccai con mano l’arrampicata sugli specchi degli indiani e la loro arte nel scambiarsi i mestieri.

Un giorno in casa nostra le cose che non funzionavano superarono le cose che funzionavano, chiamai il mio fidato PCLPLDCDNT che cercava di salvare il mondo giocando a GTA e gli dissi: “il cesso è rotto, quando tiri l’acqua esce dal pavimento, il cesso della nostra camera è rotto anche quello, l’acqua della lavatrice non va giù mi sa che si è intasato quella specie di lavello… ah e l’aria condizionata non va”. PCLPLDCDNT rispose: “l’aria condizionata non va da un anno”. Rimasi un po’ basita. Tutti quei manutentori, quei giardinieri, quei manager che si scambiavano il lavoro e nessuno che veniva ad aiutarci. I mesi a seguire furono tutto un chiamare tizio e caio. Le scuse furono: “domani veniamo. Ah ieri non potevamo veniamo domani. Ma siete sicuri che sia rotto? Si? Allora veniamo domani. No domani è festa veniamo settimana prossima.” Un giorno arrivò un ometto e si diresse spedito in lavanderia, guardò l’acqua che non andava giù, entrò in meditazione, tornò in sé dopo un quarto d’ora e mi disse: “qua non si può fare niente, bisogna spaccare il muro, chiedere all’inquilino di sotto. È un lavoraccio. Ci vorranno mesi”. Bah, se uno solo guardando riesce a capire il problema non può essere che un genio. Il tipo in questione pochi giorni prima controllava il cancello, forse aveva ricevuto il dono della manutenzione e adesso riusciva a parlare con gli oggetti che gli dicevano dove gli faceva la bua.

Beh insomma, io lo guardo e gli faccio si (all’occidentale) con la testa. Mesi dopo viene a trovarci il padrone di casa, vede che non funziona niente, si incazza e va dal manager. Il giorno dopo i tipi si presentarono a casa nostra… Io non potevo crederci. Iniziano a staccare il wc dal pavimento e lo lasciano staccato. Poi se ne vanno. Non ho mai capito se fosse un atto di vandalismo o se credessero che staccando il wc dal pavimento il problema si risolvesse da solo. Non lo sapremo mai perché PCLPLDCDNT alla sera chiamò il manager chiedendogli se fosse impazzito. Loro inventarono scuse che neanche se mi concentrassi riuscirei a ricordare. I giorni successivi sistemarono quel benedetto cesso e un bel giorno arrivarono per la lavanderia.

Io sono una credulona e sono (quasi) totalmente incapace nelle riparazioni/lavori manuali. Se tu mi dici che devi spaccare pavimenti e muri per aggiustarmi un maledetto ingorgo io ti credo, a fatica, ma ti credo. Potete capire il mio stupore quando vidi arrivare un indiano con in mano solo due bidoni.

Altra premessa, in Italia l’idraulico quando viene a casa mia mi chiede di spostare le cose che possono intralciare il suo lavoro o perlomeno mi dice vattene che può essere pericoloso. In india no. Loro voglio che tu sia in pericolo con loro. 

Ok sono pronta per raccontarvi cosa fece l’indiano idraulico!

L’ometto non parlava una parola di inglese e si fece largo fra i vestiti stesi, non mi chiese di spostarli e non aprì la finestra, non si mise la mascherina e nemmeno i guanti. Prese da un barattolo una polvere bianca e la buttò direttamente sul lavello, si diffuse in tutta la lavanderia un fumo grigio, l’indiano iniziò a tossire, io ero completamente paralizzata sulla porta, poco dopo iniziai a tossire ed a sentire il naso e la gola bruciare. L’idraulico continuando a tossire buttò altre due polveri sul lavello, la puzza misto fumo era così insopportabile che lui se ne andò a gambe levate, io chiusi la porta a chiave ma continuai a sentire la puzza fino a sera. Sono convinta fosse tutto un complotto per uccidermi. Il giorno dopo i tizi tornarono e iniziarono a fare non so cosa per un sacco di tempo. Quando chiedevo qualche informazioni loro inventavano storie di sana pianta o se la ridevano fra loro oppure ricorrevano al vecchio trucchetto “fingiamo che sia invisibile”. Prima di andarsene un tipo mi disse: “Ma’am noi abbiamo finito adesso pulisciti la lavanderia. Funziona tutto.” Prima pensai: “ma non dovevate spaccare muri, chiedere permessi, salvare il pianeta?!” poi li ringrazia e con profondo affetto li congedai. Certo mi sembrava un po’ strana la loro fretta, ma pazienza. Non ho mai capito cosa avessero fatto nella mia lavanderia fatto sta che era completamente allagata e l’acqua rischiava di arrivare nel corridoio. Non mi arrabbiai, ma decisi che da quel momento avrei dovuto studiarli e capirli, diffondere le loro tattiche e fare capire al mondo che gli indiani sotto sotto, con i loro scambi di mestieri, le loro mucche sacre, i loro sguardi innocenti e spaesati vogliono conquistare il mondo…. Ma non preoccupatevi per adesso sono impegnati a capire come costruire un marciapiede in meno di un anno!

 

P.s Gli indiani si annoiano a fare sempre lo stesso lavoro quindi ne provano tanti durante la loro vita, l’importante è che il nuovo lavoro non abbia niente a che fare con il lavoro precedente. Un giorno sono le guardie del cancello e il giorno dopo diventano manager di un palazzo, o viceversa!

P.p.s PCLPLDCDNT mi ha espressamente chiesto di specificare che PCLPLDCDNT significa “persona che lavora per la ditta causa del nostro trasferimento”.

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2 pensieri su “Arrampicatore indiano

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