I have a dream.

Appena arrivata in India ho capito subito che questa era la terra dei sogni. Qui tutto è possibile, e se non è possibile lo fai diventare possibile.

Non è possibile saltare la fila al supermercato? E chi l’ha detto basta far finta di niente, dare due spinte, fingersi sordi, muti e ciechi ed il gioco è fatto. Non è possibile entrare tutti ad una fiera perché siamo già stretti come sardine, e la maggior parte delle persone puzza come il butterato amato dalla moglie di Fantozzi? Ma stai scherzando?! Basta spostare la transenna, passare con fare disinvolto davanti alle guardie, sgattaiolare come Lupin quando ci troviamo davanti al metal detector e il gioco è fatto. Ma soprattutto chi è quello scemo che ha imposto “l’ora del silenzio” qui nella terra dei sogni non siamo fatti per dormire la domenica, qui alla domenica siamo felici solo se alle 7 del mattino i bambini iniziano ad urlarsi da un balcone all’altro le regole del cricket. Siamo moderni, noi non vogliamo essere lasciati in pace. MAI.

Un’altra cosa che amo dell’India è che tu qui puoi fare tutto. Per esempio se sei in macchina e hai voglia di sputare (ma non uno sputo qualsiasi uno di quegli spunti che ti rendono popolare alle medie) tu abbassi il finestrino e sputi, non importa se vicino al tuo finestino c’è una persona che cammina. Che cazzo si sveglia!

Ma la cosa che adoro di più è sicuramente il rutto libero. AAA ricordo ancora con orrore quella volta che il Sultano mi ha scagliato una delle sue “sberle volanti” solo perché mi ero fatta sfuggire un rutto ad un pranzo di famiglia, per non parlare di quella volta che un pezzo di carne mi stava strozzando e mi misi le mani in bocca. Sacrilegio, si sa che il Sulti non perdona niente e nessuno. Quella volta pensai “voglio vivere in un mondo di rutto libero e pollo mangiato con le mani”, oggi mi rendo conto di cosa significa “avere paura dei propri sogni!”

Un’altra cosa che l’Italia dovrebbe invidiare all’India è la capacità di inventarsi lavori. Qua qualsiasi lavoro può diventare realtà. Io, per esempio, da piccola, volevo diventare la ballerina del video “supercafone” e adesso mi sto attivando per trovare il mio Er Piotta indiano.

Qui nessun lavoro è inutile tutti cercando di fare qualcosa. Ho visto guardiani che sorvegliavano altri guardiani, guardiani che sorvegliavano bagnini che sorvegliavano la piscina vuota, camerieri che sorvegliavano altri camerieri finché lavoravano e i famosissimi guardiani delle donne che fanno lavori pesanti con il sari. Ma il mio preferito, quello che veramente mi ha fatto scendere una lacrima, quello che come il giudice di Ratatouille mi ha ricordato con gioia e malinconia la mia infanzia, è il mestiere del gonfiatore.

Il gonfiatore gonfia le cose, gonfia di tutto, dalle ruote (o qualsiasi cosa che assomigli ad una ruota), alle piscine, se ti avvicini troppo forse gonfia anche te. Lui da piccolo aveva un sogno e il suo sogno era gonfiare. Lui ce l’ha fatta, non tutti possono dirsi felici quanto il gonfiatore. Lui ora può ruttare liberamente, mangiare con le mani e gonfiare.

In questo momento sto strappando la mia laurea ed a braccia aperte mi dirigo verso di lui. Se ascoltate bene riuscirete a sentire “ti amo gonfiatore” detto con un rutto.

Immagine

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Le immagini contenute in questo articolo sono di proprietà del gonfiatore.

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