Sopravvivere all’inquinamento

Oggi non voglio parlare di indiani, non perché non ci sia niente da dire, ma oggi ho voglia di parlare di espatriati in India. 

In questi tre anni ne ho incontrati di tutti i colori, ho fatto una lista dei diversi tipi di expat, li ho amati e odiati, li visto partire e tornare, con qualcuno ho stretto una forte amicizia e con qualcun altro ci evitiamo spudoratamente.

Ad oggi posso dire che la cosa che più mi fa incazzare degli espatriati in India è che spesso c’è una rassegnazione che non porta a niente, è come se la metà degli expat si circondasse di indiani che hanno soldi o persone della loro stessa nazionalità. 

Passano giornate in cui si alterna il piangersi addosso all’ascoltare affascinati i racconti dell’indian-ricco, perché conoscere il paese che ti ospita facendo un viaggio, una passeggiata o un po’ di volontariato sarebbe troppo. 

La cosa che mi fa veramente, ma veramente, incazzare, di molti espatriati che ho conosciuto (e questo lo dico con la consapevolezza che domani non avrò più amici) è che appena sbarcano in India si fanno prendere dalla mania tutta indiana di incularsene felicemente dell’ambiente

Ho visto italiani che in patria erano nazisti della raccolta differenziata, arrivare in India e comportarsi come fa l’indiano medio, ossia la terra non è un bene comune ma è un “enorme cloaca in cui tutti ci buttano quel cazzo che vogliono”. (cit.)

Essendo nata da una famiglia di salutisti, mezzi ambientalisti, la questione ambiente mi sta un po’ a cuore e qui in India è diventata un ossessione. 

Lavare il pavimento con prodotti naturali, evitare gli imballaggi di plastica e comprare solo frutta e verdura dal baracchino, per me sono sempre state priorità assolute. 

Evitare di comprare i prodotti coca-cola, perché qui in India sfruttano persone e risorse, relegando i poveri a rimanere sempre più poveri e facendo diventare ancora più ricchi chi ormai non ha bisogno di soldi, per me è naturale. 

Mi ritrovo sempre più spesso a guardare come alieni gli espatriati che, così impauriti dalla loro stessa maledetta ombra, preferiscono deturpare e sprecare piuttosto che mettersi in gioco. 

Alla fine non serve essere bramini per capire che la terra è una, le risorse sono limitate ma gli stronzi no. 

Non credo sia difficile capire che girarsi dall’altra parte con la scusa che “beh non lo fanno loro perché dovrei farlo io”, rispondendo alla logica tutta indiana dell’imitare chi fa peggio, non fa altro che aumentare questo circolo vizioso in cui tutti sprecano e nessuno aiuta. 

Quando, a Varanasi, spiegavo alla guida perché in Italia si prova a boicottare Nestlé e Monsanto lui mi rispose che si sceglie quando c’è cibo in tavola, chi non ha niente da mangiare non si preoccupa di certe cose. 

Quindi, se non tocca a noi iniziare, se non ci mostriamo migliori, almeno in questo frangente, chi ci da il diritto di atteggiarci a grandi sapienti arrivati dal primo mondo?


Credo che noi, oltre al piccolo cambiamento, possiamo fare poco, ma nel nostro piccolo, per l’ambiente, possiamo fare tantissimo, quindi perché aspettare? Perché non fare anche qui quello che ci viene naturale fare in Italia? Perché la questione ambiente in India vale meno? Perché se agli indiani non frega un cazzo dell’ambiente anche noi dobbiamo fare lo stesso? 

E questo ragionamento non vale solo per gli expat-lagna, questo ragionamento vale anche per tutti quei maledetti spirituali-mistici-rompi coglioni che si vantano di aver aperto il terzo occhio mentre buttano la bottiglia di plastica dal finestrino. Il famoso gallo n’coppa a munnezza.

Insomma, alla fine della fiera, fingersi superiori in questa terra dimenticata da tutti è facilissimo, criticare senza provare a muovere un dito è l’attività preferita di molti, ma a questo punto bisogna prendere una decisione, tu che tipo di espatriato vuoi essere?

(non fare lo stronzo).

Sopravvivere alle donne in India

Quando mi chiedono cosa mi piaccia di più dell’India, oltre alla solita banalissima risposta: i colori, i sorrisi delle persone, i poveri che ridono e blablabla, non posso omettere il fatto che dell’India mi piace anche l’assoluta mancanza di considerazione per le donne.

