Indianite

Mesi fa abbiamo conosciuto un italiano che viveva in India da quasi 30 anni e ci avvisò sui rischi dell’indianite.

L’Indianite è una malattia infettiva causata dal virus India della famiglia degli Indianisnervuxindia. È caratterizzata da sintomi sistemici (rabbia, stress, violenza, desiderio di uccidere tutti, incapacità a stare vicino al prossimo, pessima guida, bestemmia sempre pronta, malessere generale, dolore nel respirare e tanta tanta voglia di lanciare tutti dalla finestra) comuni a molte malattie mentali.

L’esordio è generalmente lento e può sfociare in deliri curabili solo con rientro in un paese normale.

L’indianite si presentò nei primi anni di colonizzazione inglese. Gli inglesi, felici per un’ulteriore conquista, iniziarono a viaggiare per l’India felici e soddisfatti. Nessuno inizialmente poteva prevedere cosa comportasse un contatto così stretto con un paese portatore di tale virus. Gli Inglesi dopo pochi anni di dominio Indiano, fra una partita di cricket, un thè delle tre e una bastonata agli schiavi, iniziarono ad accusare dei malori che nessuno riusciva a spiegare. Alcuni tentarono di risolverli con la magia nera, altri con l’aiuto degli astri, altri ancora sacrificando qualche indiano, ma niente il virus diventava sempre più forte, l’unica cura era il ritorno in patria, il solo contatto con un paese diverso rendeva il virus debole e innocuo.

Con Gandhi e la liberazione il virus fu quasi dimenticato, gli indiani stessi furono dimenticati fino ai terribili anni ’70, i maledetti hippie fecero credere a tutti che l’intera India era un paese mistico, bellissimo, superdemocratico, in cui tutti erano uguali, felici, belli e pieni di droga.

Finiti gli anni ’70 gli hippie si ritirarono tutti nelle loro enormi case, con le loro enormi macchine guidate dai loro piccoli servi indiani senza virus letale. Per anni l’India continuò felice la sua vita, le mucche continuavano ad essere sacre, le caste continuavano a vivere nonostante fossero illegali, le donne venivano vendute e i figli degli hippie continuavano a tornare in India per drogarsi e comprare ridicoli pantaloncini a righe dai colori improponibili.

Con la speranza che un giorno in India le cose si sarebbero sistemate da sole, varie aziende iniziarono ad avviare il loro business in questo paese.

Il virus era pronto ad attaccare sprovveduti bianchi venuti in questo paese credendo di trovare pace, oppio e tanto amore!

Il virus come già detto si sviluppa in maniera lenta ed è proprio in questo suo lento sviluppo che risiede la sua forza.

Appena arrivato in India l’uomo X abituato agli agi ma anche ai doveri dell’uomo normale si comporta da bravo gentiluomo. Non dubita mai degli altri, è molto calmo nella vita privata e lavorativa, sorride e saluta tutti gentilmente, è rispettoso degli altri, non cerca mai la rissa ma soprattutto alla fine della giornata, si siede sul divano si stappa una birra e ruttando dimentica tutti i suoi problemi.

Il virus è molto attento alle sue prede e predilige l’uomo che solitamente rispetta questa routine. Il soggetto in questione, dopo due mesi inizierà a notare dei cambiamenti molto lievi nel suo stile di vita. Per esempio: si lascia sfuggire qualche involontaria bestemmia, sempre più spesso dimentica di salutare gli altri, cerca di saltare la fila ma cosa più importante, qualche volta a fine serata, stappando la birra, non riesce a togliersi dalla mente quanto gli sta sul cazzo tizio o caio che avranno nomi tipo Ankip, Sandip, Gurjip o qualsiasi nome finisca con ip.

Dopo sei mesi la malattia inizierà a manifestarsi sempre più chiaramente. Il soggetto inizierà a bestemmiare più di quanto bestemmiasse alle medie per farsi notare dai compagni fighi, cercherà la rissa/motivo per urlare a qualcuno, non riuscirà più a fidarsi degli altri, anzi, guarderà tutti con continuo disprezzo. Inizierà a fare calcoli su come fare per saltare la fila ancora prima di recarsi sul posto, si dimenticherà di ridere sempre più spesso, ma imparerà a deridere sempre più spesso, non saluterà più nessuno, odierà tutti i santi del mondo ed a fine serata, finita la birra, scaglierà la bottiglia vuota sul muro maledicendo tutto e tutti.

Capita a tutti, non c’è modo di sottrarsi al virus. L’unica cura fino ad oggi consiste nel recarsi nel proprio paese di appartenenza per un breve periodo di tempo, o di recarsi in una località civile per poche settimane. Il ritorno non sarà meno doloroso ma sarà utile per indebolire il virus.

Il virus può essere indebolito se il soggetto X ogni tanto intrattiene rapporti amichevoli con persone non indiane, condividere la propria malattia può essere una prima cura. Essendo la vita in India già difficile di per se, sconsiglio vivamente di intrattenere rapporti con persone che rendono la vostra vita ancora più difficile, eliminate rotture di coglioni inutili. A volte può essere utile sorridere e salutare sempre tutti, a caso, come i matti, questo abbindolerà l’indiano che per cinque minuti vi lascerà in pace. Non fidatevi mai di nessuno ma fate finta sempre. Fingetevi felici, appagati, e soprattutto fingete anche voi che l’india sia la più grande democrazia al mondo. Non ci crede nessuno, neanche il virus stesso ma questo servirà a indebolire il virus, farvi due risate e sopravviverete un po’ più a lungo. Immaginare sempre il peggio può essere un’altra buona prevenzione, non pensate mai neanche per un secondo: “ma si dai tanto ci metterò solo due secondi”, detta la frase rinforzato il virus.

Non sarà facile ma quello che non uccide fortifica e dopo aver preso l’indianite sarete quasi invincibili, niente e nessuno vi spaventerà più, potrete dire di aver visto l’inferno e di essere cresciuti. Sarete dei Costantin viventi, o dei Lord Voldemort ancora più forti. Il paradiso per voi sarà una tappa obbligatoria.

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