Tu vo fa l’indiano

Ieri finalmente ho indossato il sari, il tipico vestito indiano da donna. Qua se non hai il sari non sei proprio nessuno! Le donne lo indossano obbligatoriamente a qualsiasi festa importante e alcune lo usano anche per lavorare.

Parto spiegando come ci si sente con il sari! Allora premetto che ieri a Pune c’erano quaranta gradi e io con il mio sari ne percepivo minimo sessanta. Faceva un caldo schifoso sotto quel vestito! Esteticamente era bellissimo, rosa pieno di decorazioni… il sogno di ogni bambina e di ogni amante del trash. I problemi con il mio sari sono iniziati solo guardandolo, perché oltre a non essere proprio il massimo della comodità non è affatto facile da “costruire”, in effetti il sari non è altro che un lunghissimo pezzo di stoffa che tu ogni volta ti “costruisci” addosso. Già sudavo al solo pensiero. Immaginiamo la scena, io, 40 gradi, il cane e il sari, mi sono bastati più o meno 5 minuti (di cui 3 li ho passati solo a guardare il sari senza neanche aprirlo) prima di capire che dovevo chiamare qualcuno… e grazie a Dio quel qualcuno è arrivato.

MI provo il sari e capisco subito che è fatto di quel materiale che quanto te lo levi vedi le scintille, anzi vedi proprio dei lampi di luce fortissimi, ovviamente mi era un po’ grande ma la donna indiana che mi ha aiutato a metterlo me l’ha stretto così forte che dopo il primo giro al buffet ho smesso di mangiare per paura che mi scoppiasse addosso.

Anche camminare con il sari non è proprio facile, onore alle donne indiane che lo usano per lavorare!

Il mio rapporto con le gonne o i vestiti in generale è complicato ed ha radici profonde. Tutto iniziò durante le elementari, come ogni bambina amavo i vestiti e mi ricordo di questo bellissimo vestito blu di pizzo con un colletto molto anni 80! Inizialmente quel vestito fu la cosa più bella che avessi mai avuto finchè da “vestito da festa” si trasformò in “vestito per andare a messa”. Mia madre che non manca mai di fantasia per trasformare una cosa figa in una cosa che non lo è, da un giorno all’altro salta fuori che quel vestito è troppo bello per essere indossato sempre, quindi avrei dovuto indossarlo solo nelle occasioni speciali. Non ho ancora capito che occasione speciale fosse la messa visto che ci andavamo ogni settimana e non era proprio il massimo del divertimento. Mi dava il permesso (al tempo credevo fosse un permesso ma oggi credo fosse stato un ordine) di indossarlo anche durante le feste di famiglia.

La prima volta che lo indossai per stare con i miei cugini capii subito di aver fatto una stronzata, premetto che non sono proprio brava nei giochi di squadra, figuriamoci con addosso un vestito. Dire che i miei cugini mi prendevano per il culo è dire poco, poi il pizzo è anche abbastanza delicato quindi ogni volta dovevo pensare a giocare decentemente e non rovinarmi il vestito… un incubo. Credo che da li sia iniziato il mio odio per le gonne, odio che si è protratto per anni finché ho avuto la fatidica illuminazione.

Non mi ricordo l’evento preciso quindi ogni volta cerco di evocarlo come un miracolo.

Una volta seduta al bar con i miei jeans ultra comodi mi sono dovuta alzare per andare a prendere da bere. Ero in uno di quei posti in cui i camerieri sono pagati per stare dietro al bancone e da li non si schiodano, anzi ti chiamano anche se sei a chilometri di distanza vengono a prenderti a braccetto, ma non portano MAI quello che hai ordinato perché ti devi arrangiare. Ovviamente questo non mi ha mai spaventato, ho sempre continuato a bere come una spugna non sono questi i problemi, certo un po’ mi scocciavo ad alzarmi ogni volta (e al 5 spriz iniziava a diventare faticoso) ma non vedevo altra alternativa alla mia sete. Finchè un giorno successe qualcosa paragonabile solo alla visione dell’ Arcangelo Gabriele da parte della Madonna (quella virgin non quella like a virgin), un tipo vicino al mio tavolo disse “dai vado io che tu hai la gonna”.