Potrebbe sembrare stupido, ma accorgersi di quando poco contano le donne in India è una scoperta continua che mi lascia sempre meravigliata e basita. Qui le donne, avendo meno diritti delle vacche sacre, per dare un po’ di brio alla loro situazione di persone bistrattate da tutti, cercano di farsi la guerra fra loro, un atteggiamento geniale che di sicuro è stato esportato in Italia da qualche hippie nostalgico. Continua a leggere

Sopravvivere alle cose che NON puoi fare in India.

India, paese famoso per la spiritualità, le vacche libere e la grande democrazia, un paese che con noi Veneti c’entra poco o niente, per questo Allah, Dio, Buddha o Arthur Fonzarelli hanno deciso di mandarmi qui, per sfidarmi e aiutarvi nel difficile transito: vita normale-vita indiana.

Iniziamo dicendo che per me la vita normale è quella veneta, fatta di prosecchi alle dieci del mattino, grappetta alle due e dopo a piede libero verso la sana via dell’alcolismo. Una bestemmia qua, un gesto dell’ombrello là, una presa per il culo, gran giri in bici e cose urlate in dialetto, a caso, a tutti, perché in paese non c’è nessuno che non conosci.

La più grande democrazia del mondo, invece, nasconde insidie e difficoltà difficili da capire e comprendere, per questo, amiche e adepti, voglio spiegarvi cosa NON fare a Pune!

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Sopravvivere agli espatriati

Torno dal mio primo sleepover indiano, un’emozione pari solo a quella volta che il mio amichetto IN e ricco mi aveva invitato ad una festa a casa sua.

Mio marito ha deciso di partire e andare all’avventura di paesi poveri, l’India non gli basta e lui è uno strano. La singletune imposta ha messo in stato di allerta i miei amici, si sono fatti in quattro per non lasciarmi mai sola e per controllare che io mangiassi a sufficienza!

In questi giorni in cui riscopro il piacere di essere figlia acquisita mi ritrovo a pensare a quante tipologie di espatriati ho incontrato, in questo angolo di mondo dimenticato da Shiva e anche da Pollon.

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Sopravvivere a Indianopoli

Pune in questi giorni raggiunge livelli di calore che l’essere umano difficilmente sopporta, immaginatevi con che attitude sopportiamo 40 gradi all’ombra indossando dei comodissimi pantaloni lunghi!

L’India è così, ti sprona a fare di più, a bestemmiare di più e a cercare soluzioni alternative. Io per esempio, sono convinta che la vita dell’espatriato in India non sia altro che un enorme reality show organizzato dagli indiani per gli indiani, a discapito dei non indiani! L’ho chiamato Indianopoli.

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Sopravvivere alla scuola governativa indiana

Quando lavoravo con i teenager in Italia sapevo benissimo come abbindolare i miei inutili adepti, fingevo sicurezza e non dimenticavo mai di dimostrare il mio odio verso i teenager.

Loro sapevano che li odiavo, io sapevo che sapevano e vivevamo bene, non provavo ad ingraziarmeli, non provavo a fare la simpatica, la tipa alla moda, quella sgaia con i piercing e i tatuaggi, quella giovane dalla parte dei giovani, no, io mettevo subito in chiaro che sono dalla parte dei vecchi.

La certezza che lo sfacelo dei teenager italiani non è altro che la conseguenza della fine dei cartoni giapponesi dalle 12 alle 2pm mista a genitori che non danno sberle, mi aiutava a organizzare le giornate, evitando rotture di palle e riuscendo anche a farmi ascoltare.

Tutte le certezze che avevo in Italia, qui in India vengono a mancare.

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Sopravvivere alla miseria.

Il giorno in cui la mia amica è ripartita, lasciando un buco enorme che pian piano si sta riempiendo di zanzare, ho capito che l’arrivo di gente nuova ci aiuta a sopravvivere alla miseria.

La miseria a Pune è ovunque, non la povertà (e anche quella non scherza), io parlo proprio di miseria, quella sensazione, il fatto che sai di essere circondato da gente che ha pochissimo.

La vergogna credo sia una delle pochissime cose che accomuna tutte noi, mogli a seguito. Arrivi in India da un paese del primo mondo e qui non hai nessun punto di appoggio, il primo periodo serve solo a smaltire la vergogna di non essere povero.

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Come sopravvivere all’India.

 

Chi vive in India lo sa, la vita può essere una merda. Non parlo della merda che, a volte, sei costretto ad ingoiare in un paese normale, io parlo proprio di colate di merda che ti cadono addosso con costanza e frequenza regolare. Qui le rotture di palle sono onnipresenti, se a metà mattina ancora non è successo niente inizi a sudare, a temere, a pensare a cosa potrebbe andare male, poi la catastrofe arriva, sempre.

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