Salvate il soldato Joghy

Un giorno chiusi gli occhi e quando li riaprì mi ritrovai in un’altra regione dell’India, precisamente in mezzo ad un campo. Il paesaggio era bellissimo di giorno ed inquietante di sera, neanche a dirlo è stato il giorno in cui fui certa di morire.
Non mi ricordo la data esatta ma era sicuramente settembre, ero sicuramente da sola, ero impaurita e malvestita.
La mia giornata iniziò rubando gli stivali ad un indiano a caso, perché la “persona che lavora per la ditta causa del nostro trasferimento” o PCLPLDCDNT si era dimenticata di comprarmene un paio. Durante la giornata fui vittima di: derisione da parte di svariati indiani, derisione da parte della mucca degli indiani, derisione da parte degli italiani e tentato omicidio. Una giornata niente male.
Il tutto cominciò nel pomeriggio, PCLPLDCDNT ed un suo collega dovevano fare un lavoro durissimo e pericolosissimo, io dovevo solamente starli a guardare! Fra un rutto ed uno sputo in faccia, iniziò a farsi sera e con il buio iniziarono i miei drammi.
Io come persona sono abbastanza paranoica, impressionabile e paurosa… una gioia per i contadini del posto. Il tutto iniziò con un indiano che parlò dei serpenti che popolavano il campo, dei pericoli di quel posto e del fatto che avremmo dovuto stare li fino a tardi. Non riesco ancora a capire perché le persone sopra i quindici anni continuino a trovare divertente provocare ansia e paura alla gente. Io queste persone le odio.
Gli indiani per tutta la giornata avevano deliberatamente deciso di ignorarmi e di degnarmi di uno sguardo ogni tanto, solo per farmi capire quanto inutile fossi in quella situazione! Il lavoro che mi si chiedeva di fare era di aiutarli a smontare e rimontare una macchina agricola. Credo si siano accorti della mia incompetenza solo guardandomi in faccia. Infatti, non sono una persona che chiameresti in questi casi, non so come sia fatta una macchina agricola, ho scoperto l’altro ieri cos’è un aratro e per anni ho detto che PCLPLDCDNT faceva un lavoro che “boh qualcosa a che fare con la terra”. Naturalmente questa mia incompetenza, mista al mio sorriso ebete (sfoggiato appositamente perché più scema sembri più la gente ti lascia in pace) rese la mia presenza tanto innocua quanto inutile.
Poco prima del tramonto andammo in un campo vicino e tutto sembrava andare per il meglio, nessuno mi parlava, tutti erano impegnati e ad un certo punto sentì qualcuno dire “ok andiamo”. Ignara di tutto mi convinsi che la serata sarebbe finita li, saremmo tornati in albergo e a letto avremmo riso di quella giornata infernale.
Ovviamente se Gesù mi volesse veramente bene come dice, non mi avrebbe mandato in India ma in un isola caraibica a bere succhi di frutta, mangiare mucche e parlare del tempo con i vecchi del posto che guarda caso mi avrebbero descritto come una ragazzina scema ma simpaticissima.
Quella sera, invece, quando era ormai buio tetro, un indiano che da quel momento decise di diventare il mio più acerrimo nemico, inizio a dire che dovevamo tornare in mezzo ai campi infestati dai serpenti e guardandomi disse: “PCLPLDCDNT non far venire anche lei, lasciala qua.”
Non potevo credere alle mie orecchie, mi guardai intorno e vidi… niente. Ero in mezzo al maledetto niente e dopo tutte le storie sui serpenti, sulle creature oscure e sulle fantomatiche donne che fermano i maschi per violentarli avrei dovuto rimanere li da sola?!
Lo guardai intensamente e telepaticamente gli dissi “Non se ne parla neanche, se mi molli qua lo dico a tua moglie, le dico che ieri hai bevuto un sacco di birra, vuoto il sacco e dopo saranno solo cazzi tuoi.” Il tipo, di fronte alla minaccia, non poté fare altro che girarsi ed andarsene. Non so se quello che successe dopo fu una prova del nostro signore o un tentato omicidio, fatto sta che in barba a qualsiasi norma di sicurezza i contadini ci fecero salire in cinque per trattore… quattro grassi e un magro. Salire in cinque in trattore non è né sicuro né comodo, salire in cinque in un trattore e percorrere le risaie rende il tutto abbastanza pauroso. Alla prima buca vidi come il trattore si inclinava e iniziai a pensare: “se muoio oggi ci troverà qualcuno, gli indiani andranno a chiamare aiuto, non saprò mai che gusto hanno i salami che il mio vicino ha ucciso, non berrò più spriz, chissà se ridaranno ai miei genitori la caparra del vestito da sposa, si incazzeranno gli invitati che hanno già comprato i vestiti?” Pensieri veramente profondi. Alla seconda buca e al primo serpente avvistato iniziai a pensare a tutte quelle volte che da piccola i miei cuginetti mi prendevano per il culo, a tutte le volte che venivo scelta per ultima a educazione fisica, al fatto che mi ero appena laureata e stavo per morire.
Decisi di pensare alla suora del catechismo e alla volta che il professore di religione chiamò i miei genitori a casa per dirgli che secondo lui facevo parte di una setta satanica.
In quel momento mi resi conto che sarei morta in India, con gli stivali di qualcun altro. A quel punto guardai dall’altra parte e vidi l’indiano che prima avevo minacciato e se la rideva di gusto… allora capì dovevo sopravvivere per continuare ad odiarlo. Durante quei lunghissimi minuti feci una cosa che non facevo da anni, cercai di entrare nella sua mente e renderlo pazzo… come Voldemort per capirci, solo che io iniziai a provarci alle elementari e nonostante le mie vittime dicessero che non provavano niente io so che sotto sotto soffrivano come non mai.
Alla fine della fieri riuscimmo a sopravvivere, tornammo in salvo e mangiammo il nostro cibo incartato sulla carta di giornale. Di quel giorno nonostante tutto ricordo solo di aver iniziato la mia battaglia contro quell’indiano e da quel giorno non smetto di provare ad entrare nella sua testa per vendicarmi e continuo a fargli foto finché beve birra con gli amici così al momento buono saprò come rifarmi!

 

Immagine

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Le immagini contenute in questo articolo sono di proprietà del soldato Joghy, eroe che decise di mettersi contro di me.

Ne e’ vietata la vendita, la riproduzione, l’utilizzo e la distribuzione senza autorizzazione scritta del proprietario.

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2 pensieri su “Salvate il soldato Joghy

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