SBAM.

Da quel momento avere la gonna è sempre stata la mia scusa, lo faccio in continuazione (a volte anche quando non ho la gonna ma chi è con me difficilmente se ne accorge dopo il 5 spriz). Avere la gonna è un po’ come essere l’unica figa femmina in una classe di maschi di terza media, tu chiedi l’altro esegue. Funziona sempre.

Ma torniamo al sari. Come ho detto prima il sari è scomodo quanto basta per odiarlo, ma qui le donne indiane con il sari fanno tutto. Per esempio fanno lavori faticosissimi, tipo spaccare pietre, portare avanti e indietro cesti contenenti le pietre che hanno appena spaccato, raccolgono il riso sotto il solo di mezzogiorno (cosa che non augurerei a nessuno), portano sulla teste ceste pesantissime contenenti cose che non posso e non voglio sapere. Insomma sembra che per loro il sari non sia un supplizio anzi, sembra che ormai si siano rassegnate (certo anche mia nonna in vita sua non provò mai il brivido dei pantaloni ma almeno i suoi camicioni tenevano fresco anche chi gli stava vicino!)

Ma quello che più mi ha sconvolto è il fatto che vicino a queste donne, che fanno praticamente tutto, ci sia sempre un sorvegliante, obbligatoriamente maschio.

Questo sorvegliante non fa nient’altro che mettersi all’ombra e guardare le donne che lavorano. Stop, basta. Lui viene pagato per questo. È un po’ come in Italia quando i pensionati vanno a vedere i lavori in corso, ecco credo che l’utilità del guardiano indiano delle donne sia più o meno la stessa… solo che l’indiano viene pagato.

Mi sono crogiolata per mesi chiedendomi perché le donne indiane non usassero la mia stessa scusa, e dopo notti insonni e tentativi di protesta soffocati (i guardiani delle donne hanno quel qualcosa di demoniaco che mi spaventa) ho capito…. La mia teoria viene usata non dalle donne ma dal guardiano. Me lo immagino che dice: “no guarda porta tu quei sassi perché questi jeans mi stringono da morire, tu non sai cosa vuol dire portare i jeans con questo sole, si lo so che è stata una mia scelta ma mi stavano così bene, se vuoi un giorno provi a metterti i jeans vediamo come ti senti, si perché a voi piace vedere gli uomini con i jeans ma non sapete i sacrifici che dobbiamo fare.”

Mi sono sentita una merda… no non è vero! È solo che quando inizia ad essere una persona pigra ti devi anche assumere le tue responsabilità, per esempio io posso usare la mia scusante ma alle volte questa mi si ritorce contro per esempio quando sono al bar con una mia amica e lei ha la gonna e io no! Lei  prontamente, usa la mia scusante e io ribatto con la frase preferita di mia madre (oltre ad essere una rovina outfit è anche un pozzo di saggezza) ossia: “per apparire bisogna soffrire”. Solitamente comincia una tiritera su chi debba alzarsi, non mancano i tocco blu non gioco più, ecc… cose mature insomma!

Alla fine di tutte queste mie riflessioni penso che forse qua in India dovrebbero iniziare a dire “per apparire non farmi soffrire”, oppure semplicemente provare a fare scambio sari-jeans. Ma a me personalmente basterebbe essere libera di camminare per strada con i miei pantaloncini corti, e non perché voglia imitare le vostre scuse (che alla fine sono le mie solo copiate dai maschi e non dalle femmine) voglio i miei pantaloni corti perché fa un caldo maledetto! E voglio essere libera di indossarli senza passare per una meretrice senza Dio (o senza mucca). Non aspiro agli shorts, ma visto che a voi indiani piace il trash un bel paio di pinocchietti magari fuxia con le perline?

 

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2 pensieri su “Tu vo fa l’indiano

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